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Giorgio De Chirico, tra metafisica e emicrania

gennaio 26th, 2015 | No Comments | Posted in Arte, Libri, Psicologia

Giorgio de Chirico

 

Quella di Villa Reale a Monza è la più bella mostra di de Chirico (1888-1978) che abbia visto ed è davvero un peccato che stia per finire: un allestimento elegante e perfetto, didascalie perfettamente leggibili e perfetta illuminazione. 31 quadri fra i più belli del grande maestro della pittura italiana, e non solo metafisica. Ma cos’è la “metafisica” per de Chirico? «… è la rete fatale che coglie al volo, come misteriose farfalle, i momenti strani sfuggiti all’innocenza e alla distrazione degli uomini ordinari». E nella metafisica non ci vedeva niente di tenebroso; «è la stessa tranquillità e insensata bellezza della materia che mi appare “metafisica”». Ecco cosa scriveva, di de Chirico, Ardengo Soffici nel luglio del 1914 sulla rivista letteraria Lacerba: «Si potrebbe definire una scrittura di sogni … egli arriva ad esprimere, infatti, quel senso di vastità, di solitudine, di immobilità, di stasi che producono talvolta alcuni spettacoli riflessi allo stato di ricordo nella nostra anima quasi addormentata». Un mistero, un segreto nascosto nella nostra anima viene portato in superficie. L’universo sacro affrancato dalla storicità, il vero assoluto dalla falsità umana e il tempo tanto presente quanto assente. Un tempo immobile scandito da orologi, meridiane, ombre lunghe e decise di torri, palazzi, manichini. Visioni quasi allucinatorie dovute probabilmente all’”emicrania con aura” di cui soffriva – e di cui soffriva anche il fratello, il pittore-scrittore e compositore meglio conosciuto con lo pseudonimo di Alberto Savinio (1891-1952) – un particolare mal di capo generalmente preceduto da disturbi alla vista che vanno dai lampi alle immagini sfolgoranti, da piccole stelle a linee zigzaganti. «Non sembra possibile essere un artista e non essere malato», scrive Nietzsche in La volontà di potenza.

 

Giorgio de Chirico nel suo studio

 

De Chirico non se ne curava, tanto più che all’epoca questa forma di emicrania non era stata ancora studiata. Ben altre erano le sue preoccupazioni: «…un problema mi tormenta da circa tre anni: il problema del mestiere: è per questo che mi sono messo a copiare nei musei». Perché per lui – infanzia trascorsa in Grecia all’ombra del Partenone, influenza pittorica tedesca (da Böcklin a Klinger e Friedrich) come del resto quella cultural-filosofica (da Schopenhauer a Nietzsche, a Weininger) anche se deve la sua grandezza all’ispirazione avuta nel 1909 in piazza Santa Croce a Firenze, che produsse il suo primo quadro metafisico: Enigma d’un pomeriggio d’autunno – per lui, dicevamo, «è la qualità della materia che dà la misura del grado di perfezione in un’opera d’arte».

 

Giorgio de Chirico. L’enigma d’un pomeriggio d’autunno.

 

Ma fu il coetaneo Jean Cocteau (1889-1963) a definire l’arte di Giorgio de Chirico in modo estremamente obiettivo e puntuale, coronato di infantile sorpresa: «Il vero realismo consiste nel rappresentare le cose sorprendenti nascoste sotto il velo dell’abitudine e che non sappiamo più vedere. Il nostro nome non ha più forma umana. Ma a volte succede che la voce di un fattorino che in un corridoio d’albergo scandisce il nostro nome, la richiesta di una cassiera, le risa di un gruppo di scolari che se ne fanno beffe in classe, strappino il velo e scoprano nuovamente questo nome, staccato da noi, solitario e singolare come un oggetto sconosciuto». L’Uomo di de Chirico, un perfetto sconosciuto.

 

Giorgio de Chirico. L’oggetto misterioso.

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Borderline Gender


Borderline Gender. O del conflitto d’identità e di identificazione sessuale. Uno straordinario studio di un gruppo di missionari saveriani sul fenomeno
transgender, visto nella mitologia, nella storia e nella cultura di Bangladesh, Indonesia, Giappone, Filippine e Taiwan. «Argomenti connessi alla sessualità e alle sue molteplici apparenze ed espressioni paiono oggi richiedere sempre maggiore attenzione, sia da parte dei media sia dell’opinione pubblica. Di primo acchito, la situazione sembrerebbe determinata dalla novità dell’argomento. Anche se la ricerca raccolta in questo libro racconta una storia completamente diversa».

Vienna, lunedì 3 Novembre. La drag queen Conchita Wurst – venticinquenne colombiano cresciuto in Germania, conosciuto all’anagrafe come Tom Neuwirth, diventata famosa per aver vinto l’edizione 2014 dell’Eurovision Song Context tenutosi a Copenhagen (il “Sanremo” in chiave europea) e per aver cantato al Parlamento europeo e in diversi eventi LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender) – ha il privilegio di esibirsi al quartier generale delle Nazioni Unite in occasione di una conferenza a cui partecipa anche il segretario generale Ban Ki-moon. Bella e affascinante come poche, corpo stupendo, capelli corvini, occhi truccati, ciglia finte, mani curate e affusolate, rossetto discreto che accentua una barba risorgimentale e baffi nerissimi, la Wurst veste un abito castigato di un blu brillante che sfiora le caviglie e scende ai polsi, e indossa scarpe nere con tacchi a spillo. Canta, ma non solo. Davanti alla platea gremita di capi di stato dichiara: «Sogno un futuro in cui non si parlerà più di orientamento sessuale, colore della pelle, credo religioso». Le fa eco Ban Ki-moon: «Continuerò a lottare contro la transfobia e l’omofobia. Difenderò l’uguaglianza con tutte le mie forze. Spero che altri di voi si uniscano alla nostra campagna Free and Equal».

Ban Ki-moon con Conchita Wurst

Già nel 2010 il segretario generale delle Nazioni Unite aveva pronunciato una frase storica: «A tutti coloro che sono gay, lesbiche, bisessuali o transgender: lasciatemi dire che non siete soli. A voi che lottate per la fine della violenza e della discriminazione, dico: è uno sforzo che condivido. Oggi io sto con voi. E chiedo a tutti i paesi e alla gente comune di stare dalla vostra parte. Un cambiamento storico è in corso. Dobbiamo contrastare la violenza, decriminalizzare relazioni sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso e chiudere con la discriminazione. Dobbiamo educare la gente. Chiedo a questo Consiglio e a tutte le persone responsabili di fare in modo che questo accada. I tempi sono maturi». Il 7 marzo 2012, al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, rincara la dose: «Alcuni credono che l’orientamento sessuale e l’identità di genere siano argomenti delicati. Capisco. Come molti della mia generazione, non sono cresciuto parlando di questi argomenti. Ma ho imparato a farlo perché molte vite sono al palo e perché è nostro dovere, secondo la Carta delle Nazioni Unite e la Dichiarazione universale dei diritti umani, proteggere i diritti di ciascuno, ovunque».

