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La compassione in azione

giugno 8th, 2011 | No Comments | Posted in Felicità, Psicologia, Ricette, Sorriso

È più facile meditare che fare effettivamente qualcosa per gli altri.

La mia sensazione è che limitarsi a meditare sulla compassione equivale

a optare per l’opzione passiva.

La nostra meditazione dovrebbe creare la base per l’azione, per cogliere

l’opportunità di fare qualcosa.

Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama

La compassione nel Buddhismo viene definita come il desiderio che tutti gli esseri siano separati dalla sofferenza.

Il desiderio di beneficiare gli altri promuove l’armonia laddove il narcisismo crea invece ogni tipo di disagio, facendo sorgere problemi, conflitti e sofferenze.

L’amore è in grado di fungere da antidoto all’odio – perché i due fattori mentali osservano lo stesso oggetto, ma in maniera diametralmente opposta – e, per lo stesso motivo la compassione è in grado di opporsi alla mente che non desidera il bene altrui.

Aver cura di tutti gli esseri ammorbidisce il pensiero ossessivo autoreferente, cosicché le tensioni egoistiche subito si placano, e si crea spazio, pace.

Mentre sviluppiamo amore e compassione deve essere presente la saggezza che realizza la vacuità: l’ala del metodo e l’ala della saggezza vanno utilizzate insieme, l’una non deve essere separata dall’altra.

Grazie alla comprensione della vacuità abbinata al metodo si può svolgere un immenso compito: la combinazione positiva di saggezza con amore e compassione può far agire in modo vasto per il beneficio degli esseri.

presso l’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (Pisa), 24 – 26 giugno 2011

Comitato scientifico a cura di Mindfulness Project
Referenti: Sonia Bortolotto, Massimo Gusmano, Vincenzo Tallarico

Segreteria organizzativa:
Federica Luedtke
tel. 050 685778
cell. 333 3772644
segreteria@mindproject.com, presso l’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (Pisa)

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L’inutilità degli oggetti e l’essenza della vita

Anna è una donna di 92 anni che vive a Trieste in una residenza per anziani. Ha visto la sua casa per l’ultima volta una sera d’inverno del 2004, quando è caduta rompendosi l’osso sacro. Dopo tre mesi di calvario, Anna viene accolta nella struttura in cui ancora si trova: ha con sé una piccola borsa con dentro una vestaglia, due camicie da notte, tre cambi di biancheria e un piccolo beautycase. La porta del suo appartamento si è chiusa dietro di lei per sempre. Addio al pianoforte, agli spartiti di musica, ai ninnoli, alle lenzuola con i pizzi, e addio anche ai manicaretti e al vino rosso che ama tanto. Le figlie le comperano un televisore nuovo, un cellulare, le portano un po’ di vestiti. Amici e allievi le riempiono la stanza di fiori, di piante e di libri. Dopo quasi sette anni, oggi, 2 giugno 2011, Anna possiede ancora pochissime cose e quelle che ha le sembrano troppe.

Annamaria è entrata in convento a 17 anni, rinunciando a ogni cosa. L’armadio della sua stanza contiene un cambio d’abito e di biancheria e sul comodino c’è il libro di meditazione e di preghiere. Annamaria vive felice, glielo si legge negli occhi.

Una sera, lo sguardo fisso alla solita giungla che il National Geographic Channel propone a getto continuo, un pensiero mi sfiora la mente: gli animali selvatici migrano senza valigia. La scoperta dell’acqua calda, come si dice, ma io non ci avevo mai fatto caso, almeno non in termini di rapidità negli spostamenti.

