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Kundàli e Kundalini in salsa sikh

La dea Kundàli, il serpente Kundalini e lo Yoga Kundalini costituiscono la triade real-metaforica che attraversa il Novecento da Est a Ovest, dal Punjab alla California passando per il Canada, incrocia i Figli dei fiori e offre loro la possibilità di rinfrescare l’energia prostrata dall’uso intensivo di droghe più o meno pesanti. La magia di questo incontro è offerta dalle pratiche di Kundalini Yoga che risvegliano, per l’appunto, nel corpo umano, il serpentello simbolicamente avvolto alla base del perineo.

Siamo nel 1968 e i tempi sono maturi per un successo internazionale: sulla scia dei Beatles che vanno in India, nell’ashram di Maharishi, a imparare la Meditazione Trascendentale, il maestro sikh Yogi Bhajan (1929-2004) viene eletto guru di un’intera generazione americana e non solo. Nel 1969, sempre negli Stati Uniti, costituisce la 3HOHealthy, Happy, Holy Organization, una fondazione rappresentata alle Nazioni Unite che si occupa della salvaguardia e della diffusione delle pratiche e dei valori del Kundalini Yoga, del Tantra Bianco, della Numerologia tantrica e dell’arte curativa del Sat Nam Rasayan, di cui è pure maestro – e nel 1972 getta le basi del Kundalini Research Insitute con sede a Española, nel New Mexico, a cavallo della contea di Rio Arriba e quella di Santa Fe. Da allora e al di là del primo manipolo di beatniks – la disciplina millenaria dello “Yoga della Consapevolezza” o” Yoga degli angoli e triangoli”, com’è anche conosciuta, è praticata da qualche milione di persone in tutto il mondo e i risultati che se ne ottengono sul piano fisico-mentale-spirituale sono stati scientificamente dimostrati: si tratta di benefici al sistema cardio-vascolare, ghiandolare, nervoso, digestivo e linfatico, senza dimenticare la diminuzione di ansia e stress. La mitica California non sbaglia mai.

Yogi Bhajan

E proprio sulla dea serpente Kundali, e del relativo Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan, che è imperniato il libro  La Kundalini. L’energia divina in noi (Editore Xenia, pagg 128, euro 7,50) scritto a quattro mani da Maria Angelillo – indologa, antropologa, etnologa, docente universitaria e molto altro (le etichette sono sempre riduttive) – e Stefania Kudrat Kaur Floreani – insegnante certificata di Kundalini Yoga come codificato da Yogi Bhajan e allieva di Guru Dev Singh, a sua volta allievo storico e prediletto di Yogi Bhajan. Stefania è altresì naturopata, consulente esperta, tra l’altro, nella terapia a base di gocce Bach e relativo massaggio, nonché ricercatrice spirituale, instancabile viaggiatrice e accompagnatrice, ovviamente spiritual-turistica, nelle terre sacre dell’India.

Sant Singh Sahib Guru Dev Singh Khalsa

Un libro piccolo ma di grande importanza e impatto: poco più di cento pagine fitte fitte, scrittura superba e pertanto perfettamente comprensibile nonostante la difficoltà dell’argomento, ricco di note (la prima parte si legge come fosse un romanzo a sfondo storico; la seconda,  si può anche usare come piccolo manuale di Kundalini Yoga), frutto della profonda conoscenza ed entusiasmante passione delle autrici. Inoltre, la documentazione minuziosa e l’approccio “scientifico” ma anche pratico per un tema tanto immateriale, astratto, incorporeo come questo – e, per i profani, pure immaginario – non lasciano nulla al caso.

Il libro si apre con la citazione dei versetti del II capitolo della Shiva Samhita: «In questo loto chiamato adhara, nel pericarpo, c’è la bella yoni triangolare, la cui esistenza è tenuta segreta in tutti i Tantra. Qui, in forma di lampo simile a liana, vi è la dea suprema, Kundàli, arrotolata in tre spire e mezza, che sta sulla bocca di Sushumna. Essa ha la forma della forza creatrice del mondo, è sempre impegnata nell’attività di creazione, è la dea della parola che non può essere descritta a parole, è sempre venerata dagli dei».

