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L’inutilità degli oggetti e l’essenza della vita

Anna è una donna di 92 anni che vive a Trieste in una residenza per anziani. Ha visto la sua casa per l’ultima volta una sera d’inverno del 2004, quando è caduta rompendosi l’osso sacro. Dopo tre mesi di calvario, Anna viene accolta nella struttura in cui ancora si trova: ha con sé una piccola borsa con dentro una vestaglia, due camicie da notte, tre cambi di biancheria e un piccolo beautycase. La porta del suo appartamento si è chiusa dietro di lei per sempre. Addio al pianoforte, agli spartiti di musica, ai ninnoli, alle lenzuola con i pizzi, e addio anche ai manicaretti e al vino rosso che ama tanto. Le figlie le comperano un televisore nuovo, un cellulare, le portano un po’ di vestiti. Amici e allievi le riempiono la stanza di fiori, di piante e di libri. Dopo quasi sette anni, oggi, 2 giugno 2011, Anna possiede ancora pochissime cose e quelle che ha le sembrano troppe.

Annamaria è entrata in convento a 17 anni, rinunciando a ogni cosa. L’armadio della sua stanza contiene un cambio d’abito e di biancheria e sul comodino c’è il libro di meditazione e di preghiere. Annamaria vive felice, glielo si legge negli occhi.

Una sera, lo sguardo fisso alla solita giungla che il National Geographic Channel propone a getto continuo, un pensiero mi sfiora la mente: gli animali selvatici migrano senza valigia. La scoperta dell’acqua calda, come si dice, ma io non ci avevo mai fatto caso, almeno non in termini di rapidità negli spostamenti.

Anna, la mia mamma; Annamaria, la zia di mio marito, hanno in comune con tigri, rinoceronti e gru il senso di libertà che si prova a vivere leggeri. La relazione tra persone e animali può suonare blasfema, ma provo per loro una certa invidia. Arturo, il nostro pastore tedesco nato alle porte di San Diego, aveva portato con sé molti più oggetti quando si era trasferito insieme a noi a Milano: la gabbia con cui aveva viaggiato grande quanto un tavolo quadrato per quattro persone, la ciotola per l’acqua e il cibo (leggi salmone), tre guinzagli con i rispettivi collarini, una museruola d’ordinanza e medicine varie. Oltre, naturalmente, al passaporto, ai documenti di viaggio e agli attestati che lo dichiaravano esente da rabbia e altre malattie canine. By by California, ben arrivato in Italia.

Tutto questo mi è passato per la mente qualche giorno fa leggendo, di Dave Bruno, La sfida delle 100 cose. Come mi sono liberato di quasi tutto. Ho ricostruito la mia vita e mi sono riappropriato della mia anima – l’esperienza di un uomo che ha arricchito la sua vita semplificandola, riducendola cioè a 100 fatidici oggetti – (Tecniche Nuove, Milano, 2001, € 14,90). Dave è un californiano doc, nato a San Diego dove tuttora vive con la moglie, le tre figlie e il cane meticcio Piper. Ha un master in tema di religione e dei suoi risvolti nella vita americana, la passione per il surf, la bici e l’escursionismo, ed è cofondatore della casa editrice ChristianAudio specializzata in audiolibri.

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Pronto soccorso emotivo

Il grande errore nella cura delle malattie è che esistono medici per il corpo e medici per l’anima, per quanto mente e corpo non possano essere separati.

Platone

Immagine scaricata dal web

Perché è importante curare le ferite emotive? Perché il prezzo da pagare per la loro mancata cura si riflette in ogni sfaccettatura della nostra vita. Soffocare il dolore e il ricordo di ferite emotive non risolte ci induce a limitare il piacere nel provare gioia o altri sentimenti positivi, ci fa rinunciare al successo in amore e nel lavoro. In breve, ci trascina in un baratro senza che ne siamo consapevoli e ci porta a cadere nuovamente nella vecchia trappola. In breve, il rischio di farci male di nuovoè altissimo.

Lo schema che segue è ricavato da Pronto soccorso emotivo. Una strategia efficace per trovare sollievo immediato in caso di delusioni, perdite o altre sofferenze psicologiche, appena pubblicato da Tea. A pagina 33 l’autrice Gael Lindenfield – psicoterapeuta di successo con all’attivo una decina di libri – rappresenta graficamente il circolo vizioso a cui accennavo prima, cioè cosa accade quando, per l’appunto, si cerca di rimuovere la ferita senza davvero curarla.

