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Comprato, letto, provato

Ingiustizia, Abbandono, Rifiuto, Tradimento, Umiliazione. Sono le Cinque Ferite che accompagnano la vita di ognuno di noi e contribuiscono a determinare il nostro modo di affrontare gli assilli quotidiani. Questo crede, e dimostra, Maria Rosa Fimmanò* nel suo libro Risolvere le Cinque Ferite. Trasformarle in vantaggi per vivere meglio (editore Trevisini, Milano, Ottobre 2014, € 14,50). Un manuale assolutamente originale – nessuno ci aveva finora spiegato come risolvere i problemi legati alle nostre ferite più profonde – chiaro, ricco di spunti e che, soprattutto, si legge come un romanzo: il romanzo dell’Esistenza.

Una volta individuati, prima di soccombere allo stress, è il caso di liberarci di questi problemi. Perché risolvere le Cinque Ferite vuol dire eliminare gli aspetti di noi che non gradiamo e invece accogliere gli elementi positivi a loro connnessi come fossero una risorsa che ci permette di esprimere meglio la nostra personalità.

La parte pratica del libro – una trentina di pagine – ci sfida a una divertente autoanalisi, a trovare cosa ci affligge e a provare gli esercizi fino a quando non si ottengono i risultati sperati. Che arriveranno di sicuro, con il minimo sforzo possibile: cinque minuti al giorno per qualche settimana. Esercizietti che si possono praticare ovunque, in vasca da bagno o fermi in macchina al semaforo da cui non ci si riesce a schiodare proprio per quei cinque minuti che ci servono. Quando si dice che la fortuna ci assiste.

Un libro festoso, lungi dall’essere banalmente terapeutico e senza la pretesa di psicanalizzare a tutti i costi. Un manuale da usare anche come originale e istruttivo gioco di società in una serata con nuovi e vecchi amici, in spiaggia o a Capodanno. Non solo per prenderci in giro, ma anche per scoprire il lato nascosto di chi ci piacerebbe diventasse il nostro nuovo amore. Come diceva Honoré de Balzac, «per giudicare un uomo bisogna almeno conoscere il segreto del suo pensiero, delle sue sventure, delle sue emozioni».

Un libro da leggere e mettere in pratica assolutamente.

* Maria Rosa Fimmanò è direttrice dell’Istituto di Kinesiologia e Neuro-Training “Kinergia”. Laureata in discipline scientifiche, ha proseguito il suo aggiornamento all’estero e ha reso disponibile per la prima volta in Italia il percorso di Neuro-Training®, l’evoluzione della Kinesiologia. Relatrice ai congressi internazionali, docente per vocazione, si dedica anche alla ricerca e ha messo a punto numerose tecniche, in particolare quella delle Cinque Ferite. Tiene corsi e conferenze in varie città d’Italia e collabora attivamente con Andrew Verity, l’ideatore del Neuro-Training.

 

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Kundàli e Kundalini in salsa sikh

La dea Kundàli, il serpente Kundalini e lo Yoga Kundalini costituiscono la triade real-metaforica che attraversa il Novecento da Est a Ovest, dal Punjab alla California passando per il Canada, incrocia i Figli dei fiori e offre loro la possibilità di rinfrescare l’energia prostrata dall’uso intensivo di droghe più o meno pesanti. La magia di questo incontro è offerta dalle pratiche di Kundalini Yoga che risvegliano, per l’appunto, nel corpo umano, il serpentello simbolicamente avvolto alla base del perineo.

Siamo nel 1968 e i tempi sono maturi per un successo internazionale: sulla scia dei Beatles che vanno in India, nell’ashram di Maharishi, a imparare la Meditazione Trascendentale, il maestro sikh Yogi Bhajan (1929-2004) viene eletto guru di un’intera generazione americana e non solo. Nel 1969, sempre negli Stati Uniti, costituisce la 3HOHealthy, Happy, Holy Organization, una fondazione rappresentata alle Nazioni Unite che si occupa della salvaguardia e della diffusione delle pratiche e dei valori del Kundalini Yoga, del Tantra Bianco, della Numerologia tantrica e dell’arte curativa del Sat Nam Rasayan, di cui è pure maestro – e nel 1972 getta le basi del Kundalini Research Insitute con sede a Española, nel New Mexico, a cavallo della contea di Rio Arriba e quella di Santa Fe. Da allora e al di là del primo manipolo di beatniks – la disciplina millenaria dello “Yoga della Consapevolezza” o” Yoga degli angoli e triangoli”, com’è anche conosciuta, è praticata da qualche milione di persone in tutto il mondo e i risultati che se ne ottengono sul piano fisico-mentale-spirituale sono stati scientificamente dimostrati: si tratta di benefici al sistema cardio-vascolare, ghiandolare, nervoso, digestivo e linfatico, senza dimenticare la diminuzione di ansia e stress. La mitica California non sbaglia mai.