A leggere i quotidiani, le parole di Ban Ki-moon sembrano rimanere inascoltate. Ancora oggi, in 76 paesi, molti dei quali ritenuti civili, omosessuali, bisessuali, transessuali di tutte le età e religioni sono oggetto di derisioni, discriminazioni, violenze fisiche e verbali, o ancora di vere e proprie torture, con la connivenza silenziosa delle autorità che non offrono loro adeguata protezione, per non parlare dei paesi in cui gli LGBT rischiano la condanna a morte. Nell’Italia del 1968, in anni che definire di lassismo sessuale è dire poco, il transessuale Romina Lecconi viene considerata socialmente pericolosa e pertanto condannata a scontare due anni di soggiorno obbligato a Volturino di Foggia, un paese di quattro anime, nemmeno fosse il peggiore dei mafiosi. Col tempo la situazione cambia: dieci anni più tardi nasce il MIT, Movimento italiano transessuali e nel 1982 la legge “164” legalizza l’intervento chirurgico e ne consente la rettifica anagrafica. Fino a Vladimir Luxuria, transgender, parlamentare italiana tra il 2006 e il 2008 sotto il goveno Prodi, e prima transgender eletta in un parlamento europeo. Nonostante i progressi, nella migliore delle ipotesi, ovunque nel mondo, questi “devianti” sono semplicemente tollerati ma, come diceva Pier Paolo Pasolini, la tolleranza è la forma di condanna più raffinata. Intollerabile, per l’Uomo, essere tollerato. Il Dio di tutti accetta, non tollera.

L’ALTRA METÀ DEL CIELO E IL CORAGGIO DEI PADRI SAVERIANI
Mentre le parole di Ban Ki-moon cadono nel vuoto e le grandi città continuano a essere testimoni silenziose di violenze psico-fisiche a chi viene percepito come  “l’altra metà del cielo”, c’è chi si impegna a sensibilizzare l’opinione pubblica. È il caso di un gruppetto di missionari saveriani che, capitanato da padre Tiziano Tosolini [1], ha avuto l’idea e il coraggio (l’elezione di papa Francesco favorisce, forse, l’audacia nella lungimiranza?) di dedicare uno studio di 200 pagine dal titolo Borderline Gender – spin off monografico della collana Quaderni (Asian Study Center, Xaverian Missionaries, Japan) – al tema dell’omo-transessualità-travestitismo, nella storia antica e contemporanea dei Paesi del lontano Oriente nei quali questi sacredoti vivono: Bangladesh, Indonesia, Giappone, Filippine e Taiwan. Una sorpresa per tutti, ma non per chi conosce Tiziano. Che ha scelto con cura e poi riunito in una minuscola ma intellettualmente agguerrita squadra i missionari-collaboratori-amici impegnati nel dialogo interreligioso, tra cui il bresciano Sergio Targa “corrispondente” dal Bangladesh; il cremonese Matteo Rebecchi che vive in Indonesia; il brasiliano Everaldo Dos Santos, rettore della Comunità internazionale di Teologia a Manila, nelle Filippine; il fratello Fabrizio, biblista, docente all’Università di Teologia di Taipei, a Taiwan; il giovane padovano Luigino Marchioron, anche lui docente all’Università di Taipei.

Scrivono Sergio Targa e Fabrizio Tosolini nell’incipit dell’introduzione: «Argomenti connessi alla sessualità e alle sue molteplici apparenze ed espressioni paiono oggi richiedere sempre maggiore attenzione, sia da parte dei media sia dell’opinione pubblica. Di primo acchito, la situazione sembrerebbe determinata dalla novità dell’argomento. Anche se la ricerca raccolta in questo libro racconta una storia completamente diversa. Le esperienze dei Borderline Gender sono sempre state presenti nel contesto delle culture dei cinque paesi presi in considerazione nel nostro studio: Bangladesh, Indonesia, Giappone, Filippine e Taiwan». Le domande da cui scaturisce questo progetto, come scritto nella conclusione di Dos Santos, Rebecchi, Marchioron e, ancora, Tiziano Tosolini, sono quelle di sempre: «Cos’è il corpo se può essere oggetto di brama erotica? Come mai qualcuno si sente intrappolato o prigioniero del proprio corpo in quanto (al di là della conoscenza comune) ritiene che dovrebbe appartenere a un genere o a un genus diverso? Dove potremmo collocare quella strana area di confine in cui qualcuno si sente “mezza donna e mezzo uomo” o “né donna né uomo” o ancora “al di là dell’essere uomo o donna”? Che tipo di parole o vocabolario dovremmo adottare per descrivere questo dilemma, visto che la nostra grammatica sembra lavorare perfettamente bene solo con l’uso delle opposizioni binarie? Innanzitutto esiste – o potrebbe esistere – questo tipo di linguaggio? O sarebbe simile alla lingua usata dagli amanti nei loro incontri, dove non c’è nulla che debba essere imparato e nessuna informazione da trasmettere, ma solo incomprensibili sospiri da sentire?».

«Possiamo certamente dire che, in passato, le persone, qualsiasi fosse il loro sesso, erano integrate in una sorta di scenario cosmico in cui ciò che uno sentiva o era, contribuiva positivamente all’essenza della società stessa. Le cose sono cominciate a cambiare irreversibilmente quando queste società sono venute in contatto con le altre, quelle occidentali, al tempo in cui le ambiguità non erano permesse, in luoghi in cui anche le minime differenze dovevano essere riportate e strettamente definite. I Baklas nelle Filippine erano prima associati con il travestitismo, poi con l’effeminazione e, infine, con l’omosessualità. Idee di amore con il medesimo sesso, gay e queer gender (queer: bizzarro, insolito, NdG), si sono diffuse in Giappone all’inizio del XX secolo, e tassonomie mediche e oscure etichette patologiche, come gender identity disorder, cominciarono a emergere. Gli antichi rituali mistici e l’ascetismo sessuale dei Bissu (…) e dei Warok in Indonesia dovevano aprire la strada a esigenze transculturali dei sostenitori degli LGBT. In breve, le tradizioni locali hanno dovuto adattarsi a un nuovo gergo narrativo in cui le idee di “individuo”, “diritti” e “sesso” hanno sostituito quelle di “comunità”, “funzione” e “senso”.  Borderline gender hanno cominciato a venire a galla e, paradossalmente, le società sono diventate spazi liquidi in cui gruppi ben definiti sono diventati aree instabili di identità fluttuanti, pezzi di un puzzle senza un modello originale da usare come referente».