Ferita emotiva

rimozione dei sentimenti dolorosi

appiattimento generale della sensibilità emotiva

difficoltà relazionali

ulteriori ferite

livelli deludenti di realizzazione

ulteriori ferite

sconnessione emotiva

solitudine

motivazione positiva minima

fallimento

apatia

scarsa autostima

cinismo

depressione cronica

nessuna capacità di recupero emotivo

e si tocca il fondo.

Si dovrebbe invece usare ciò che abbiamo imparato dalla cura delle nostre ferite per migliorare noi stessi e aiutare gli altri, e dirigere l’energia fresca e positiva verso un progetto benefico già costituito o per idearne uno nuovo che abbia come obiettivo la riduzione della sofferenza umana.

Il libro è diviso in tre parti: l’approccio al metodo del Pronto soccorso emotivo; il metodo vero e proprio – esplorazione, espressione, conforto e consolazione, compensazione, prospettiva, incanalamento, perdono – e i suggerimenti per far tesoro delle proprie ferite per aiutare se stessi e gli altri.

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Spam al forno: provatela se avete coraggio

maggio 17th, 2009 | No Comments | Posted in Alimentazione, Ricette USA

Provate questa ricetta [se avete coraggio].

Ingredienti per quattro persone

1 scatoletta di Spam
165 grammi di zucchero grezzo
1cucchiaino da te’ di aceto
2 cucchiaini da te’ di senape
1 cucchiaino da te’ di salsa Worcester
1 o 2 cucchiaini da te’ di acqua
12 chiodi di garofano

Riscaldare il forno a 190 gradi. Togliere lo Spam dalla lattina. Appoggiarlo in una teglia foderata di carta da forno e, con una spatola, dargli la forma di un diamante – la preferita  dalle casalinghe americane negli anni Quaranta e Cinquanta – o la sagoma di un animale.
In una ciotola, mescolare insieme gli altri ingredienti: zucchero, aceto, senape e Worcester. Se l’impasto  risultasse troppo consistente, scioglierlo con uno o due cucchiaini di acqua, facendo pero’ attenzione a non diluirlo troppo. Assaggiare ed eventualmente aggiungere sale e senape, secondo il gusto personale. Coprire lo Spam con la salsa ottenuta.
Inserire i chiodi di garofano sulla superficie dello Spam, dandogli l’aspetto del porcospino. Mettere il “finto prosciutto’ nella parte centrale del forno gia’ caldo e lasciar cuocere per trenta minuti, avendo cura di girare la teglia due o tre volte durante la cottura.

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La festa del tacchino

marzo 20th, 2009 | No Comments | Posted in Ricette USA

Fu Dana a introdurmi ai misteri di Thanksgiving, la festa del Ringraziamento che, insieme a quella del 4 di luglio è, senza dubbio, la più sentita fra le celebrazioni a stelle e strisce. George Washington, per primo, fissò la data della ricorrenza il 26 novembre, poi, Abraham Lincoln ne spostò la celebrazione all’ultimo giovedi del mese per dare l’opportunità alle famiglie di riunirsi e trascorrere insieme qualche giorno. È in pratica un ponte istituzionalizzato.
Per la festa del Ringraziamento, e da circa quattro secoli, l’America fa scorpacciate di tacchino. Anche noi non fummo da meno. Per il nostro primo Thanksgiving insieme, Dana si offrì di farmi da guida alle varie fasi del tradizionale pranzo e di venire a cucinare a casa nostra a Mandeville Canyon.

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La nuova frontiera alimentare

marzo 20th, 2009 | No Comments | Posted in Ricette USA

Hai voglia a chiamarlo cibo a stelle e strisce. Sarà anche il cibo mitizzato dal film American Graffiti, ma con me non attacca. La nuova frontiera alimentare americana è il trionfo del marketing applicato all’industria delle quattro ruote. Non è un caso che sia l’unico pasto  completo che si possa consumare nel chiuso della propria macchina in un parcheggio, sulla freeway, in un cinema drive-in.
Dalle mie parti, a Trieste, non si sapeva neanche cosa fosse l’hamburger. Fast food, lo spuntino veloce, era e rimane sinonimo di Giuseppe lo Sloveno (il Buffet da Pepi), un bugigattolo con quattro tavolini e tre camerieri accanto al palazzo della Borsa, nella parte elegante della città. Giuseppe lo Sloveno ha da poco festeggiato i cent’anni di attività senza mai conoscere crisi, orgoglioso che nessun turista distratto l’abbia ancora scoperto. Da Giuseppe lo Sloveno ci vanno solo gli intenditori. Un trionfo di cotiche, porchetta, prosciutto cotto in crosta, crauti, cotechini, salsicce di cranio, würstel con senape e rafano grattugiato, pane con il cumino e fiumi di vino e di birra.

