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La magia della sintesi creativa

aprile 26th, 2011 Posted in Psicologia, Ricette

Come si accende un’intuizione? Che cos’è la devozione distaccata? E il flusso? In che famiglie nascono le persone creative? Più talento, più curiosità o più tenacia? Che rapporto c’è tra creatività e follia? Il cervello  creativo pesa di più? Come si evitano le trappole del pensiero? È più creativo un polpo o una gallina? Le menti creative vanno bene a scuola? Che cosa muove la creatività? La si può misurare? E definire? Scienza, arte o impresa? Caso, caos o competenza? Creativi si nasce o si diventa? Sono alcune delle domande  a cui tenta di dare una risposta Anna Maria Testa nel suo libro La trama lucente (Rizzoli).

Scrive Anna Maria Testa: «La magia della sintesi creativa (…) chiede una dose di passività ricettiva superiore alla norma: è quella che permette ai materiali primari di emergere “improvvisamente, inaspettatamente, di getto, come in un lampo, durante la meditazione, la contemplazione, il fantasticare, il rilassamento, l’assunzione di droghe, i sogni …”, ma chiede anche una dose superiore di attività intenzionale e consapevole per gestire quei materiali adeguatamente».

E cita lo psichiatra italiano Silvano Arieti: «È una magia di cui “la persona rimane la depositaria (…), un segreto che non può rilevare né a se stessa né agli altri. Quello che non è più un segreto è il modo in cui il suo processo creativo si svolge, raggiunge la sua conclusione, e quali condizioni facilitino la sua comparsa”.  Tra queste: l’isolamento inteso come via verso l’interiorità e l’introspezione, il pensiero libero e privo di censure, l’ingenuità e l’innocenza, la capacità di rivivere traumi del passato trasformandoli, la vivacità e la disciplina». (…)

Continua l’autrice: «Solo onorando il mito che ciascuno porta in sé – la ghianda che in potenza contiene l’intera quercia, cioè la piena espressione della vocazione individuale – è possibile ricostruire un rapporto equilibrato con la realtà, evitare derive patologiche, compiere il proprio destino». A questo punto la Testa cita James Hillman: «”(La creatività) non è un dono o una grazia speciale, una capacità, un talento o un artificio. Piuttosto è un’immensa energia la cui origine è al di là della psiche umana e che spinge a dedicarsi a se stessi attraverso un nesso specifico con l’altro. La creatività costringe alla devozione verso la propria persona nel suo divenire attraverso quel nesso, e porta con sé un senso di impotenza e di crescente consapevolezza del proprio potere luminoso (…), è più umana e più potente del suo possessore. Questi, in realtà, corre sempre il rischio di essere posseduto. Operando come coazione, la forza è sempre eccessiva”». (…)

Scrive ancora a questo proposito la Testa: «La possessione prende varie forme: modelli archetipici che possono combinarsi o contaminarsi, a cui l’esperienza creativa può aderire in momenti diversi. Sono la saggezza del senex che mette ordine nel caos. La giocosità del puer che sfida con fiducia l’ignoto. La sregolatezza del ribelle o del folle: ombra, distruzione, morte». (…) Nella creatività, «la bellezza, per Hillman, è fondamentale: “Quando siamo toccati, mossi e aperti all’esperienza dell’anima, scopriamo che ciò che vive in essa non soltanto è interessante e significativo, necessario e accettabile, ma è anche attraente, amabile, bello”». Continua l’autrice: «L’anima è il motore di tutto: trova il senso delle cose, traduce gli eventi in esperienza, si comunica nell’amore, ha un’ansia religiosa  e un rapporto speciale con la morte. Realizza, scrive Hillman (…) la “possibilità insita nella nostra natura, il fare esperienza attraverso la speculazione riflessiva, il sogno, l’immagine e la fantasia».

Anna Maria Testa cita, tra gli altri, Ludwig Wittgenstein, secondo cui “il talento è una fonte da cui sgorga acqua sempre nuova. Ma questa fonte perde ogni valore se non se ne fa il giusto uso”. Più chiari di così, non si potrebbe essere.

Per l’autrice è questo il momento storico in cui ognuno deve assumersi consapevolmente le proprie responsabilità: «in un’epoca come la nostra, di passioni tristi, forse è il momento giusto perché ognuno diventi responsabile della creatività che ha in sé e, disegnando la trama dei propri pensieri, delle scelte e delle azioni, contribuisca alla trama mutevole che lo unisce a tutto il resto. E, poco o tanto, la modifichi, rendendola più luminosa».

Annamaria Testa, La trama lucente. Che cos’è la creatività, perché ci appartiene, come funziona. Rizzoli, 475 pgg, € 19,50.

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