Anna, la mia mamma; Annamaria, la zia di mio marito, hanno in comune con tigri, rinoceronti e gru il senso di libertà che si prova a vivere leggeri. La relazione tra persone e animali può suonare blasfema, ma provo per loro una certa invidia. Arturo, il nostro pastore tedesco nato alle porte di San Diego, aveva portato con sé molti più oggetti quando si era trasferito insieme a noi a Milano: la gabbia con cui aveva viaggiato grande quanto un tavolo quadrato per quattro persone, la ciotola per l’acqua e il cibo (leggi salmone), tre guinzagli con i rispettivi collarini, una museruola d’ordinanza e medicine varie. Oltre, naturalmente, al passaporto, ai documenti di viaggio e agli attestati che lo dichiaravano esente da rabbia e altre malattie canine. By by California, ben arrivato in Italia.

Tutto questo mi è passato per la mente qualche giorno fa leggendo, di Dave Bruno, La sfida delle 100 cose. Come mi sono liberato di quasi tutto. Ho ricostruito la mia vita e mi sono riappropriato della mia anima – l’esperienza di un uomo che ha arricchito la sua vita semplificandola, riducendola cioè a 100 fatidici oggetti – (Tecniche Nuove, Milano, 2001, € 14,90). Dave è un californiano doc, nato a San Diego dove tuttora vive con la moglie, le tre figlie e il cane meticcio Piper. Ha un master in tema di religione e dei suoi risvolti nella vita americana, la passione per il surf, la bici e l’escursionismo, ed è cofondatore della casa editrice ChristianAudio specializzata in audiolibri.

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Libri, libri e ancora libri

Nelle ultime settimane ho letto un po’ di libri. Il primo, The Opus. La visione. Realizza i tuoi sogni! Diventa l’artista della tua vita, di Douglas Vermeeren (edizioni Tea), vuol essere una” fiaba moderna che ispira e illumina”. Ma più che una fiaba, è un polpettone trito e ritrito in cui l’autore scrive frasi come questa di pagina 17: «Il vostro Opus è diventare la migliore, la più grande, la più incredibile, doviziosa e straordinaria persona sia possibile diventare». O come quella che riporta a pagina 30, della sua amica Tami Walsh : «Siate voi stessi. Non conformatevi, non trasformatevi, trovate i vostri doni naturali. Li avete. Ne avete moltissimi. Andate avanti con quelli». Insomma, niente di nuovo sotto il sole. La storia, poi, non ha né capo né coda e racconta dell’incontro tra Vincenzo, un bambino, e un vecchio musicista che gli insegna a suonare il violino e lo aiuta a diventare uno dei musicisti più apprezzati al mondo. L’idea in sé sarebbe bella, ma è evidente il desiderio di scrivere un libro in fretta e furia sull’onda del primo successo. Già, perché Vermeeren è l’autore di The Opus – libro e documentario omonimo – un bestseller da milioni di copie.

Un altro libro, sempre edito da Tea, l’ho letto in treno e si chiama Un giorno uno sconosciuto mi diede una chiave, di Andrea Black, e sono arrivata in fondo soltanto perché ero su uno di quei Frecciabianca che attraversano l’Italia da ovest a est, tra compagni di scompartimento maleducati con un cellulare per orecchio, e l’omino che passa su e giù con il carrellino delle bibite, peccato che questa volta non l’avevano rifornito di acqua calda e quindi non poteva vendere nemmeno un misero tè. Andrea Black racconta la vicenda scialba di Leah, avvicinata da uno sconosciuto che, dopo averle consegnato una chiave, scompare tra la folla anonima. Ma Leah non è la sola ad aver ricevuto una chiave in regalo. Un anonimo bla, bla, bla.