Scrive Maria Angelillo nell’introduzione: «La Kundalini rappresenta la traduzione microcosmica della Shakti, letteralmente “potenza”, il principio femminile che, nel Tantrismo, descrive l’aspetto dinamico della divinità: precipua del Tantrismo, infatti, è la concezione secondo cui è costituita dall’unione di due polarità opposte e indivisibili, di cui una maschile e una femminile, identificate rispettivamente in Shiva e Shakti, esemplificazioni della componente statica e dinamica della realtà».

Dea Shakti

Uno Yoga per tutti, spiega Stefania Floreani, che, «non prevedendo la rinuncia a nessuno degli aspetti materiali dell’esistenza e non richiedendo ai propri praticanti l’emancipazione dalle logiche che governano l’esistenza materiale e profana, ambisce a integrare nel suo sistema le comuni mansioni che scandiscono il corso della normale vita quotidiana con l’afflato spirituale». Afflato «che lega il praticante a Dio e si traduce in un sentimento di devozione amorosa che tende a quell’unione mistica in cui la coscienza individuale partecipa alla suprema Coscienza assoluta».

Non solo, «Yogy Bhajan eredita da Patanjali, l’attenzione nei confronti dell’indagine psicoanalitica della personalità umana: occorre, infatti, ricordare come per Patanjali lo Yoga sia innanzitutto “inibizione delle funzioni mentali”». Se poi aggiungiamo che Yogi Bhajan ha pure fuso insieme «le istanze filosofiche e soteriologiche proprie del Sikhismo» a cui aderì, è facile comprendere come il Kundalini Yoga – o Yoga della consapevolezza – abbia fatto breccia nel cuore di tanti giovani Figli dei fiori che vivevano, come lui, nella Los Angeles degli anni Settanta del secolo scorso, alla vigilia dell’era dell’Acquario. Un metodo potente, ma «sano ed equilibrato» che avrebbe riparato il loro cervello e il loro sistema nervoso dagli abusi di alcol e spinelli. Un metodo che avrebbero potuto replicare in qualsiasi momento e in cui convergono «22 differenti forme di Yoga (…) equiparate a un diamante formato da 22 sfaccettature» quali le «peculiarità proprie del Raja Yoga, del Mantra Yoga, del Laya Yoga, dell’Hatha Yoga».

Beatles in India

I migliaia di Asana (posizioni) spesso supportati dalla recitazione di una Mudra (posizione delle dita), di un Mantra o di Pranayama (controllo del soffio vitale) sono strutturati «all’interno di sequenze precise e non modificabili» chiamate Kriya – secondo Yogi Bhajan: azione in grado di far germogliare il seme – considerati alla stregua di vere e proprie mappe energetiche, grazie alle quali l’energia pranica e la Kundalini stessa possono liberarsi e orientarsi all’interno della struttura energetica del corpo umano». Se a tutto questo si aggiunge che «”le migliori virtù secondo il Sikhismo sono la compassione, la carità, la pazienza, la pietà, la contentezza, l’indulgenza, la clemenza, la purezza del cuore, l’umiltà, la dolcezza, la cortesia, la buona educazione, la generosità, la pace, la grazia, l’onestà, la tolleranza, la sincerità, la castità, la calma e la rettitudine”», il gioco è fatto. E scusate se è poco.

 

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L’inutilità degli oggetti e l’essenza della vita

Anna è una donna di 92 anni che vive a Trieste in una residenza per anziani. Ha visto la sua casa per l’ultima volta una sera d’inverno del 2004, quando è caduta rompendosi l’osso sacro. Dopo tre mesi di calvario, Anna viene accolta nella struttura in cui ancora si trova: ha con sé una piccola borsa con dentro una vestaglia, due camicie da notte, tre cambi di biancheria e un piccolo beautycase. La porta del suo appartamento si è chiusa dietro di lei per sempre. Addio al pianoforte, agli spartiti di musica, ai ninnoli, alle lenzuola con i pizzi, e addio anche ai manicaretti e al vino rosso che ama tanto. Le figlie le comperano un televisore nuovo, un cellulare, le portano un po’ di vestiti. Amici e allievi le riempiono la stanza di fiori, di piante e di libri. Dopo quasi sette anni, oggi, 2 giugno 2011, Anna possiede ancora pochissime cose e quelle che ha le sembrano troppe.

Annamaria è entrata in convento a 17 anni, rinunciando a ogni cosa. L’armadio della sua stanza contiene un cambio d’abito e di biancheria e sul comodino c’è il libro di meditazione e di preghiere. Annamaria vive felice, glielo si legge negli occhi.

