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Siddho, Osho, stelle e costellazioni

ottobre 10th, 2009 Posted in Alimentazione, Spiritualità

Siddho Marchesi, laurea in scienze psicologiche e sociali, è esperta in programmazione neuro-linguistica – PNL – e costellazioni familiari, terapia che pratica e insegna in Italia, Europa e India.

Le costellazioni familiari sono un metodo che consente di scoprire e sciogliere problemi che si trasmettono in famiglia di generazione in generazione e che sono causa di malattie e turbe psicofisiche. Siddho ha vissuto a lungo nell’Ashram di Osho a Poona dove, tra l’altro, ha seguito la costruzione delle piramidi di marmo.

Siddho vive a Milano, dove ha fondato l’Osho Tao (oshotao@email.it).

Quando ha conosciuto Osho?

«Un giorno di trent’anni fa, avevo vent’anni, lessi un libro dimenticato a casa mia da un amico, La rivoluzione interiore di Osho, e dissi: ma chi è che lo ha scritto, voglio conoscerlo».

Saprebbe raccontarci la giornata-tipo di Osho?

«Osho usciva due volte al giorno, la mattina e la sera. Erano una sorta di appuntamenti fissi che duravano un’ora e mezza, massimo due ore, dedicati alla meditazione e a dei monologhi conditi con aforismi. A volte raccontava anche delle barzellette, e questo avveniva preferibilmente al culmine della meditazione silenziosa, perché Osho considerava lo humor una grandissima qualità spirituale. Nel 1978, a volte, all’inizio degli incontri serali, si dedicava pure a un lavoro di tipo energetico: ad alcuni di noi toccava il Terzo Occhio, quello al centro della fronte, e la gola, il quinto Chakra, quello della comunicazione. Diciamo che dedicava qualche minuto a ognuno di noi. Tra il 1974 e il 1979 c’è stato un periodo in cui il *Darshan – l’incontro pubblico con il Maestro – si svolgeva in forma di domanda-risposta. Potevi cioè sedere accanto a lui, fare una domanda e ricevere una risposta personale».

Ricorda cosa mangiava?

«Osho era vegetariano e mangiava molto poco: 30 grammi di fagiolini, 20 di lenticchie, una ciotola di riso. Tutto era pesato. L’alimentazione ha molto a che fare con la spiritualità. Siamo ciò che mangiamo e quindi l’alimentazione, anche se non elimina del tutto l’aggressività, sicuramente riesce a tenerla a bada. E chi medita, col passare del tempo, potrebbe diventare vegetariano senza sforzo. A me è successo così. Da piccola non mangiavo carne e non mi è sembrato vero quando ho potuto coscientemente eliminarla dalla mia dieta».

Ha un ricordo particolare dei suoi discorsi?

«Il suo insegnamento è stato considerato da alcuni come un insieme di idee appartenenti alle filosofie orientali – Induismo, Giainismo, Buddhismo zen, Taoismo – e di alcuni tratti del pensiero occidentale – psicologia junghiana, psicologia umanista, l’antica filosofia greca. Osho non predicò mai una fuga dal mondo terreno verso quello spirituale, ma piuttossto la necessità dell’Uomo moderno di essere spirituale – e quindi in meditazione – nella vita di tutti i giorni. Il percorso che dovrebbe condurre all’illuminazione consiste quindi nel qualificare, con la massima presenza del Sé, ogni atto della vita quotidiana e reale, dal lavoro alla vita di coppia, dal sesso alle relazioni sociali. Questa concezione di spiritualità e di illuminazione immersa nel quotidiano è quindi in aperta rottura con la tradizionale, e molto occidentale, visione di due mondi separati: quello dello spirito e quello della materia».

Qual è, secondo lei, l’eredità che Osho ha lasciato?

«La base dell’insegnamento di Osho può essere ridotto alla frase: “tu sei responsabile”. E questa è stata per me la luce della mia vita. Sapere che io, soltanto io, sono responsabile di ciò che creo, di ciò che ho intorno e delle risposte che ho nella vita. a questo proposito Osho dice: bevi dalla tua saggezza, trovala, e comincia a dissetarti. Lui non domandava a nessuno di prostrarsi in sua presenza».

Come mette in pratica i risultati che ha ottenuto dalle esperienze personali nell’esercizio della sua professione?

«Nella psicoterapia, il mio approccio è quello di portare le persone alla scoperta del proprio centro, alla scoperta delle proprie risorse, del vivere il momento presente. Non soltanto, quindi, una guarigione dagli eventi accaduti nel passato, ma una grande apertura verso la capacità di vivere una vita felice nel presente. E questo significa aiutare gli altri a scoprire, a capire quanto sia di aiuto acquietare la mente per poter avere fiducia e radicarsi nel presente. Qui sta la felicità che l’Uomo cerca. Nel presente».

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