Ma sulla insipida torta editoriale a due strati scopro la ciliegina rossa e fresca di Penney Peirce, sempre di Tea: Frequency. Il potere delle vibrazioni personali. Come usare l’energia per trasformare la nostra vita. Prefazione di Michael Bernard Beckwith. Traduzione di Bruno Amato. Un gran bel libro di 377 pagine pieno di esempi e con tanto di glossario che merita non solo una lettura, ma una rilettura attenta, poi uno studio approfondito anche perché offre, a ogni fine capitolo, la possibilità di esercitarsi sui temi trattati nelle pagine precedenti. È uno di quei libri che ha già trovato posto sul mio comodino, ormai famoso e ingombro, di cui ho già parlato altre volte nel mio sito. Un bel volumotto, di quelli che basterebbe leggere solo questo per capire tutto della vita, e a soli dieci euro. La Peirce parte dall’idea che l’umanità stia lasciandosi alle spalle l’era dell’informazione e stia entrando in quella dell’intuizione e che per sviluppare il nostro potenziale intuitivo è necessario utilizzare i princìpi della frequenza che regola l’energia e la consapevolezza. Tutto ciò che ci circonda è vibrazione e tutti noi possediamo una nostra personale frequenza vibrazionale. Il manuale insegna a individuarla e a metterci in sintonia con noi stessi e il mondo che ci circonda. Un libro che consiglio caldamente a tutti di leggere.

C’è poi Meditazioni per donne sempre di corsa di Anna Talò, pubblicato da Corbaccio, uno di quelli che porteresti volentieri, al posto di una bottiglia di vino, alla tua migliore amica che ti ha invitato a cena (€ 12,90, ma non vale naturalmente la lettura di un saggio del livello di Frequency, anche se la copertina cartonata e la sopracoperta colorata e divertente vi faranno fare bella figura). La Talò – giornalista, consulente editoriale, traduttrice (ha già pubblicato Le vere signore non parlano mai di soldi ) scrive con gusto e ironia di argomenti di solito pesanti e seriosi e offre molti spunti interessanti. Ottimo, agile, divertente e soprattutto utile, visto che racchiude 25 meditazioni per prendere fiato e ritrovare la serenità quando si è in macchina ferme a un semaforo, ci si fa la doccia o si stira.

Lascio per ultimo Il cambiamento. Dall’ambizione di avere alla consapevolezza di essere (Corbaccio, € 12,90), dell’amato Wayne W. Dyer, psicoterapeuta prima che scrittore e conferenziere di successo. Di Dyer, Corbaccio ha pubblicato Il tuo sacro io, Come fare miracoli, Credere per vedere, Inventarsi la vita, Dieci segreti per il successo e l’armonia, La voce dell’ispirazione (disponibili anche dall’editore Tea). Poi In armonia, La saggezza di ogni giorno, Che cosa volete davvero per i vostri figli?, C’è una soluzione spirituale per ogni problema, Il potere dell’intenzione, La saggezza del Tao, Niente scuse!.

Un assaggio di quanto scrive Dyer? «Sono tre i segnali che indicano la corretta via: fiducia in se stessi, fiducia negli altri e fiducia nella Sorgente dell’essere». E cita Lao Tzu in Tao Te Ching (pgg. 144-45):

“Voi credete di poter governare

l’univero e migliorarlo?

Io non credo che ciò sia possibile.

Ogni cosa (e ogni persona) sotto il cielo

è un vaso sacro e non può essere controllato.

Cercare di controllarlo porta alla rovina.

Cercare di afferrarlo è perso”.

Dimenticavo, il capitolo primo comincia con una citazione poetica tratta da Il profeta di Kahlil Gibran:

“Il vostro corpo è l’arpa dell’anima

e sta a voi trarne dolce musica

oppure suoni confusi …”

Che altro dire? Tra le due citazioni che ho riportato, c’è un libro tutto da leggere, un mondo di spiritualità  scritto in punta di penna.

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Cos’è il tempo? Come conoscerlo? Come ingannarlo?

Ricevo e volentieri ritrasmetto questo pensiero di Guru Singh sulla concezione e  la conoscenza del tempo.

«What is time?
When does a moment of time feel like an eternity?
When does forever seem like a moment?
What is it that you are experiencing in a great moment?
Moreover, in that moment of radiance, of joy, of total enthusiasm
— where, what and who are you?