La perfezione della scrittura e l’eleganza della grafica alleggeriscono la lettura piuttosto impegnativa di questo studio approfondito, al momento pubblicato in lingua inglese, che andrebbe attentamente analizzato nelle università e distribuito nelle biblioteche del mondo. Lettura impegnativa sia per la la delicatezza dell’argomento e la serietà con cui viene affrontato, sia per l’inevitabile coinvolgimento emotivo del lettore, visto che almeno una volta tutti, prima o poi, siamo incorsi e ancora incorriamo in pregiudizi e ironie verso gli LGBT.
Nel raccogliere la sfida lanciata dai saveriani al mondo civile e alla riflessione intima che ne consegue, non resta che una postilla dalla tristezza infinita, firmata Jean Cocteau: «Le stesse notti violente, gli stessi mattini torbidi, gli stessi lunghi pomeriggi in cui i ragazzi diventavano dei relitti, delle talpe in piena luce».

A questo punto sorge spontanea una domanda: ma l’emozione dell’amore, ammesso che esista, dov’è finita?

[1.] Tiziano Tosolini, friulano, è direttore dell’Asian Study Center con sede a Osaka, direttore della collana Quaderni (siamo ormai al IX anno di pubblicazione) di cui questo Borderline Gender è uno spin off. Si è laureato in Teologia e in Pedagogia a Parma. Da qualche anno è visiting professor all’Università di Teologia a Manila (Filippine) e allo Studio Teologico Interdiocesano di Reggio Emilia. È ricercatore part-time al Nanzan Institute for Religion and Culture di Nagoya. È stato docente a Londra e a Glasgow, dove ha concluso il dottorato in Filosofia. Conferenziere affascinante, filosofo appassionato di postmodernismo e studioso della società nipponica, in particolare di Buddhismo e Scintoismo, di cui ha da poco pubblicato un dettagliato e particolarmente chiaro dizionario terminologico-encicopedico giapponese-italiano.

 

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Comprato, letto, provato

Ingiustizia, Abbandono, Rifiuto, Tradimento, Umiliazione. Sono le Cinque Ferite che accompagnano la vita di ognuno di noi e contribuiscono a determinare il nostro modo di affrontare gli assilli quotidiani. Questo crede, e dimostra, Maria Rosa Fimmanò* nel suo libro Risolvere le Cinque Ferite. Trasformarle in vantaggi per vivere meglio (editore Trevisini, Milano, Ottobre 2014, € 14,50). Un manuale assolutamente originale – nessuno ci aveva finora spiegato come risolvere i problemi legati alle nostre ferite più profonde – chiaro, ricco di spunti e che, soprattutto, si legge come un romanzo: il romanzo dell’Esistenza.

Una volta individuati, prima di soccombere allo stress, è il caso di liberarci di questi problemi. Perché risolvere le Cinque Ferite vuol dire eliminare gli aspetti di noi che non gradiamo e invece accogliere gli elementi positivi a loro connnessi come fossero una risorsa che ci permette di esprimere meglio la nostra personalità.

La parte pratica del libro – una trentina di pagine – ci sfida a una divertente autoanalisi, a trovare cosa ci affligge e a provare gli esercizi fino a quando non si ottengono i risultati sperati. Che arriveranno di sicuro, con il minimo sforzo possibile: cinque minuti al giorno per qualche settimana. Esercizietti che si possono praticare ovunque, in vasca da bagno o fermi in macchina al semaforo da cui non ci si riesce a schiodare proprio per quei cinque minuti che ci servono. Quando si dice che la fortuna ci assiste.

Un libro festoso, lungi dall’essere banalmente terapeutico e senza la pretesa di psicanalizzare a tutti i costi. Un manuale da usare anche come originale e istruttivo gioco di società in una serata con nuovi e vecchi amici, in spiaggia o a Capodanno. Non solo per prenderci in giro, ma anche per scoprire il lato nascosto di chi ci piacerebbe diventasse il nostro nuovo amore. Come diceva Honoré de Balzac, «per giudicare un uomo bisogna almeno conoscere il segreto del suo pensiero, delle sue sventure, delle sue emozioni».

Un libro da leggere e mettere in pratica assolutamente.

* Maria Rosa Fimmanò è direttrice dell’Istituto di Kinesiologia e Neuro-Training “Kinergia”. Laureata in discipline scientifiche, ha proseguito il suo aggiornamento all’estero e ha reso disponibile per la prima volta in Italia il percorso di Neuro-Training®, l’evoluzione della Kinesiologia. Relatrice ai congressi internazionali, docente per vocazione, si dedica anche alla ricerca e ha messo a punto numerose tecniche, in particolare quella delle Cinque Ferite. Tiene corsi e conferenze in varie città d’Italia e collabora attivamente con Andrew Verity, l’ideatore del Neuro-Training.

 

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Kundàli e Kundalini in salsa sikh

La dea Kundàli, il serpente Kundalini e lo Yoga Kundalini costituiscono la triade real-metaforica che attraversa il Novecento da Est a Ovest, dal Punjab alla California passando per il Canada, incrocia i Figli dei fiori e offre loro la possibilità di rinfrescare l’energia prostrata dall’uso intensivo di droghe più o meno pesanti. La magia di questo incontro è offerta dalle pratiche di Kundalini Yoga che risvegliano, per l’appunto, nel corpo umano, il serpentello simbolicamente avvolto alla base del perineo.

Siamo nel 1968 e i tempi sono maturi per un successo internazionale: sulla scia dei Beatles che vanno in India, nell’ashram di Maharishi, a imparare la Meditazione Trascendentale, il maestro sikh Yogi Bhajan (1929-2004) viene eletto guru di un’intera generazione americana e non solo. Nel 1969, sempre negli Stati Uniti, costituisce la 3HOHealthy, Happy, Holy Organization, una fondazione rappresentata alle Nazioni Unite che si occupa della salvaguardia e della diffusione delle pratiche e dei valori del Kundalini Yoga, del Tantra Bianco, della Numerologia tantrica e dell’arte curativa del Sat Nam Rasayan, di cui è pure maestro – e nel 1972 getta le basi del Kundalini Research Insitute con sede a Española, nel New Mexico, a cavallo della contea di Rio Arriba e quella di Santa Fe. Da allora e al di là del primo manipolo di beatniks – la disciplina millenaria dello “Yoga della Consapevolezza” o” Yoga degli angoli e triangoli”, com’è anche conosciuta, è praticata da qualche milione di persone in tutto il mondo e i risultati che se ne ottengono sul piano fisico-mentale-spirituale sono stati scientificamente dimostrati: si tratta di benefici al sistema cardio-vascolare, ghiandolare, nervoso, digestivo e linfatico, senza dimenticare la diminuzione di ansia e stress. La mitica California non sbaglia mai.

