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Dalì e il Surrealismo come atto magico

ottobre 22nd, 2010 Posted in Psicologia, Ricette, Senza categoria

Lunghe code davanti a Palazzo Reale, a Milano, per godersi le 50 opere di Salvador Dalì (1904-1989) – molte sono capolavori assoluti – che rimarranno esposte fino al 30 gennaio 2011. La mostra dal titolo Il sogno si avvicina,  mette a nudo il rapporto intimo e particolare che il maestro spagnolo del Surrealismo – Dalì disse una volta in un’intervista: «Il Surrealismo sono io» – aveva con il paesaggio, il sogno, il desiderio. Ma i suoi desideri non sono mai banali, nemmeno quando contempla personaggi che eccitano la fantasia dei suoi contemporanei, da Mae West – la star di Hollywood considerata il primo sex symbol della storia del cinema – a Walt Disney. Dalì è l’arte e l’arte è Dalì: un binomio indissolubile a cui noi poveri mortali dobbiamo inchinarci.

All’ingresso della mostra, sulla prima parete di sinistra che si incontra, è riportata una sua frase lapidaria che recita più o meno così: «Se gli artisti classici ci paiono freddi, è perché il loro fuoco è eterno». Come dire che Dalì è uno che aveva capito tutto dell’alchimia, influenzato, com’era, nientemeno che da Eliphas Levi, parigino, occultista e massimo studioso di esoterismo dell’Ottocento, mentre  Arthur Edward Waite, londinese, occultista esoterico pure lui, mago e massone, ispirò i disegni degli Aracani Minori dei suoi Tarocchi.

 

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