«In this huge long or short event of life, time is but the measure of any moment.
You have never had the experience of anything other than one moment at a time.
All your life you have been experiencing one moment
after one moment after one moment . . .
and in each of these moments; the time involved is infinitesimally tiny
. . . completely lacking dimension.

«One thing to be clear about — time is the only thing that you actually own
. . . everything else is just a rental, including our bodies.
We will all have to return everything when we leave here.
Time . . . now this is different
. . . you own every moment that you pass through
and it is up to you to make the best use of each one of them;
because before you know it
— there will be no more moments — it will seem as if they never existed.

«Time is a construct of our five senses
— perceptions within the material multiverse (the many universes).
Time is — at times — an individual opinion . . . at other times it is groupthink;
it is actually an agreement.
You can break this agreement and change the meaning of time.
You can change it for yourself and for those around you.
In other words, you can take a moment of time
and make it so memorable that it is immeasurable.

«Since you have the ability to reconstruct time — to change the agreement
— you therefore have the capacity to bring pain to zero in any moment
. . . and take joy to 100 in any moment.
This is the mastery of time.
What is your response to this responsibility?
How are you going to spend these moments that you own?
This is up to you and no one else!

«When you are able to use your moments for your momentum and the momentum
of those around you, then you are a master of time».

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Il denaro e la legge dell’attrazione

gennaio 26th, 2011 | No Comments | Posted in Felicità, Psicologia, Ricette, Sorriso, Spiritualità, Storie Usa

Chi non ha letto La legge dell’Attrazione? Chi non ha visto il film-documentario The Secret, Il segreto, e comprato il libro omonimo? Chi non ne ha almeno sentito parlare? Chi non conosce Esther e Jerry Hicks? Dò per scontato che ne siate perfettamente informati, tuttavia, nel caso vi sia sfuggito qualcosa, scrivo qui qualche nota sugli autori che vi farà impazzire d’invidia, mettendovi automaticamente nella posizione opposta a quella dei principi sui quali si basa la Legge dell’Attrazione, che presuppone un pensiero, un atteggiamento, un modo di comportarsi estreamente positivi.

Un giorno Esther Hicks comincia a ricevere semplici messaggi per come mettersi in comunicazione con il proprio Sé interiore e come elevare la propria coscienza da un’entità superiore, chiamata Abraham. Nel 1986, Esther e il marito Jerry Hicks rivelano la loro fonte di notizie ad alcuni soci e decidono in seguito di rendere partecipi gruppi sempre più numerosi di persone su come vivere un’esistenza felice, o quanto meno migliore. Ogni anno, a partire dal 1989 i due coniugi presentano laboratori interattivi sulla Legge dell’Attrazione in almeno 50 città. Fino a oggi, in compagnia del fantomatico Abraham, hanno pubblicato più di 700 tra libri, cassette, CD, videocassette e DVD. Con i proventi, eliminate le tasse che negli Stati Uniti vanno rigorosamente pagate fino all’ultimo penny, si sono regalati la casa dei loro sogni a Del Mar, sull’oceano Pacifico a nord di San Diego, in California, e una casa in Texas, vicino al centro “di attrazione permanente” dove lavorano.

immagine di copertina scaricata dal web

Qui di seguito riporto un estratto di un colloquio tra l’entità superiore AbrahamJerry Hicks, uno degli autori di Il denaro e la legge dell’attrazione. Per attirare abbondanza, salute e felicità – l’ultimo libro degli Hicks appena tradotto in italiano e  pubblicato dall’editore Tea – a pagina 204.

Jerry: Ho letto di recente uno studio secondo cui quello che si cerca soprattutto è il prestigio. Messi di fronte alla scelta fra un titolo onorifico e i soldi, i più scelgono il primo.