Yogi Bhajan

E proprio sulla dea serpente Kundali, e del relativo Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan, che è imperniato il libro  La Kundalini. L’energia divina in noi (Editore Xenia, pagg 128, euro 7,50) scritto a quattro mani da Maria Angelillo – indologa, antropologa, etnologa, docente universitaria e molto altro (le etichette sono sempre riduttive) – e Stefania Kudrat Kaur Floreani – insegnante certificata di Kundalini Yoga come codificato da Yogi Bhajan e allieva di Guru Dev Singh, a sua volta allievo storico e prediletto di Yogi Bhajan. Stefania è altresì naturopata, consulente esperta, tra l’altro, nella terapia a base di gocce Bach e relativo massaggio, nonché ricercatrice spirituale, instancabile viaggiatrice e accompagnatrice, ovviamente spiritual-turistica, nelle terre sacre dell’India.

Sant Singh Sahib Guru Dev Singh Khalsa

Un libro piccolo ma di grande importanza e impatto: poco più di cento pagine fitte fitte, scrittura superba e pertanto perfettamente comprensibile nonostante la difficoltà dell’argomento, ricco di note (la prima parte si legge come fosse un romanzo a sfondo storico; la seconda,  si può anche usare come piccolo manuale di Kundalini Yoga), frutto della profonda conoscenza ed entusiasmante passione delle autrici. Inoltre, la documentazione minuziosa e l’approccio “scientifico” ma anche pratico per un tema tanto immateriale, astratto, incorporeo come questo – e, per i profani, pure immaginario – non lasciano nulla al caso.

Il libro si apre con la citazione dei versetti del II capitolo della Shiva Samhita: «In questo loto chiamato adhara, nel pericarpo, c’è la bella yoni triangolare, la cui esistenza è tenuta segreta in tutti i Tantra. Qui, in forma di lampo simile a liana, vi è la dea suprema, Kundàli, arrotolata in tre spire e mezza, che sta sulla bocca di Sushumna. Essa ha la forma della forza creatrice del mondo, è sempre impegnata nell’attività di creazione, è la dea della parola che non può essere descritta a parole, è sempre venerata dagli dei».

Scrive Maria Angelillo nell’introduzione: «La Kundalini rappresenta la traduzione microcosmica della Shakti, letteralmente “potenza”, il principio femminile che, nel Tantrismo, descrive l’aspetto dinamico della divinità: precipua del Tantrismo, infatti, è la concezione secondo cui è costituita dall’unione di due polarità opposte e indivisibili, di cui una maschile e una femminile, identificate rispettivamente in Shiva e Shakti, esemplificazioni della componente statica e dinamica della realtà».

Dea Shakti

Uno Yoga per tutti, spiega Stefania Floreani, che, «non prevedendo la rinuncia a nessuno degli aspetti materiali dell’esistenza e non richiedendo ai propri praticanti l’emancipazione dalle logiche che governano l’esistenza materiale e profana, ambisce a integrare nel suo sistema le comuni mansioni che scandiscono il corso della normale vita quotidiana con l’afflato spirituale». Afflato «che lega il praticante a Dio e si traduce in un sentimento di devozione amorosa che tende a quell’unione mistica in cui la coscienza individuale partecipa alla suprema Coscienza assoluta».

Non solo, «Yogy Bhajan eredita da Patanjali, l’attenzione nei confronti dell’indagine psicoanalitica della personalità umana: occorre, infatti, ricordare come per Patanjali lo Yoga sia innanzitutto “inibizione delle funzioni mentali”». Se poi aggiungiamo che Yogi Bhajan ha pure fuso insieme «le istanze filosofiche e soteriologiche proprie del Sikhismo» a cui aderì, è facile comprendere come il Kundalini Yoga – o Yoga della consapevolezza – abbia fatto breccia nel cuore di tanti giovani Figli dei fiori che vivevano, come lui, nella Los Angeles degli anni Settanta del secolo scorso, alla vigilia dell’era dell’Acquario. Un metodo potente, ma «sano ed equilibrato» che avrebbe riparato il loro cervello e il loro sistema nervoso dagli abusi di alcol e spinelli. Un metodo che avrebbero potuto replicare in qualsiasi momento e in cui convergono «22 differenti forme di Yoga (…) equiparate a un diamante formato da 22 sfaccettature» quali le «peculiarità proprie del Raja Yoga, del Mantra Yoga, del Laya Yoga, dell’Hatha Yoga».

Beatles in India

I migliaia di Asana (posizioni) spesso supportati dalla recitazione di una Mudra (posizione delle dita), di un Mantra o di Pranayama (controllo del soffio vitale) sono strutturati «all’interno di sequenze precise e non modificabili» chiamate Kriya – secondo Yogi Bhajan: azione in grado di far germogliare il seme – considerati alla stregua di vere e proprie mappe energetiche, grazie alle quali l’energia pranica e la Kundalini stessa possono liberarsi e orientarsi all’interno della struttura energetica del corpo umano». Se a tutto questo si aggiunge che «”le migliori virtù secondo il Sikhismo sono la compassione, la carità, la pazienza, la pietà, la contentezza, l’indulgenza, la clemenza, la purezza del cuore, l’umiltà, la dolcezza, la cortesia, la buona educazione, la generosità, la pace, la grazia, l’onestà, la tolleranza, la sincerità, la castità, la calma e la rettitudine”», il gioco è fatto. E scusate se è poco.

 

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Benessere, spiritualità, massaggi e buona cucina alla Presolana

Presolana, Alpi Orobiche, BergamoMa chi l’ha detto che la ricerca del benessere, della pace, della spiritualità,  devono portare all’assenza del piacere, alla rinuncia di sapori, odori, profumi, al ritiro dei sensi?

Per ricredersi basta passare un fine settimana all’Hotel Milano – località Bratto, frazione di Castione della Presolana, in Valseriana, sulle Alpi Orobie sopra Bergamo – e le agognate 48 ore di relax diventano una supervacanza.

Ambiente magnifico e semplice allo stesso tempo, cucina meravigliosa, vini di gran qualità, e poi una spa di tutto rispetto con piscina, idromassaggio, massaggiatrici che dire esperte è poco: questo e molto altro è l’Hotel Milano. Il tutto condito dall’ospitalità sincera e raffinata della famiglia Iannotta, in particolare dalla  signora Maria Tomasoni Iannotta che, passati gli Ottanta, ancora dirige la cucina, e dal figlio Roberto.

Per festeggiare le nozze d’oro con i fornelli, la signora Iannotta ha anche scritto un libro – La mia cucina di montagna – che racchiude nelle sue ricette tradizionali l’essenza gastronomica delle Alpi Orobie. Libro che può vantare la prefazione affettuosa di Gualtiero Marchesi, il cuoco dei cuochi, che definisce l’autrice “Cuoca Maxima”.

Gli Iannotta sono una famiglia molto speciale che accoglie gli ospiti con tali e tante attenzioni e prelibatezze gastronomiche – dalle marmellate della prima colazione alle torte del brunch della domenica, dalle crepes ai funghi porcini, al brasato e ai mini tortini di patate, solo per citarne alcuni – che salutarli per ritornare a casa è davvero difficile.