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Il perfetto surfista

marzo 20th, 2009 | No Comments | Posted in Ricette USA

I surfisti sono incazzati neri. Tanto per cambiare ce l’hanno con i Marines. Motivo, questa volta? Una corte federale degli Stati Uniti ha autorizzato, all’interno della base dei Marines di Camp Pendleton, pochi chilometri a sud di Los Angeles, la costruzione di un villaggio per ufficiali su una spianata di terra con vista sull’oceano. Il fatto non meriterebbe attenzione se non fosse che l’area scelta sovrasta la spiaggia di Trestle – probabilmente la più famosa località surfistica al mondo, immortalata in un leggendario 45 giri dei Beach Boys – Surfin’ Usa – che, oltre a mitizzare, fra le altre, le spiagge di Del Mar, Santa Cruz, Pacific Palisades, Redondo Beach e La Jolla, dettava le regole estetiche del perfetto surfista: abbigliamento ampio di almeno tre taglie più grande del necessario, sandali e capello biondo cespuglioso. Era il 4 marzo 1963. Era la risposta californiana all’invasione edoardiana degli odiati Beatles.

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Wok

marzo 20th, 2009 | No Comments | Posted in Ricette USA

La wok è la wok. La wok è la pentola che milioni di cinesi usano da secoli per cucinare ogni tipo di cibo: dal pesce alla carne, dal riso ai vegetali. La wok è una semisfera dalle proporzioni perfette, un universo di vapori, suoni, odori che avvolge il cuoco e incanta i commensali con la complessità dei suoi sapori.  La wok non ammette ambiguità nè indecisioni in cucina. Esige coraggio, fierezza e, talvolta, insolenza. Come tutte le creature eclettiche, è tollerante solo con chi dimostra doti di creatività. Nessun’altra pentola è così versatile. Dentro ci si può friggere, soffriggere, fare l’arrosto o il bollito e anche cuocere a vapore, con l’assoluta certezza di ottenere un risultato superiore a qualsiasi altra ricetta preparata in un recipiente diverso.

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I fiori in insalata

marzo 20th, 2009 | No Comments | Posted in Ricette USA

Masdevallias e Odontoglossums non hanno ancora fatto la loro apparizione nelle nostre  cucine ma, prima o poi, qualcuno riuscirà a modificare geneticamente pure le orchidee, i più bei fiori mai comparsi sulla terra, per renderle commestibili. Nel frattempo, dobbiamo accontentarci di infiorare i nostri piatti con crisantemi, garofani, gerani, lavande, gelsomini e con i meno delicati fiori di zucchina. Ripieni. Una festa per gli occhi e, non dimentichiamolo, una tripudio per lo stomaco – noi italiani lo sapevamo molto prima che gli scienziati americani dimostrassero scientificamente che il colore dei cibi stimola l’appetito e la digestione.

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Verdure alla polinesiana

marzo 20th, 2009 | No Comments | Posted in Ricette USA

Il matrimonio definitivo fra la cultura hawaiana e quella americana avvenne nel 1959 quando le isole dell’arcipelago diventarono, formalmente, il 50esimo stato dell’Unione a stelle e strisce. In quegli anni, l’ingenua gastronomia americana, appena sfiorata da influenze polinesiane, non era cosciente che il suo destino, per definizione, sarebbe stato  quello di essere un melting pot, un crogiolo di gusti e culture diverse, e ancora non parlava la lingua sofisticata della fusion cuisine. Per festeggiare l’avvenimento, si scatenarono le grigliate in giardino e si indossarono le camicie a colori sgargianti con disegni floreali tipici di quei luoghi anche se, come sottofondo, si preferisce la musica di Elvis Presley a quella originale dell’ukulele isolano.

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Wish you were here

marzo 20th, 2009 | No Comments | Posted in Ricette USA

L’attrazione principale di San Francisco, per gli americani, non è nè il Golden Gate, nè la discesa mozzafiato e tutta curve di Lombard Street, nè le colline di Sausalito con le loro case vittoriane, ma la raffinatezza della sua cucina. I più di tremila santuari dedicati al cibo, se si considera solo il perimetro della città, la dicono lunga sulla passione per la gastronomia di chi ci abita. Ogni angolo di strada è stato trasformato in una pasticceria o in un ristorantino dall’atmosfera intima e gradevole e gli alberghi di lusso si  distinguono per le delicatezze e la varietà dei piatti che propongono e fanno a gara per arruolare i più famosi e creativi cuochi del mondo. Per non parlare delle trattorie a conduzione familiare, delle birrerie, delle enoteche dove assaggiare i vini provenienti dalla Wine Country.