Abraham: Chi cerca prestigio ha sostituito il proprio Sistema di Guida con il bisogno di approvazione, ed è un modo abbastanza insoddisfacente di vivere. (…) Quando state attenti all’allineamento con la FOnte – che è rappresentato dal vostro sentire – e v’impegnate a mantenere la Connessione, chiunque sia oggetto delle vostre cure riceve benefici dal vostro sguardo. Non potete aiutare nessuno senza essere connessi con il Flusso di benessere. Certo, può essere molto piacevole diventare oggetto dell’attenzione altrui, perché significa che quelle persone vi apprezzano (…). Al contrario, dovete avere il controllo assoluto sulla vostra Connessione alla Fonte, lasciando gli altri fuori dal’equazione (…). Chi è connesso alla Fonte e lascia fluire pensieri positivi verso qualsiasi oggetto d’attensione è in genere considerato attraente, e spesso riceve apprezzamento e approvazione. Non potete ricevere l’approvazione che cercate se siete nella posizione di chi ne ha bisogno o ne sente la mancanza. (…) Quando raggiungete quest’allineamento, simili riconoscimenti sembrano meno importanti eppure vi arrivano.

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Ku Nye, massaggio tradizionale tibetano. Quarta parte

Quando, uno degli ultimi giorni di dicembre del 2010, ho incontrato Daniela Crucitti, uno dei massimi esperti in Italia del massaggio tibetano Ku Nye, le ho chiesto di parlarmi del dottor Nida Chenagtsang – di cui da anni è allieva – il direttore dell’Accademia internazionale per la medicina tibetana (IATTM) e il co-fondatore dell’Istituto internazionale Ngak-Mang (NMI) che ha come obiettivo la conservazione e la diffusione della cultura ngakpa di Rebkong nella società tibetana contemporanea.

Monastero a Rebkong. Immagine scaricata dal web.

Il dottor Nida è un rifugiato politico?

«No, è un tibetano doc con passaporto cinese, nato ad Amdo, oggi Cina – un tempo territorio tibetano. È giovane, ha 39 anni, appartiene a una famiglia ngakpagli antichi yogi dai capelli lunghi e i vestiti bianchi, sciamani chiamati anche “uomini della pioggia”. Dottor Nida, il padre, i fratelli, sono tutti molto legati a questa tradizione».

Dottor Nida Chenagtsang, immagine sacricata dal web.

Chi l’ha iniziata?

«Padmasambhava – conosciuto nel Paese delle nevi perenni come Guru Rimpoche e considerato l’essenza del Buddha Amitabha – lo yogi, il mago mistico che ha portato là il Buddhismo nell’VIII secolo».

Padmasambhava, immagine scaricata dal web

Anche dottor Nida è un mistico?

«Certo, e pure uno sciamano, come il resto della famiglia. Fa divinazioni, interpreta i sogni, pratica e insegna lo Yoga del sogno e molti altri “lavori sottili” che si capisce rientrano in una tradizione antichissima e che ora che l’abbracci tutta, c’è da “viaggiare” per vite e vite».

Lei sente di far parte della famiglia dei ngakpa?

«Diciamo che i ngakpa sono la madre dell’ATTM, dell’Accademia di medicina tradizionale tibetana. Sicuramente dottor Nida lo è, anzi lui è prima di tutto un ngakpa e poi un medico, come del resto Youthok Yongen, il fondatore della medicina tibetana, che era prima uno sciamano, un mistico e poi un dottore».

Youthok Yongen, immagine scaricata dal web

«a proposito di dottori, una volta, in Tibet, ogni medico aveva la propria scuola, le proprie ricette, i propri segreti. Il merito del dottor Nida sta nell’aver riunito tutti questi manuali sparsi in un corpo unico, di aver raccolto i vari metodi un tempo utilizzati, per esempio, per riequilibrare i chakra, o le tecniche della moxa, antichissime, e quelle del massaggio Ku Nye all’energia protettiva, che corrisponde un po’ al nostro sistema immunitario. Metodi di guarigione che il dottor Nida ha catalogato e strutturato in un libro uscito in Tibet nel 1991. Un testo di studio che è considerato una pietra miliare nella medicina tradizionale tibetana, consultato e apprezzato anche in Occidente perché questa forma di medicina così semplice, così naturale e olistica – che considera l’essere umano nel suo insieme – è quello che manca alla nostra medicina ufficiale».