È di tutte queste meravigliae che hanno potuto godere i finalisti della prima edizione del Premio Alpen di Bratto della Presolana, istituito con il patrocinio del Ministero del Turismo e della Regione Lombardia (vinto da Marco Venturino con Le possibilità della notte) che si è tenuto proprio all’Hotel Milano. Il premio nazionale di letteratura del benessere, assegnato il 6 agosto 2011, è dedicato all’opera che meglio illustri pratiche, tecniche, modalità, stili di vita, studi, ricerche che aiutino a migliorare il benessere della persona nella vita di tutti i giorni.

Il benessere e l’elevazione spirituale vanno di pari passo con l’amore per l’altro, con l’affetto, con  le coccole sincere.

All you need is love.

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Spiritualità e internet

agosto 15th, 2011 | No Comments | Posted in Felicità, Psicologia, Spiritualità

Qualche volta la spiritualità arriva a casa via mail, sottoforma di documentari brevi o corposi, note meravigliose, interpreti sublimi e altrettanto sublimi direttori d’orchestra.

Per gli appassionati di musica classica il sito è imperdibile. Entrate. Non rimarrete delusi.

Buon Ferragosto a tutti

Patrizia

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La Leadershit e la pagina 128

È bello, profondo e facile da leggere, questo Leadershit. Rottamare la mistica della Leadership e farci spazio nel mondo di Andrea Vitullo, tanto che sembra scritto da un americano (Ponte alle Grazie, €12). Il titolo è un’evidente provocazione, un logo, una parola, un suono. Una premessa che ha l’ambizione di generare dubbi e accendere ricerche.

Mi è piaciuta molto la conversazione tra l’autore e Gabriella Cella – una delle migliori insegnanti di Yoga che su questo tema ha scritto libri importanti –  di cui riporto qui sotto il brano di pagina 128, dal titolo Il corpo: laboratorio di trasformazione

V.: Corpo e silenzio sono collegati?
C.: Se ascolti veramente il corpo, sei in silenzio. C’è il suono del respiro, se ascolti.

V.: La conoscenza e l’attenzione al proprio corpo può diventare fonte di creatività?
C.: È quello che ha dato a me, almeno. Se sei già una persona di natura creativa hai da spaziare in una maniera fantastica. Ma anche se sei una persona razionale puoi arrivare a una buona forma di creatività.

V.: Un’Asana (la posizione yoga) ti fa provare tensione e piacere allo stesso tempo. È in quella intercapedine che emerge la consapevolezza.

C.: Sì, nello spazio intermedio, lì sta il punto. nelle asana puoi vivere intense situazioni di corporeità: all’inizio molto fisica, di tensioni muscolari, poi attraverso il lasciar andare del corpo cominci a distaccarti dalle tensioni. Sei sempre nel corpo, ma sfoci spontaneamente in uno stato molto vicino alla meditazione.

V.: È possibile fare un lavoro sul corpo e partire da lì affinchè anche chimicamente cambi qualcosa.

C.: Io l’ho fatto. Un passo dal libro La quarta via di Petr Demianovic Uspenskij dice: «In seguito imparerete come la pratica di ricordarsi di sé, legata all’osservazione di sé, non ha solo significato psicologico, ma essa modifica la parte più sottile del nostro organismo producendo degli effetti fisico-chimici ben definiti. Oserei dire alchemici». Non è una fantasia. Modifichi una piccola cosa nel corpo e si modifica tutto quanto.

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Premio Alpen

Il libro La mano che cura. Dialoghi con i maestri del benessere di Patrizia Sanvitale edito dalla Fondazione Cologni e da Marsilio Editori, è finalista al Premio Alpen Presolana. Pagine di Benessere 2011.

Presentazione: sabato 6 agosto, h. 16.o0, alla Sala Gardenia, al Centro Congressi dell’Hotel Milano

Gran Galà del Benessere con premiazione del vincitore: Hotel Milano, Sala del Caminone, ore 20.00

Bratto di Castione della Presolana (BG)

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Letture per le vacanze

Ultimi giorni, questi di luglio, per comperare i libri da mettere in valigia.

La casa editrice Corbaccio propone Il potere autentico delle relazioni. Il segreto di una perfetta armonia, di Gary Zukav.

Secondo Zukav – americano del Midwest, laurea in relazioni internazionali a Harvard, e poi in psicologia;, ex ufficiale delle Forse Speciali dell’esercito degli Stati Uniti in Vietnam – l’umanità si trova di freonte a una rivoluzione copernicana. Gli esseri umani che basano la loro esistenza sulla realtà fisica, sui loro cinque sensi, stanno per scomparire. Si moltiplicano invece coloro che hanno una maggiore attenzione alla vita interiore. Una nuova “specie” che percepisce distintamente la propria anima. Se i primi vivono per soddisfare i propri bisogni, i secondi hanno come unico obiettivo la crescita spirituale attraverso la multisensorialità. Gli esseri umani multisensoriali, la nuova umanità, conosceranno e applicheranno le Tre Leggi dell’Universo: quella universale della creazione, quella di causa-effetto, e quella dell’attrazione.

Zukav ccrede che tutti noi saremo chiamati a progredire e a evolvere per trasformare la nostra interiorità attraverso un percorso di consapevolezza che il lettore può sperimentare durante la lettura. Cambiamento che porterà l’umanità a incontrare e possedere l’autentico potere spirituale.

Zukav ha pubblicato besteseller quali La danza dei maestri Wu Li la fisica quantistica spiegata in modo comprensibile a tutti, vincitore dell’American Book Award for Science (Corbaccio e Tea); Una sedia per l’anima, Da anima ad anima e, come coautore, Il cuore dell’anima e La mente dell’anima. Con Linda Francis ha fondato il Seat of the Soul Institute.

L’altro libro da portare in vacanza è La nuova biologia della salute. Finalmente la soluzione che stavamo aspettando di Matt Traverso, pubblicato in Italia da Tecniche Nuove.

Per chi si occupi professionalmente di salute e benessere, il volume non aggiunge nulla di particolarmente nuovo, ma è molto utile e chiaro per chi affrontasse l’argomento per la prima volta. In questo caso va letto subito, in vacanza appunto, per evitare errori di alimentazione fin dai prossimi giorni. Perché il libro è una sorta di mini-enciclopedia – meno di 150 pagine e copertina morbida – con tanto di bibliografia, indirizzi di medici olistici da consultare in Italia, e con una dettagliatissima tabella dedicata all’alcalinità dei cibi.

Traverso invita infatti a «dimenticare tutto quello che pensi di sapere sulla salute. La maggior parte delle cose che sai e che pensi di sapere sono sbagliate. Sfatiamo insieme questi miti che ci stanno uccidendo come società». Come direbbe George Orwell – tra l’altro citato dall’autore – in tempi di inganni universali, dire la verità è un atto rivoluzionario. E quale sarebbe questa verità? Che la salute viene da dentro, e si perde sempre a partire da dentro. Un adagio che le nostre nonne conoscevano bene e che è valido ancora oggi.