Yogi Bhajan

E proprio sulla dea serpente Kundali, e del relativo Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan, che è imperniato il libro  La Kundalini. L’energia divina in noi (Editore Xenia, pagg 128, euro 7,50) scritto a quattro mani da Maria Angelillo – indologa, antropologa, etnologa, docente universitaria e molto altro (le etichette sono sempre riduttive) – e Stefania Kudrat Kaur Floreani – insegnante certificata di Kundalini Yoga come codificato da Yogi Bhajan e allieva di Guru Dev Singh, a sua volta allievo storico e prediletto di Yogi Bhajan. Stefania è altresì naturopata, consulente esperta, tra l’altro, nella terapia a base di gocce Bach e relativo massaggio, nonché ricercatrice spirituale, instancabile viaggiatrice e accompagnatrice, ovviamente spiritual-turistica, nelle terre sacre dell’India.

Sant Singh Sahib Guru Dev Singh Khalsa

Un libro piccolo ma di grande importanza e impatto: poco più di cento pagine fitte fitte, scrittura superba e pertanto perfettamente comprensibile nonostante la difficoltà dell’argomento, ricco di note (la prima parte si legge come fosse un romanzo a sfondo storico; la seconda,  si può anche usare come piccolo manuale di Kundalini Yoga), frutto della profonda conoscenza ed entusiasmante passione delle autrici. Inoltre, la documentazione minuziosa e l’approccio “scientifico” ma anche pratico per un tema tanto immateriale, astratto, incorporeo come questo – e, per i profani, pure immaginario – non lasciano nulla al caso.

Il libro si apre con la citazione dei versetti del II capitolo della Shiva Samhita: «In questo loto chiamato adhara, nel pericarpo, c’è la bella yoni triangolare, la cui esistenza è tenuta segreta in tutti i Tantra. Qui, in forma di lampo simile a liana, vi è la dea suprema, Kundàli, arrotolata in tre spire e mezza, che sta sulla bocca di Sushumna. Essa ha la forma della forza creatrice del mondo, è sempre impegnata nell’attività di creazione, è la dea della parola che non può essere descritta a parole, è sempre venerata dagli dei».

Scrive Maria Angelillo nell’introduzione: «La Kundalini rappresenta la traduzione microcosmica della Shakti, letteralmente “potenza”, il principio femminile che, nel Tantrismo, descrive l’aspetto dinamico della divinità: precipua del Tantrismo, infatti, è la concezione secondo cui è costituita dall’unione di due polarità opposte e indivisibili, di cui una maschile e una femminile, identificate rispettivamente in Shiva e Shakti, esemplificazioni della componente statica e dinamica della realtà».

Dea Shakti

Uno Yoga per tutti, spiega Stefania Floreani, che, «non prevedendo la rinuncia a nessuno degli aspetti materiali dell’esistenza e non richiedendo ai propri praticanti l’emancipazione dalle logiche che governano l’esistenza materiale e profana, ambisce a integrare nel suo sistema le comuni mansioni che scandiscono il corso della normale vita quotidiana con l’afflato spirituale». Afflato «che lega il praticante a Dio e si traduce in un sentimento di devozione amorosa che tende a quell’unione mistica in cui la coscienza individuale partecipa alla suprema Coscienza assoluta».

Non solo, «Yogy Bhajan eredita da Patanjali, l’attenzione nei confronti dell’indagine psicoanalitica della personalità umana: occorre, infatti, ricordare come per Patanjali lo Yoga sia innanzitutto “inibizione delle funzioni mentali”». Se poi aggiungiamo che Yogi Bhajan ha pure fuso insieme «le istanze filosofiche e soteriologiche proprie del Sikhismo» a cui aderì, è facile comprendere come il Kundalini Yoga – o Yoga della consapevolezza – abbia fatto breccia nel cuore di tanti giovani Figli dei fiori che vivevano, come lui, nella Los Angeles degli anni Settanta del secolo scorso, alla vigilia dell’era dell’Acquario. Un metodo potente, ma «sano ed equilibrato» che avrebbe riparato il loro cervello e il loro sistema nervoso dagli abusi di alcol e spinelli. Un metodo che avrebbero potuto replicare in qualsiasi momento e in cui convergono «22 differenti forme di Yoga (…) equiparate a un diamante formato da 22 sfaccettature» quali le «peculiarità proprie del Raja Yoga, del Mantra Yoga, del Laya Yoga, dell’Hatha Yoga».

Beatles in India

I migliaia di Asana (posizioni) spesso supportati dalla recitazione di una Mudra (posizione delle dita), di un Mantra o di Pranayama (controllo del soffio vitale) sono strutturati «all’interno di sequenze precise e non modificabili» chiamate Kriya – secondo Yogi Bhajan: azione in grado di far germogliare il seme – considerati alla stregua di vere e proprie mappe energetiche, grazie alle quali l’energia pranica e la Kundalini stessa possono liberarsi e orientarsi all’interno della struttura energetica del corpo umano». Se a tutto questo si aggiunge che «”le migliori virtù secondo il Sikhismo sono la compassione, la carità, la pazienza, la pietà, la contentezza, l’indulgenza, la clemenza, la purezza del cuore, l’umiltà, la dolcezza, la cortesia, la buona educazione, la generosità, la pace, la grazia, l’onestà, la tolleranza, la sincerità, la castità, la calma e la rettitudine”», il gioco è fatto. E scusate se è poco.

 

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