Ngakpa è un ordine monastico?

«È una tradizione culturale e spirituale laica – gli appartenenti sono praticanti laici del Buddhismo tibetano e in particolare del Buddhismo tantrico, chiamato appunto “lignaggio della tradizione ngakpa” – fondata e creata da Padmasambhava per offrire un’educazione spirituale anche a chi non era monaco. Oggi, in Tibet, ne saranno rimasti quattro, cinquemila, molti meno di un tempo. Sono di supporto alla comunità, fanno divinazioni, curano con il Ku Nye – il massaggio – con lo Yoga, le erbe, le spezie e con pratiche tantriche molto antiche. Trovo molto interessante questa spiritualità laica, tanto più che non discrimina la donna, la quale può raggiungere anche lei  la più alta realizzazione, che non è solo, come nelle altre tradizioni, appannaggio dell’uomo».

Qual è il ruolo del dottor Nida nella comunità dei ngakpa, oggi che vive tra l’Europa, gli Stati Uniti e l’Australia?

«Nel 2005 è stato riconosciuto come il loro sovrano, perché pare sia l’ultima incarnazione di un re vissuto 150 anni fa. Conferimento che gli ha messo la vita a soqquadro. All’improvviso si è visto cercato da tutti questi yogi, questi Sangha bianchi, e lui cerca di non farsi trovare, mi verrebbe da dire che fugge da loro come fosse una lepre. Anche perché sono 12 anni che insegna la medicina tradizionale tibetana in tutto il mondo – dalla Russia all’Australia – nel 2009 ha pure tenuto una conferenza a Losanna, in Svizzera, alla presenza del Dalai Lama, che ha molto apprezzato il suo lavoro di diffusione della cultura e della medicina tradizionali tibetane».

Dottor Nida Chenagtsang con altri ngakpa, immagine scaricata dal web.

Per informazioni sui corsi di Ku Nye che iniziano il gennaio a Milano il 22 gennaio 2010:

dancrucitti@iattm.net

centromilano@mindproject.com

Segreteria Mindfulness Project: 346 846 1065

Letture sulla cultura del Tibet: Ian Baker, Dietro le cascate. Tibet alla scoperta dell’ultimo luogo sacro. Introduzione del Dalai Lama, traduzione di Marcella Dellatorre, Corbaccio, 2006.

Gli articoli precedenti sul Ku Nye e la medicina tradizionale tibetana sono stati pubblicati il 7/1/2011, il 3/1/2011, 10/12/2010.

 

 

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Siamo tutti fatti per essere felici

gennaio 8th, 2011 | No Comments | Posted in Felicità, Libri, Psicologia, Ricette, Sorriso, Spiritualità

Sì, leggete bene, non dovete stropicciarvi gli occhi: Christian Boiron, l’autore di Siamo tutti fatti per essere felici (Sperling & Kupfer, €18, in uscita il 22 febbraio) è proprio lui, il presidente del Gruppo Boiron, l’azienda francese produttrice di medicinali omeopatici, fondata 80 anni fa dal padre e dallo zio, e in poco tempo diventata la numero uno nel mondo dell’omeopatia. Vi trovate a New York e vi viene il mal di gola? Entrate in una farmacia qualsiasi e troverete il rimedio che fa per voi.

Christian Boiron. Immagine scaricata dal web.

Ku Nye – terza parte

gennaio 7th, 2011 | No Comments | Posted in Felicità, Libri, Psicologia, Ricette, Sorriso, Spiritualità

I TRE ALBERI DELLA MEDICINA TRADIZIONALE TIBETANA

Quando ci accingiamo a studiare la Medicina Tradizionale Tibetana, dobbiamo immaginare di entrare in un grande giardino pieno di alberi: gli Alberi della Vitalità. Per comprendere appieno la complessità della Medicina Tradizionale Tibetana dobbiamo studiare le radici, i tronchi, le foglie, i fiori e i frutti di questi alberi.