Una sera, lo sguardo fisso alla solita giungla che il National Geographic Channel propone a getto continuo, un pensiero mi sfiora la mente: gli animali selvatici migrano senza valigia. La scoperta dell’acqua calda, come si dice, ma io non ci avevo mai fatto caso, almeno non in termini di rapidità negli spostamenti.

Anna, la mia mamma; Annamaria, la zia di mio marito, hanno in comune con tigri, rinoceronti e gru il senso di libertà che si prova a vivere leggeri. La relazione tra persone e animali può suonare blasfema, ma provo per loro una certa invidia. Arturo, il nostro pastore tedesco nato alle porte di San Diego, aveva portato con sé molti più oggetti quando si era trasferito insieme a noi a Milano: la gabbia con cui aveva viaggiato grande quanto un tavolo quadrato per quattro persone, la ciotola per l’acqua e il cibo (leggi salmone), tre guinzagli con i rispettivi collarini, una museruola d’ordinanza e medicine varie. Oltre, naturalmente, al passaporto, ai documenti di viaggio e agli attestati che lo dichiaravano esente da rabbia e altre malattie canine. By by California, ben arrivato in Italia.

Tutto questo mi è passato per la mente qualche giorno fa leggendo, di Dave Bruno, La sfida delle 100 cose. Come mi sono liberato di quasi tutto. Ho ricostruito la mia vita e mi sono riappropriato della mia anima – l’esperienza di un uomo che ha arricchito la sua vita semplificandola, riducendola cioè a 100 fatidici oggetti – (Tecniche Nuove, Milano, 2001, € 14,90). Dave è un californiano doc, nato a San Diego dove tuttora vive con la moglie, le tre figlie e il cane meticcio Piper. Ha un master in tema di religione e dei suoi risvolti nella vita americana, la passione per il surf, la bici e l’escursionismo, ed è cofondatore della casa editrice ChristianAudio specializzata in audiolibri.

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Il denaro e la legge dell’attrazione

gennaio 26th, 2011 | No Comments | Posted in Felicità, Psicologia, Ricette, Sorriso, Spiritualità, Storie Usa

Chi non ha letto La legge dell’Attrazione? Chi non ha visto il film-documentario The Secret, Il segreto, e comprato il libro omonimo? Chi non ne ha almeno sentito parlare? Chi non conosce Esther e Jerry Hicks? Dò per scontato che ne siate perfettamente informati, tuttavia, nel caso vi sia sfuggito qualcosa, scrivo qui qualche nota sugli autori che vi farà impazzire d’invidia, mettendovi automaticamente nella posizione opposta a quella dei principi sui quali si basa la Legge dell’Attrazione, che presuppone un pensiero, un atteggiamento, un modo di comportarsi estreamente positivi.

Un giorno Esther Hicks comincia a ricevere semplici messaggi per come mettersi in comunicazione con il proprio Sé interiore e come elevare la propria coscienza da un’entità superiore, chiamata Abraham. Nel 1986, Esther e il marito Jerry Hicks rivelano la loro fonte di notizie ad alcuni soci e decidono in seguito di rendere partecipi gruppi sempre più numerosi di persone su come vivere un’esistenza felice, o quanto meno migliore. Ogni anno, a partire dal 1989 i due coniugi presentano laboratori interattivi sulla Legge dell’Attrazione in almeno 50 città. Fino a oggi, in compagnia del fantomatico Abraham, hanno pubblicato più di 700 tra libri, cassette, CD, videocassette e DVD. Con i proventi, eliminate le tasse che negli Stati Uniti vanno rigorosamente pagate fino all’ultimo penny, si sono regalati la casa dei loro sogni a Del Mar, sull’oceano Pacifico a nord di San Diego, in California, e una casa in Texas, vicino al centro “di attrazione permanente” dove lavorano.

immagine di copertina scaricata dal web

Qui di seguito riporto un estratto di un colloquio tra l’entità superiore AbrahamJerry Hicks, uno degli autori di Il denaro e la legge dell’attrazione. Per attirare abbondanza, salute e felicità – l’ultimo libro degli Hicks appena tradotto in italiano e  pubblicato dall’editore Tea – a pagina 204.