Ha perfettamente ragione Traverso. L’origine di molti dei nostri problemi di salute è nascosta in ciò che mangiamo.

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Estate zen

Via dei Crollalanza, a Milano, tra il Naviglio Grande e la circonvallazione esterna, nasconde un gioiello: un monastero zen. Si chiama Enso-Ji, il Cerchio. Un monastero in piena regola con tanto di scuola zen Shiatsu.

Ideatore e deus ex machina è Carlo Tetsugen Serra, milanese autentico. Alter ego, Rosa Myoen Raja. Entrambi sono fondatori della sezione milanese “Religioni per la Pace” e del Forum delle religioni di Milano.

Da anni, limitatamente al tempo libero, frequento di tanto in tantoi il Monastero Enso-Ji,. È uno dei luoghi più accoglienti che conosca, dove ti senti a casa appena entri, dove non ti senti giudicato, gurdato, osservato. Sembra facile essere un maestro, un monaco o una monaca zen, ma non è come sembra. Tanto per cominciare si lavora sodo, con ordine e in silenzio, cosa che rende tutto più facile e produttivo: nulla è lasciato al caso.

Un mese fa, in occasione della presentazione a Milano del mio libro La mano che cura, speravo di incontrare, oltre al Maestro Serra, anche Rosa Myoen Raja, ma non è stato possibile. Perché? «Myoen si scusa ma fa quello che di solito si fa in monastero zen: lavora», mi dice con un sorriso di soddisfazione il Maestro Serra. Né potrebbe essere diversamente, visto il successo della Scuola, la fondazione di un altro monastero, a Berceto, sulle colline sopra Parma, e, solo per citarne uno, il programma per l’estate 2011. Programma che riporto per intero nonostante gli appuntamenti di alcuni seminari siano già passati, perché sono fonte di informazione e perché danno la dimensione della serietà e della professionalità di Carlo Tetsugen Serra, di Rosa Myoen, dei professionisti e dello staff che li circonda.

La foto qui sotto ritrae il Maestro Serra in un atteggiamento molto compunto. Ma non bisogna lasciarsi ingannare perché è capace di slanci calorosi e affettuosi come non ci si aspetterebbe mai da un maestro zen. Sorpresi? «No, lo Zen è anche questo», mi dice Serra con aria faceta, «tanto più che nessuno se l’aspetta». Quando si dice “non giudicare”, né essere prevenuto di fronte a ciò che non si conosce.

Maestro Carlo Tetsugen Serra

l Maestro Tetsugen Serra ha compiuto il suo training di pratica monastica al Monastero Tosho-Ji in Giappone con il Maestro Tetsugyu Soin e ricevuto il Dharma che lo riconosce Maestro Zen nel lignaggio di Harada Roshi. In Italia ha fondato il monastero Zen di Milano Enso-Ji Il Cerchio e l’eremo Zen di Montagna Sanbo-Ji Tempio Zen dei Tre Gioielli, a Berceto, in provincia di Parma. Tetsugen Serra si è diplomato Master Zen Shiatsu alla Scuola di Shizuto Masunaga a Tokyo e al ritorno in Italia ha aperto la Scuola Zen di Shiatsu® trasformando lo Shiatsu in viva pratica Zen. Il Maestro è inoltre il fondatore del Centro Terapie Zen Shiatsu di Milano, dove operano e lavorano i monaci del monastero Enso-Ji Il Cerchio. Il Maestro Tetsugen è stato membro del Consiglio Direttivo della Unione Buddhista Italiana ed è autore di numerosi libri e articoli sullo Zen e lo Zen Shiatsu.

Statua di Buddha al Monastero Sanboji, eremo di montagna

 

VACANZE ZEN A SANBO-JI TEMPIO DEI TRE GIOIELLI

Da giugno a settembre 2011 un ricco programma di attività e seminari, per il

riposo del corpo e dello spirito, anima l’estate dell’eremo Zen di montagna Sanbo-Ji,

nella frazione di Pagazzano, a Berceto (Pr)

 

Nel naturale e incontaminato panorama dell’Appennino Tosco-Emiliano della provincia di Parma, a 10

kilometri da Berceto, sorge Sanbo-Ji Tempio dei Tre Gioielli, un luogo residenziale di pratica Zen

aperto a tutti e durante l’intero arco dell’anno.

Da giugno a settembre, un fitto calendario di seminari, corsi, laboratori e ritiri occupa le giornate degli

ospiti di Sanbo-Ji che possono arricchire il proprio soggiorno insieme ai residenti e ai monaci buddhisti zen

scegliendo tra: seminario di calligrafia estremo-orientale con Maestri riconosciuti dalle più importanti

autorità accademiche cinesi, giapponesi e coreane; seminario di qi gong in perfetta sintonia con la natura

circostante; corsi di studi, pratica, teoria e filosofia zen; seminario di meditazione e cucitura zen

del Kesa/manto del Buddha; seminario di massaggio taoista Fan Guan; corso completo di Zen

Shiatsu; ritiro di meditazione Zen Kai e Monogatari.

Corso di calligrafia all’Eremo di Berceto

Chiunque desiderasse trascorrere qualche giorno, una settimana, un mese o più a contattato con la natura

e lontano dalle distrazioni del vivere metropolitano, troverà nell’Eremo Zen di Berceto il luogo ideale per

ritornare al proprio silenzio. Tutti gli ospiti potranno vivere con consapevolezza ogni istante della

propria permanenza al Tempio, dal suono della campana che riecheggia nella valle annunciando il nuovo

giorno al momento di convivialità serale che chiude le attività della giornata.

I pasti sono prevalentemente vegetariani, preparati con cura scrupolosa nel rispetto dell’equilibrio

energetico. Un piccolo orto all’interno del monastero di Parma fornisce un certo numero di ingredienti, la

cui qualità, insieme alla limitazione degli sprechi e all’attenzione per la disposizione dei cibi, rappresentano

le caratteristiche fondamentali della cucina zen.

La sistemazione degli ospiti rispetta lo stile abitativo del luogo: arredamento semplice realizzato con

materiale locale e camere condivise con gli altri ospiti e separate nella zona notte maschile e femminile.

Gli spazi ampi di cui gli ospiti possono godere liberamente rispecchiano il tradizionale stile dei monasteri

zen, come il giardino Zen e la sala di 250mq arredata con tatami giapponesi e cuscini zafu.

Per chi desiderasse perdersi nella natura, il territorio della provincia di Parma regala magiche

escursioni tra i boschi, le montagne e il parco naturale dei Cento Laghi.