Tradizionalmente gli studenti di Medicina memorizzano il contenuto di 99 alberi che raffigurano l’intero corpo della conoscenza medica sviluppata nei secoli. Qui vengono presentati i primi Tre Alberi, un’introduzione visiva all’antica scienza medica naturale della Medicina Tradizionale Tibetana.

Albero della salute e della malattia.

Questo albero è composto da due tronchi.

Il primo, il tronco della salute, rappresenta il corpo in stato di euqilibrio e illustra i concetti fondamentali per mantenere in buona salute il corpo umano: l’Equilibrio fra i Tre Umori – i tre principi vitali o energie funzionali sottili che sono: Vento (foglie azzurre), Bile (foglie gialle) e Flemma (foglie bianche)l’Equilibrio dei Sette Costituenti del Corpo e le Tre Escrezioni.

I tre Frutti rappresentano i tre aspetti fondamentali della Mente. Il primo è riferito alla semplicità della mente rivolta alla ricerca spirituale, il secondo è la ricchezza della mente – la soddisfazione mentale – il terzo è la felicità della mente.

Il corpo può essere paragonato a un albero che cresce forte e sano quando è ben nutrito da acqua di buona qualità, luce naturale del sole e da una terra fertile. Il tronco crescerà così robusto e stabile con rami e foglie floride. Lunga vita e salute esuberante saranno i suoi fiori che daranno tre frutti molto gustosi – appagamento spirituale, ricchezza e radiosa felicità – che sono il risultato del perfetto equilibrio fra il corpo, le energie vitali e ela mente.

Il tronco della Malattia rappresenta il corpo in stato di squilibrio e le cause che inducono lo squilibrio, il processo di formazione dei disordini dei Tre Umori e la conseguente manifestazione della malattia sul piano fisico.

Albero della Diagnosi nella Medicina Tradizionale Tibetana. Immagine scaricata dal web.

Albero della diagnosi

L’albero è costituito da tre tronchi che illustrano i principali metodi di diagnosi utilizzati dalla Medicina Tradizionale Tibetana.

Il primo tronco rappresenta l’ispezione visiva di lingua e urine. L’esame delle urine è considerato un metodo diagnostico estremamente importante e accurato ed è peculiare della Medicina Tibetana.

Il secondo tronco è connesso alla pulsologia. La lettura del polso è una delle più antiche arti diagnostiche e considera la costituzione individuale, o tipologia, la diagnosi degli squilibri Umorali e la patologia degli organi pieni e cavi. Dal momento che i sistemi di tutti gli organi sono interconnessi fra loro e che la salute di ogni organo dipende da quella degli altri, la pulsologia è un metodo olistico molto preciso per interpretare lo stato di salute dell’intero corpo.

Il terzo tronco riguarda l’anamnesi, la ricerca dei sintomi e delle cause scatenanti per identificare la patologia Umorale.

Albero della Terapia nella Medicina Tradizionale Tibetana. Immagine scaricata dal web.

Albero della terapia

Ciascun tronco di questo albero illustra uno dei quattro differenti approcci terapeutici previsti della Medicina Tradizionale Tibetana.

Il primo tronco riguarda la Dieta e il nutrimento, il primo trattamento naturale per riequilibrare le energie dei tre umori. Un’alimentaizone appropriata è fondamentale nella cura di qualunque malattia.

Il secondo tronco indica le modifiche del comportamento o stile di vita da seguire per riequilibrare i tre umori che si riferiscono, in particolare, agli spazi vitali dell’individuo e all’esercizio fisico.

Il terzo tronco presenta le medicine e indica i sapori, le potenzialità, le sostanze e i tipi di trattamento usati per bilanciare le energie vitali del corpo.