Jerry: Ho letto di recente uno studio secondo cui quello che si cerca soprattutto è il prestigio. Messi di fronte alla scelta fra un titolo onorifico e i soldi, i più scelgono il primo.

Abraham: Chi cerca prestigio ha sostituito il proprio Sistema di Guida con il bisogno di approvazione, ed è un modo abbastanza insoddisfacente di vivere. (…) Quando state attenti all’allineamento con la FOnte – che è rappresentato dal vostro sentire – e v’impegnate a mantenere la Connessione, chiunque sia oggetto delle vostre cure riceve benefici dal vostro sguardo. Non potete aiutare nessuno senza essere connessi con il Flusso di benessere. Certo, può essere molto piacevole diventare oggetto dell’attenzione altrui, perché significa che quelle persone vi apprezzano (…). Al contrario, dovete avere il controllo assoluto sulla vostra Connessione alla Fonte, lasciando gli altri fuori dal’equazione (…). Chi è connesso alla Fonte e lascia fluire pensieri positivi verso qualsiasi oggetto d’attensione è in genere considerato attraente, e spesso riceve apprezzamento e approvazione. Non potete ricevere l’approvazione che cercate se siete nella posizione di chi ne ha bisogno o ne sente la mancanza. (…) Quando raggiungete quest’allineamento, simili riconoscimenti sembrano meno importanti eppure vi arrivano.

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Pronto soccorso emotivo

Il grande errore nella cura delle malattie è che esistono medici per il corpo e medici per l’anima, per quanto mente e corpo non possano essere separati.

Platone

Immagine scaricata dal web

Perché è importante curare le ferite emotive? Perché il prezzo da pagare per la loro mancata cura si riflette in ogni sfaccettatura della nostra vita. Soffocare il dolore e il ricordo di ferite emotive non risolte ci induce a limitare il piacere nel provare gioia o altri sentimenti positivi, ci fa rinunciare al successo in amore e nel lavoro. In breve, ci trascina in un baratro senza che ne siamo consapevoli e ci porta a cadere nuovamente nella vecchia trappola. In breve, il rischio di farci male di nuovoè altissimo.

Lo schema che segue è ricavato da Pronto soccorso emotivo. Una strategia efficace per trovare sollievo immediato in caso di delusioni, perdite o altre sofferenze psicologiche, appena pubblicato da Tea. A pagina 33 l’autrice Gael Lindenfield – psicoterapeuta di successo con all’attivo una decina di libri – rappresenta graficamente il circolo vizioso a cui accennavo prima, cioè cosa accade quando, per l’appunto, si cerca di rimuovere la ferita senza davvero curarla.

Ferita emotiva

rimozione dei sentimenti dolorosi

appiattimento generale della sensibilità emotiva

difficoltà relazionali

ulteriori ferite

livelli deludenti di realizzazione

ulteriori ferite

sconnessione emotiva

solitudine

motivazione positiva minima

fallimento

apatia

scarsa autostima

cinismo

depressione cronica

nessuna capacità di recupero emotivo

e si tocca il fondo.

Si dovrebbe invece usare ciò che abbiamo imparato dalla cura delle nostre ferite per migliorare noi stessi e aiutare gli altri, e dirigere l’energia fresca e positiva verso un progetto benefico già costituito o per idearne uno nuovo che abbia come obiettivo la riduzione della sofferenza umana.

Il libro è diviso in tre parti: l’approccio al metodo del Pronto soccorso emotivo; il metodo vero e proprio – esplorazione, espressione, conforto e consolazione, compensazione, prospettiva, incanalamento, perdono – e i suggerimenti per far tesoro delle proprie ferite per aiutare se stessi e gli altri.

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Il leader vincente tra abbondanza e felicità

novembre 30th, 2010 | No Comments | Posted in Felicità, Libri, Psicologia, Ricette, Sorriso, Spiritualità, Storie Usa

David Lieberman, padre della “Neuro-Dynamics Analysis” è un vincente che ha per obiettivo insegnare ai suoi lettori le strategie per diventarlo. Scrive, con grande autorità, nell’introduzione al suo ultimo libro pubblicato da Tea, Il leader vincente. Strategie psicologiche per ottenere il massimo in ogni situazione professionale: «Le informazioni qui contenute sono di prima mano poiché sono le tecniche da me elaborate e utilizzate dall’FBI, e sono i miei video, oggi materia di studio obbligatoria nei corsi relativi alla guerra psicologica. Addestro, infatti, le forze armate statunitensi, insegno le tattiche utili ai negoziatori di Stato, lavoro con i maggiori esperti nel campo della salute mentale e formo i più importanti dirigenti d’azienda di oltre 25 Paesi di tutto il mondo». Un’autopresentazione non da poco, degna, appunto, di un vincente. Chi altro scriverebbe un’introduzione in modo tanto esplicito e aggressivo?

