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Sulla saggezza di vivere

marzo 29th, 2010 Posted in Psicologia, Ricette, Spiritualità

« (…) a chi, soprattutto in gioventù, per giustificato disgusto dei rapporti umani si è ritirato in solitudine e tuttavia, a lungo andare, non ne sopporta il vuoto io consiglio che si abitui a portare in società una parte di quella solitudine, acciocché impari a essere in certa misura solo anche nel contatto con gli altri: e quindi non si affretti a partecipare agli altri ciò che pensa, come d’altro canto si abitui a non prendere alla lettera ciò che gli altri dicono, ma al contrario, senza aspettarsi granché né moralmente né intellettualmente, consolidi di fronte alle loro opinioni quell’indifferenza che è il mezzo più sicuro per esercitare sempre una lodevole tolleranza. Anche in mezzo agli altri, egli allora non starà completamente in loro compagnia, ma potrà comportarsi, nei loro confronti, con assoluta obiettività: e ciò lo preserverà da rapporti più stretti che potrebbero in qualche modo contaminarlo o addirittura lederlo. Abbiamo una interessante rappresentazione di tale limitata, o meglio trincerata socievolezza nella commedia di Moratìn El café o sea la comedia nueva, e precisamente nel personaggio di Pedro, in particolare nella seconda e terza scena del primo atto. Sotto questo aspetto si può anche paragonare la società a un fuoco al quale il saggio si scalda a debita distanza, senza mettervi dentro le mani come fa lo stolto, il quale dopo essersi scottato fugge nel freddo della solitudine e si lamenta perché il fuoco brucia».

Arthur Schopenhauer, Aforismi sulla saggezza del vivere, Oscar Mondadori, Milano, 2009, pg. 168

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