Il quarto tronco enumera le terapie esterne specifiche che si applicano per la pacificazione edi disordini in relazione ai tre umori.

© International Academy for Traditional Tibetan Medicine – IATTM 2007

Per un approfondimento particolarmente interessante: John F. Avedon, Fernand meyer, N. D. Bolsokhoeva, K. M. Gerasimova, Tamdin S. Bradley, Il Buddha e l’arte della guarigione. La riscoperta dei dipinti tibetani. Rizzoli, RCS LIbri, Milano, 1998.

Per informazioni attinenti i corsi a Milano, in altre città d’Italia e nella Svizzera italiana, contattare

dancrucitti@iattm.net

centromilano@mindproject.com

Segreteria Mindfulness Project: 346 846 1065

Il prossimo post riguardo l’IATTM e il dottor Nida Chenagtsang, il suo fondatore, quello che ha riordinato gli antichi testi, sarà pubblicato il 13 gennaio 2011.

Gli articoli precedenti sono stati pubblicati il 30/12/2010 e il 3/1/2011.

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Ku Nye e medicina tibetana: corsi di formazione a Milano3

gennaio 3rd, 2011 | No Comments | Posted in Felicità, Psicologia, Spiritualità, Storie di cucina

Logo dell’IATTM, diritti

riservati, immagine scaricata

dal web

22-23 gennaio 2011

19-20 febbraio 2011
19-20 marzo 2011
9-10 aprile 2011
21-22 maggio 2011

Corso di Ku Nye di I° livello a Milano
presso il Centro Mindfulness Project
condotto da Daniela Crucitti.

Rivolto a  infermieri, fisioterapisti, operatori di medicina olistica

Il Ku Nye è uno dei trattamenti contemplati dalla Medicina Tradizionale Tibetana (MTT) per il riequilibrio dei tre Umori: Vento (sistema nervoso), Bile (funzioni cataboliche e cardio-circolatorie) e Flemma (funzioni dell’anabolismo e del sistema linfatico), le tre energie bio-fisiologiche che, quando sono in stato di equilibrio fra loro, garantiscono lo stato di benessere e di salute dell’individuo.
Gli effetti benefici del Ku Nye includono l’eliminazione delle tossine immagazzinate nel corpo, il ringiovanimento dei tessuti, l’incremento della vitalità, un profondo rilassamento fisico e mentale, la riduzione di vari tipi di dolori e il lenimento di disordini del sistema nervoso come tensioni muscolari, stress, insonnia, agitazione mentale, depressione e ansia.

L’intero corso si completa in 3 anni.

Il 1° livello è incentrato sulle basi teoriche della MTT, sulle molteplici tecniche di massaggio con mani, pietre e conchiglie e sulla digitopressione e il trattamento di punti e meridiani.

Agata e altri minerali. © Daniela Crucitti 2010.

Durata:  5 week end. È previsto il rilascio dell’ attestato di frequenza.
Orario  sab e dom 10-13 e  14,30-17,30
Costo:  860 euro

Tutti i seminari sono tenuti dall’istruttrice internazionale IATTM di Ku Nye Daniela Crucitti, allieva del Dr Nida Chenagtsang, direttore e medico responsabile dell’International Academy for Traditional Tibetan Medicine.

Iscrizioni: Mindfulness Project 346 8461065 centromilano@mindproject.com
Informazioni: IATTM Italia Daniela Crucitti 333 8450432 dancrucitti@iattm.net

L’intervista con Daniela Crucitti è stata pubblicata il 30/12/2010
La terza parte del servizio, dedicata all’Albero della Salute e della Malattia, sarà pubblicata il 7 gennaio 2011

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B U O N A N N O !

gennaio 1st, 2011 | No Comments | Posted in Felicità, Senza categoria, Sorriso, Spiritualità

AUGURO A TUTTI I MIEI LETTORI

UN FANTASMAGORICO 2011

PATRIZIA

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