Maestro Tetsugen Serra

Il Maestro Tetsugen Serra ha compiuto il suo training di pratica monastica al Monastero Tosho-Ji in

Giappone con il Maestro Tetsugyu Soin e ricevuto il Dharma che lo riconosce Maestro Zen nel lignaggio di

Harada Roshi. In Italia ha fondato il monastero Zen di Milano Enso-Ji Il Cerchio e l’eremo Zen di Montagna

Sanbo-Ji Tempio Zen dei Tre Gioielli, a Berceto, in provincia di Parma. Tetsugen Serra si è diplomato Master

Zen Shiatsu alla Scuola di Shizuto Masunaga a Tokyo e al ritorno in Italia ha aperto la Scuola Zen di

Shiatsu® trasformando lo Shiatsu in viva pratica Zen. Il Maestro è inoltre il fondatore del Centro Terapie

Zen Shiatsu di Milano, dove operano e lavorano i monaci del monastero Enso-Ji Il Cerchio. Il Maestro

Tetsugen è stato membro del Consiglio Direttivo della Unione Buddhista Italiana ed è autore di numerosi

libri e articoli sullo Zen e lo Zen Shiatsu.

VACANZE ZEN ESTATE 2011

A SANBO-JI TEMPIO DEI TRE GIOIELLI

Monastero Zen di montagna a Berceto (Pr)

PROGRAMMA GIUGNO/SETTEMBRE 2011

 

Dal 4 al 5 giugno

Seminario di CALLIGRAFIA ESTREMO ORIENTALE

Con l’Associazione Feimo-Contemporary Calligrafy

Aperto a tutti e per tutti

 

Costo € 110 + € 60 di vitto e alloggio per entrambi i giorni

Inizio seminario h 10.30

Fine seminario h 16.00

Tenuto da: Nicola Piccioli, Paola Billi e Maestro Tetsugen Serra

Il seminario sarà incentrato sullo studio di una poesia zen, alla quale ognuno lavorerà secondo le

proprie capacità fino alla realizzazione di un’opera in corsivo folle, il più liberatorio stile di scrittura

praticato dai calligrafi asiatici. Il Maestro Zen Tetsugen condurrà delle sessioni di meditazione

durante il seminario per meglio esprimere la propria libertà interiore attraverso il gesto della

calligrafia.

Il seminario è tenuto dai docenti Nicola Piccioli e Paola Billi, , riconosciuti dalle più importanti

autorità accademiche cinesi, giapponesi e coreane, e dal Maestro zen Tetsugen Serra Abate dei

monasteri Enso-ji e Sanbo-ji.

 

Dal 25 al 26 giugno

Seminario di QI GONG

Il Fuoco e il Cuore

Aperto a tutti e per tutti

 

Costo € 130 comprensivo di vitto e alloggio

Inizio seminario h 14.30

Fine seminario h 16.00

Tenuto da: Myoko Angela Lapadula Bodhisattva Zen, graduata al London

College of Traditional Acupuncture & Oriental Medicine. Operatrice Zen

Shiatsu, Agopuntrice

RESPIRAZIONE E ASCOLTO PROFONDO:

Imparare a inviare il Qi, “Energia Vitale”, al secondo chakra o Punto Del Cuore di Energia

nell’addome, per raggiungere il nostro Centro e ottenere stabilità forza e calma.

CON LE STELLE:

Zen Qi con le stelle, per connettere con il Qi Celeste

NOI E GLI ALBERI:

Impariamo a entrare in sintonia col Qi della natura e degli alberi per prendere contatto profondo

col cielo e la terra.

Gli spazi verdi del Tempio offrono un luogo rilassante, dove poter trascorrere il tempo di

intervallo tra una sessione di Qi Gong e l’altra.

Angela Myoko Lapadula

 

Dal 9 al 10 luglio

Corso di STUDI E PRATICA ZEN

Pratica, teoria e filosofia

Aperto a tutti e per tutti

Costo € 130 comprensivo di vitto e alloggio

Inizio corso h 10.30

Fine corso h 16.00

Tenuto da: Maestro Tetsugen Serra

STUDIO E PRATICA DEL CUORE DELLO ZEN:

I Sutra : i più importanti insegnamenti zen del Buddha.

I koan : storie Zen paradossali, come lavorano nella meditazione, da dove nascono e dove portano

il meditante. Tra Soto e Rinzai: Shin Dogen Shu, la nuova scuola di Dogen.

IL CORPO E LA MENTE NELLA MEDITAZIONE ZEN:

Fisiologia, anatomia ed energetica della meditazione zen, oltre il tempo e lo spazio.

 

Dal 15 al 17 luglio

Seminario di MEDITAZIONE e CUCITURA ZEN

Il Filo rosso dello Zen che ci unisce tutti: Namu Kie Butsu (taking refuge in the Buddha)

Aperto a tutti e per tutti

 

Costo:

da venerdì a domenica € 130

da sabato a domenica € 120

vitto e alloggio € 20 al giorno

Inizio seminario h 10.30

Fine seminario h 16.00

Tenuto da: Maestro zen Tetsugen Serra e dall’ artista ed esperta di cucitura di

vesti giapponesi tradizionali Margareth Bacher

“Se apriamo le mani, possiamo ricevere ogni cosa.

Se siamo vuoti, possiamo contenere l’universo”

Fukudenkai, la cucitura, da sempre è una tra le più importanti pratiche meditative dello Zen.

Durante questo seminario mediteremo e cuciremo il manto del Buddha.

Il Kesa/manto del Buddha riproduce il disegno di un campo di riso. Gli antichi monaci

raccoglievano pezzi di stracci usati, li lavavano, li tingevano e li trasformavano nel manto

dell’Illuminazione.

La cucitura zen è una forma di meditazione per mantenere un corretto atteggiamento mentale di

presenza e consapevolezza.

Cuciremo un Kesa intero di nove bande, con pezzi di tessuto diversi come un dipinto collettivo.

Meditazione zen, cucitura tradizionale zen, pasti in consapevolezza e incontri personali con il

Maestro Tetsugen Serra.

 

Dal 22 al 24 luglio

Seminario FAN GUAN

L’antica tecnica Taoista del Massaggio Energetico

Aperto a tutti e per tutti

 

Costo € 90 + € 50 di vitto e alloggio per tutti i tre giorni

Inizio seminario h 15.00

Fine seminario h 16.00

Tenuto da: Maestro Tetsugen Serra, Jogen Luisa (Massaggio Energetico Yuki),

Angela Myoko Lapadula (applicazione Moxa)

A tutti i praticanti verrà rilasciato:

Diploma trattamento FAN GUAN

Energetico e Moxa

riconosciuto dalla Scuola Zen di Shiatsu®

Attraverso l’uso della Moxa, l’antica arte di terapia del calore-erba artemisia

e la canalizzazione energetica Yuki, impareremo il Massaggio Taoista “Fan Guan”.

Un trattamento facile, completo ed efficace, applicabile a tutti per un riequilibrio generale e per

trattare zone specifiche del corpo.

Tre giorni di pratica in armonia, immersi nell’antica conoscenza taoista a contatto con il Maestro

Tetsugen e gli insegnanti della Scuola Zen di Shiatsu.