Il libro è un fantastico how-to diviso in 21 capitoletti di facile lettura, pieni di esempi da mettere in pratica subito, che più chiaro di così non potrebbe essere. Spazia fra la strategia per come non perdere un dipendente a cui teniamo particolarmente, un cliente o un paziente, da come smorzare in tempi brevissimi l’impatto della pubblicità negativa sul proprio conto a come sollevare il morale dei dipendenti, a come recuperare crediti scaduti da tempo. Ma spiega anche il metodo più indolore per criticare un dipendente, il sistema migliore per influenzare chi ci ascolta, per diventare carismatici o risolvere i conflitti legati alla personalità. In poche parole, come trasformare la propria vita senza causare rabbia, paura, frustrazione in chi ci lavora accanto. Anche perché, come diceva August F. Livingston, «il carisma è seducente. E chiunque può essere sedotto».

Qui sotto il video relativo a un libro precedente di Lieberman: Lo psicanalista portatile. Scoprire le bugie, anche questo pubblicato da Tea.

David J. Lieberman, Il leader vincente. Strategie psicologiche per ottenere il massimo in ogni situazione professionale. Tea, 2010.

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59 secondi. Pensa poco, cambia molto

novembre 21st, 2010 | No Comments | Posted in Felicità, Libri, Psicologia, Ricette, Sorriso, Spiritualità, Storie Usa

Esistono tecniche scientificamente provate per migliorare la nostra vita in meno di un minuto? Richard Wiseman – psicologo britannico che insegna Public Understanding of Psycology – ne ha scoperte diverse. Per esempio che si sorride quando si è felici, ma che si è più felici se si sorride e l’effetto è indipendente dal fatto che ci si accorga o meno di sorridere. Un po’ quello che dice Madan Kataria, medico ayurvedico di Mumbai, l’ideatore dello Yoga della risata, nella mia intervista in un post precedente.

Richard-Wiseman, immagine sacricata dal web

Scrive Wiseman che negli anni Ottanta, Fritz Starck – psicologo dell’università di Würzburg, in Baviera – e la sua equipe chiesero a un gruppo di tenere una matita tra i denti, assicurandosi che non sfiorasse le labbra e al gruppo di controllo di tenerla tra le labbra com non con i denti. Il risultato fu che i primi erano stati inconsapevolmente costretti a sorridere mentre gli altri erano rimasti altrettanto inconsapevolmente imbronciati, perché l’emozione corrisponde all’espressione del volto.

Altri studi hanno dimostrato che la sensazione di felicità non vola via subito dopo aver smesso di sorridere, «ma si protrae nel tempo, condizionando molti aspetti del comportamento, tra cui la capacità di interagire con gli altri e di ricordare gli eventi felici della vita». Un farmaco antidepressivo a costo zero.

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Don’t worry, be happy

novembre 16th, 2010 | No Comments | Posted in Felicità, Psicologia, Sorriso, Spiritualità, Storie Usa

Oggi  il New York Times scrive di felicità, domani lo faranno tutti i quotidiani italiani e del mondo occidentale. È come se il Dalai Lama non ne avesse mai parlato, come se ci si fosse già dimenticati di Matthieu Ricard, il monaco buddhista eletto nel 2008 l’uomo più felice del pianeta, come se non si sapesse che da più di vent’anni, mentre i nostri governanti discutono di Prodotto Nazionale Lordo, il re del Bhutan misura il suo Pil – che per lui è Gross National Happiness – in termini di felicità dei suoi sudditi. E come se, nel corso dei secoli, non fossero mai stati scritti libri sull’argomento – a proposito, l’ultimo in ordine di tempo è La ricerca della felicità. Dall’età dell’oro ai giorni nostri di Georges Minois con un saggio introduttivo di Luciano Canfora, edizioni Dedalo, 2010 il più esauriente ma anche il più triste saggio sulla felicità che si potesse concepire, a riprova che non esiste.

