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Easy, not easy

novembre 25th, 2009 Posted in Spiritualità

È proprio grazie a Selene Calloni e alle sue conoscenze nel campo del Buddhismo Theravada se ho potuto intervistare uno dei monaci eremiti – Gothatuwe Sumanaloka Thero – che vive nella foresta dello Sri Lanka, quando è stato ospite a casa sua e ha insegnato a un corso di meditazione Vipassana organizzato dalla società nonterapia.

Thero, cos’è il Buddismo Theravada?

«È il Buddhismo delle origini, la dottrina insegnata da Buddha Gautama. Alcuni lo chiamano “Scuola degli anziani” sia per la vicinanza all’insegnamento originale del Buddha sia perchè rifugge da influenze innovative. Si rifà infatti al Canone Pali, una raccolta dei testi scritti appunto in pali, una lingua con radici più antiche del sanscrito, ancora oggi la lingua liturgica del Buddismo Theravada, che crediamo contenga brani dell’originale predicazione di Buddha. Il Buddhismo Theravada è diffuso soprattutto nello Sri Lanka, la terra che una volta si chiamava Ceylon, nell’antico regno della Birmania oggi ribattezzato Myanmar, in Thailandia, ovvero l’ex Siam, nel Laos, in Cambogia e in Vietnam».

Dottrina che, forse, è più facile da applicare che da spiegare.

«Easy, not easy. Facile, ma non facile», dice Thero in questo suo buffo inglese. E continua: «La pratica del Satipatthana, la via dell’accettazione, della non alterazione della realtà, non è una via facile. È scegliere di rimanere quello che sei, con le tue distrazioni, i tuoi problemi, i tuoi dolori, con tutto ciò che al neofita sembra disturbare la meditazione».

E tu cosa fai quando si presenta, che ne so, un dolore al ginocchio?

«Per noi monaci, dolori banali come può essere quello a un ginocchio e le sofferenze di ordine spirituale non sono diversi gli uni dalle altre e costituiscono i nostri strumenti di meditazione. Crediamo che siano un’opportunità per risvegliare la coscienza. Allora, se vuoi intraprendere questa via, comincia a cambiare da subito il tuo atteggiamento sia durante la meditazione sia nella vita di tutti i giorni e rimani a osservare quello che succede».

Cosa c’entra la meditazione con la vita di tutti i giorni? Mica posso occuparmi della mia coscienza mentre lavoro.

«E perché no? La pratica costante della meditazione serve proprio a questo, a far sì che tu riconosca automaticamente una condizione di piacere o di disagio e agisca di conseguenza prima di esprimere un giudizio su ciò che stai provando. La meditazione è la vita e la vita è meditazione».

Provare per credere.

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