Programma:

· Apprendimento dell’uso della Moxa in bastoncini

· Studio dei Meridiani energetici Straordinari- Primari-

· Pratiche di sviluppo e canalizzazione energetica

· Apertura dei 3 Tantien/3 Chakra Principali

· Meditazione Zen

 

Dal 2 al 7 agosto

CORSO COMPLETO PER IMPARARE LO ZEN SHIATSU

Scuola Zen di Shiatsu®

Aperto a tutti

 

Costo € 300 + € 120 di vitto e alloggio da martedì a domenica

Inizio corso h 11.00

Fine corso h 16.00

Tenuto da: Maestro Tetsugen Serra (fondatore della Scuola Zen di Shiatsu e

della FZS-Federazione Zen Shiatsu), Myojo Michela Visone (Master Zen

Shiatsu), Ryugen Marco Scorbatti (Master Zen Shiatsu)

A tutti verrà rilasciato:

Attestato di Corso di Zen Shiatsu

riconosciuto dalla Scuola Zen di Shiatsu®

Il Maestro Tetsugen Serra, assieme a Ryugen e Myojo, vi introdurranno nel mondo dello Zen

Shiatsu, dove imparerete i trattamenti base a livello fisico ed energetico, uno strumento di

conoscenza per voi stessi e per aiutare gli altri.

Alla Scuola Zen di Shiatsu®, lo Shiatsu si arricchisce dello spirito e della filosofia zen, portando lo

Shiatsu su di un livello non solo fisico ed energetico, ma anche di ricerca personale, con

particolare sviluppo e attenzione all’ascolto dell’altro non più come altro, ma come parte del

proprio Universo.

Sin dalla prima lezione, l’allievo si immerge direttamente nella pratica , teoria e filosofia

dell’affascinante mondo zen e Zen Shiatsu. Un corso pratico.

 

Dal 12 al 14 agosto

Ritiro di ZEN FERRAGOSTO

Zen Kai

Aperto a tutti

 

Costo € 90 + € 50 di vitto e alloggio per tutti i tre giorni

Inizio seminario h 10.00

Fine seminario h 16.00

Tenuto da: Maestro Tetsugen Serra

Il Ritiro zen ti offre la possibilità di praticare la meditazione seduta zazen e di gioire di una

meditazione camminata nella natura, di condividere e di ascoltare le parole di saggezza del

Buddha, e di confrontare le nostre esperienze direttamente con gli insegnamenti del maestro

Tetsugen Serra. Un ritiro nella presenza mentale per praticare se stessi perché trovare se stessi e’

trovare il dialogo e l’armonia con tutti.

Il ritiro e’ adatto anche a chi si accosta per la prima volta alla meditazione.

Programma:

Meditazione Zen

Meditazioni camminate nella natura

Pratiche di lettura personale

Insegnamenti del Maestro

Condivisione della Consapevolezza

Pasti in consapevolezza vegetariani

Incontri personali con il Maestro Tetsugen

Il Ritiro è aperto a tutti, particolarmente indicato per chi inizia a meditare e vuole trascorrere due

giorni di ascolto interiore, in semplicità e armonia con se stesso e con la natura circostante.

 

Dal 19 al 21 agosto

MONOGATARI: le nostre emozioni attraverso lo Zen

Liberarsi e conoscere se stesso

Aperto a tutti per tutti

 

Costo € 90 + € 50 di vitto e alloggio per tutti i tre giorni

Inizio seminario h 11.00

Fine seminario h 16.00

Tenuto da: Maestro Tetsugen Serra

In giapponese Monogatari significa favola ,racconto ed e’ strettamente legato alla nostra storia

interiore. Attraverso l’uso di un koan personale e l’aiuto del Maestro, impareremo a liberare e

rappresentare le nostre emozioni con ogni espressione: dalla voce, al corpo, dal disegno alla

meditazione. L’emozione racchiusa nel nostro Koan per conoscere sempre più noi stessi e

imparare a vivere gli altri.

Cosa è un Koan zen? È una frase paradossale, una storia zen, una domanda del maestro.

Tre giorni di incontri, condivisioni, camminate silenziose nella natura e ritiri solitari nel bosco in

meditazione, momenti per esprimere e momenti per ascoltare e momenti per essere se stessi.

 

Dal 2 al 4 settembre

LA FORMA INFORMALE DELLO ZEN

Per tutti anche bambini.

Un incontro speciale per trascorrere tre giorni di pace e serenità, praticando la

consapevolezza del vivere, insieme al Maestro Tetsugen, a tutti gli ospiti, e ai

Monaci Zen di Sanboji.

 

Costo:

€ 130 comprensivo di vitto e alloggio per tutti i tre giorni

€ 110 comprensivo di vitto e alloggio per 2 giorni

I bambini sotto i sette anni non pagano

I bambini dagli 8 agli 11 anni pagano la metà

Inizio h 10.30

Fine h 16.00

Laboratori zen:

Meditazione Zen aperta a tutti, anche ai bambini

Massaggio Zen

Haiku-poesia giapponese

Disegnare con l’occhio Zen- cogliere la forma

Piccoli esercizi energetici Taoisti

Letture del Buddha, insegnamenti del Maestro

 

Dal 24 al 25 settembre

Corso di STUDI E PRATICA ZEN

Pratica, teoria e filosofia

INCONTRO CON GLI ANTICHI MAESTRI ZEN

Far rivivere la loro Pratica attraverso gli insegnamenti del Maestro Tetsugen

Aperto a tutti per tutti

 

Costo € 130 comprensivo di vitto e alloggio

Inizio corso h 10.30

Fine corso h 16.00

Tenuto da: Maestro Tetsugen Serra

Riassunto generale: la storia del Buddismo Classico e Zen.

Incontreremo viso a viso l’energia dei grandi Maestri Zen, dialogando e camminando sotto

braccio con gli antichi Patriarchi dello Zen.

Due giorni di insegnamenti e di viva pratica zen, nell’armonia della splendida cornice naturale

dell’Eremo di montagna Sanbo-ji.

La prenotazione è obbligatoria almeno 2 settimane prima rispetto alla data d’inizio.

Per il semplice soggiorno è preferibile l’arrivo al mattino.

Il costo giornaliero del soggiorno, PER CHI NON PARTECIPA AI SEMINARI, è di € 45,00 e comprende:

vitto, alloggio e le consuete attività quotidiane del monastero (meditazione, insegnamenti del Maestro e

pratiche energetiche), esclusi i seminari.

Bambini sino a 7 anni non pagano. I bambini dagli 8 agli 11 anni pagano la metà

Pensionati e iscritti ai corsi della Scuola Zen Shiatsu hanno diritto al 10% di sconto.

Si consiglia un abbigliamento comodo, lenzuola o sacco a pelo e asciugamani.

Sanbo-Ji Tempio dei Tre Gioielli Eremo Zen di Montagna

Località Pradaiolo, 27 – Pagazzano

43040 Berceto (Pr)

Tel. 0525 60296 – 02 8323652 – 333 7737195

 

www.monasterozen.it

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