Il NYT, dicevo, pubblica, sul tema, un articolo molto circostanziato costruito sulla ricerca di Matthew Killingsworth e Daniel Gilbert, psicologi dell’Università di Harvard, che hanno intervistato 2.200 persone dalle quali hanno ottenuto 250mila risposte, e hanno scoperto che in testa alla scala della felicità c’è il sesso. E questo, scusate, non mi sembra una novità. La novità sta invece nell’aver dimostrato, per esempio, che pensare a situazioni o luoghi piacevoli porta a uno stato di contentezza. Che per un americano, immaginare di fare un viaggio in Italia, di visitare e fare cose particolarmente interessanti nel nostro Paese, porta già a un innalzamento dell’umore.

Dice il dottor Gilbert: “Il cuore va dove lo porta la testa, e non gliene importa molto di dove si trovano i piedi”. Il vecchio adagio secondo cui il viaggio per antonomasia sarebbe quello della fantasia, è ancora valido – leggere, a questo proposito Honolulu e altri racconti di W. Somerset Maugham, Adelphi 2010, a pagina 119. L’altra novità è il mezzo con cui le risposte sono state raccolte, e per rendersene conto basta entrare nel sito “trackyourhappiness”.

L’ultima moda “felice”era scoppiata nei primi anni Ottanta ed era culminata nel 1988 con un tormentone canoro dal titolo Don’t worry, be happy – Non essere preoccupato, sii contento – con cui l’afroamericano Bobby McFerrin ha vinto il primo dei suoi dieci Grammy Award. Il singolo, che regala 3,45 minuti di esilarante felicità, recita: “Non preoccuparti, sii contento, non fare così, metti un sorriso sul tuo viso, non rendere tutti tristi così”.

Ma dove il riccioluto McFerrin ha trovato l’illuminazione? Neanche dirlo, in California, quando, ospite a casa dei suoi amici Tuck & Patti a San Francisco, vede su una parete un grande manifesto su cui campeggia la frase che lo avrebbe reso ricco e famoso, grazie al fatto che la saggezza popolare non rivendica i diritti d’autore.

Legittimo titolare dell’espressione Don’t worry, be happy è – c’era da aspettarselo – un guru indiano, tale Meher Baba (1894-1969), uno che si riteneva un Avatar, un reincarnato. Il motto che si era inventato serviva a rassicurare una manciata di adepti che lo seguiva nelle aree più remote dell’India dove, inutile ricordarlo, andava a predicare la felicità. Corsi e ricorsi.

P.S. Pare che un “folto” gruppo di seguaci di Meher Baba viva in Italia, a Como. Le vie del Signore approdano anche in riva ai laghi.

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La fisica quantistica e l’arte di osservare

ottobre 18th, 2010 | No Comments | Posted in Ricette, Spiritualità, Storie Usa

Ricevo e volentieri ritrasmetto questo testo di Guru Singh, uno degli allievi di Yogi Bhajan, che vive a Los Angeles.

«The quantum laws of physics live vivaciously within the nature of humanology, but science even today has discovered less than half of these laws that yogis have known and lived by for centuries. Science has yet to allow this magical half to raise it voice in the midst of the logical roar.Learn to work with the magical half of this multi-verse as well as the prevailing logical half.
Be a source-knower — become a source-seer
. . . know and see what will cause the world of your world to evolve more rapidly than ever. Release every limitation, every small biased thought; release every presentation that prevents the extraordinary.

Because the world that is happening to you is happening through you
. . . the observed and the observer become the same event and manifest the power of thought.
When you observe this without judgment, you leave this neutral attitude within the collective human potential and humanity becomes more prosperous.
When you observe the world at large without judgment, you leave a blessing.

Any judgment traps the world in the exact way being judged
. . . forgiveness moves and releases the traps forward to a new moment.
Forgiveness is the antidote to judgment, far closer to the way you wish.
Use this magical power of observation to become a healer of your world.
You will notice that discomfort — even disease — is like a hand full of sand
. . . when you observe it closely you will notice that all of the parts are always in motion.
This motion is able to transmute the discomfort into comfort;
the sickness into healing . . . every action creates equal reaction.

