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Ayurveda, mantra e pomodoro: intervista con Dada Krsnananda. Parte Prima

ottobre 10th, 2009 Posted in Alimentazione, Spiritualità

Dada Krsnananda (Sì, la grafia è esatta) è un monaco Ananda Marga – che in sanscrito significa Sentiero di Beatitudine – il quale, oltre a occuparsi di elevare lo spirito di molti comuni mortali, è un esperto di cucina ayurvedica.

Dada Krsnananda

Dada quando ha cominciato a studiare l’Ayurveda?

«È una lunga storia. Dovrei cominciare col dire che non mi sono mai affibiato un’identità etnica, mi considero semplicemente un essere umano. Inoltre, da bambino curioso quale ero – interessato a etnie diverse dalla mia, alla loro cultura, a come vivono e a come mangiano – ho avuto la fortuna di vivere a Singapore, una città-stato che è, a tutti gli effetti, un crogiolo di razze. Ancora adesso prendo tutto il buono che trovo nei Paesi che visito. Mi piace molto il cibo buono, sono una buona forchetta. Le confesserò che dopo aver vissuto più di dieci anni in Italia, continuo a condire tutto con l’olio extravergine di oliva e, quando posso, lo porto con me. Per tornare alla sua domanda, ho sempre avuto la passione per la cucina naturale. L’ho studiata a lungo negli anni in cui mi preparavo a diventare monaco».

Oggi si fa un gran parlare di Ayurveda, anche se non sono molto sicura che poi, in concreto, se ne seguano le regole.

«Credo che negli ultimi dieci anni la filosofia, la medicina e la cucina ayurvedica vivano il loro momento di gloria soprattutto in Occidente. Sono sicuro che nel giro di breve tempo si adatterà molto bene allo stile di vita e alla cucina occidentale. Inutile dire che tutto è già stato scritto migliaia di anni fa. La civilizzazione e la migrazione delle genti hanno fatto il resto.

La filosofia ayurvedica e la cucina ayurvedica: quale delle due è venuta prima?

«Direi che sono sempre state complementari, perché in tutte le epoche l’Uomo ha sempre avuto bisogno di mangiare. Così a un certo punto alcuni saggi, riconosciuti come veri e propri dottori, hanno cominciato a fare delle ricerche, degli esperimenti e a stendere i concetti base per un’alimentazione sana. Erano, a tutti gli effetti, medici e scienziati ante litteram. Ai tempi è stato come superare le Colonne d’Ercole. Stiamo parlando di una filosofia antica più di settemila anni».

Quali sono i principi della cucina ayurvedica?

«La cucina ayurvedica è basata sul medesimo principio di equilibrio che regola l’Universo. Ogni cosa è infatti condizionata da tre forze predominanti – Sattwa, Positiva e inerte; Tamas, Negativa e dinamica; Rajas, Neutra – che a loro volta danno origine ai cinque elementi fondamentali che dominano l’universo: terra, aria, acqua, fuoco, etere. Questi principi valgono per le piante, gli animali e l’Uomo. Ma siccome il corpo umano ospita la mente, allora possiamo dire che c’è una correlazione tra corpo e mente. Così quando il corpo è malato avrà un effetto sulla mente e viceversa».

Qual è il ruolo del cibo nella salute del corpo e della mente?

«Il cibo è la base principale che permette al corpo fisico di mantenersi in buona salute. Perché tutto quello che mangiamo viene trasformato in sangue, grasso, muscoli, tessuti, midollo osseo. Ogni briciola che portiamo alla bocca ha un propria frequenza e vibrazione. Questa entra nell’organismo e il complesso di queste vibrazioni determina la personalità e il modo di pensare della singola persona, il suo pensiero e molto altro che non riusciamo neppure a immaginare. Inoltre nutre la nostra mente, che è lo strumento attraverso il quale possiamo trasmettere, entrare in comunicazione con le vibrazioni dell’Universo».

E qual è il ruolo del cibo nell’Ayurveda?

«L’Ayurveda dice che il cibo è medicina, che ogni cosa che cresce in natura può essere considerata una medicina. Noto per esempio che in Occidente si è ossessionati dall’eventuale mancanza di proteine e di calcio. Ma chi ha una dieta bilanciata e assume con il cibo tutto quello che il suo corpo richiede, non ha problemi. In particolare, consiglio vivamente a tutti di usare le spezie ayurvediche per insaporire il cibo. Garantisco che se ne guadagnerà in salute».

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