Even in the case of serious disease, the ease is equally available right next to it. Acknowledge this ease; acknowledge the comfort
— the comfort and ease will acknowledge you back . . . will become more active.
Remember: energy flows where your attention goes.
Focus your attention on that which will heal . . . feed the ease — nourish the comfort . . .
the blessings of this world are right there at your thought-tips,
the new evolution of human consciousness . . . .»

The Guru Singh Global Community Team
Yoga West
1535 S. Robertson
Los Angeles, CA 90035

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Apache

gennaio 26th, 2010 | No Comments | Posted in Spiritualità, Storie Usa

«Grande Spirito, preservami dal giudicare

un uomo prima di aver percorso

un miglio nei suoi mocassini».

Proverbio Apache

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Manhattan sul Pacifico

maggio 9th, 2009 | No Comments | Posted in Storie di cucina, Storie Usa

In California ci siamo raffinati nell’arte tutta americana del barbecue. Il nostro maestro indiscusso era Christian. Christian si trasferì a Los Angeles una sera di marzo. Aveva lasciato New York che ancora nevicava. Lo accolse una California in versione eterna primavera, una di quelle notti magiche in cui ti chiedi se è l’aria che sa di mimosa o se sei tu che hai esagerato con il profumo. Christian lavorava per una banca tedesca. Sua moglie, Lisanne, lavorava per una casa editrice americana. Prima di partire lei ci telefonò esponendoci uno strano problema: ma a Los Angeles dove si lava la biancheria? Dapprima non capimmo. La biancheria si lava in lavatrice, o no? Poi ci ricordammo che a New York, visto lo spazio ridotto, generalmente non si tengono lavatrice e asciugatrice in casa, ma ogni palazzo ha un locale comune negli scantinati che serve tutti gli inquilini. A Los Angeles non è così e si possono tenere gli elettrodomestici dove si vuole: in casa, nel retrocucina o in garage. Ma la domanda era sintomatica della percezione che i nuovaiorchesi hanno della California, terra selvaggia. Pensammo: speriamo bene.

Insomma Christian arriva e, per combinazione, trova casa a Mandeville Canyon, a duecento metri da noi. E la prepara per l’arrivo di Lisanne: mobili, frigorifero, lavatrice e asciugatrice, appunto, stereo e una quantità sterminata di compact disc.  Tutto molto sobrio, tutto molto, come dire, stile film Woody Allen,  stile Manhattan sul Pacifico. Anche l’auto di Christian, una Audi con cambio manuale, era nuovaiorchese. A Los Angeles nessuno vuole avere a che fare con un cambio manuale.
Una sera ci chiama. Venite, venite. Due minuti dopo siamo lì, un po’ preoccupati. L’auto è parcheggiata nel vialetto, con un enorme scatolone che spunta dal bagagliaio. Hasty Bake? Barbecue? Christian ha comprato un barbecue Hasty Bake? Christian è in blue jeans, scarpe da ginnastica bianche e T-shirt di Banana Republic? Christian, un filo abbronzato, con la musica dei Mamas & Papas che sognano California? Christian ha acceso le luci della piscina? Christian ha ordinato, per catalogo, legna pregiata per il barbecue, per dare alla carne una profumazione particolare? Christian dalla cucina urla: se mi date una mano stasera vi faccio un barbecuecon salsa ai peperoni. Non possiamo crederci.

SALSA DI PEPERONI
Ingredienti per 4 persone
4 grossi peperoni rossi e carnosi
sale, pepe nere macinato al momento, olio extravergine di oliva
Grigliare i peperoni. Spellarli, togliere i semi e passarli al setaccio. Mettere la purea  in una ciotola e, se necessario, aggiustare di sale e di pepe e aggiungere 1 o 2 cucchiai di olio. Portare in tavola a temepratura ambiente per accompagnare il maiale e le costine cotte al barbecue.

Lisanne arrivò un mese dopo. Trovò praticamente un marito diverso da quello che era partito da New York – nel frattempo Christian si era anche comprato una moto BMW R80 – di lì a poco anche lei smise i completi eleganti nuovaiorchesi e un giorno ce la vedemmo arrivare davanti a casa a bordo di una Ford Mustang decappottabile blu pervinca, Rayban da sole, maglietta, shorts. «Hi, guys», salve ragazzi, vado alla spiaggia. Anche Arturo era rimasto a bocca aperta. Si era seduto accanto alla Mustang incerto se scodinzolare. Chi diavolo era quella?

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