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Finn Sködt e Kvadrat, 30 anni di Jutland a Milano

maggio 5th, 2014 | No Comments | Posted in Arte, Design

Il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso diretto sull’anima. Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima è il pianoforte dalle molte corde.

Wassily Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, 1910

Kvadrat, con la mostra Divina, Every Color is Divine è sbarcata a Milano in occasione del Salone Internazionale del Mobile (8-13 aprile 2014). E non solo per pochi giorni, ma per rimanerci. L’azienda tessile danese ha infatti inaugurato – oltre alla mostra che si è tenuta all’Arcade di via San Gregorio 43, una delle sedi del Fuorisalone – due showroom nei cortili di Corso Monforte 15: il primo, dedicato ai tessuti di design di alta qualità, di cui l’industria è leader in Europa fin dal 1968, l’altro ai tendaggi di un gusto estetico particolarmente lineare e contemporaneo. Tessuti che sono diventati parte integrante di alcune delle più spettacolari opere di architettura e dei più visionari arredamenti; in una parola, della cultura del design. Le barriere del vecchio modo di immaginare un qualunque divano sono cadute per sempre. Grazie alla lungimiranza dei Rasmussen e dei Byriel – le due famiglie che nel corso del tempo si sono succedute alla guida dell’azienda di Ebeltoft, nello Jutland – ma anche alla collaborazione dell’artista-designer Finn Sködt che risale agli anni Ottanta e, più recentemente, alla partecipazione entusiasta dei 22 artisti invitati a reinterpretare la collezione di tessuti da lui ideata.

Finn Sködt

Spirito e sembianze nordiche, innamorato dell’Italia e del suo Rinascimento, Finn Sködt è un artista che Milano ha già imparato ad apprezzare quando, esattamente 30 anni fa, nel 1984, la Galleria L’Affiche aveva presentato alcuni suoi quadri – anche allora, guarda caso, proprio in concomitanza del Salone del Mobile. Il suo talento e la sua creatività non conoscono momenti di declino. Ha decorato un grattacielo a Denver, in Colorado, un ponte nella sua Danimarca, ha disegnato manifesti che fanno ora parte della collezione del Moma (Museum of Modern Art di New York), si è sbizzarrito con i simboli grafici ispirati ai nativi americani Arapaho – siamo, non dimentichiamolo, nell’era Memphis del mago del colore Ettore Sottsass ­– ha creato oggetti di tendenza. Come il lavabo Euclide (1984), una scultura a imbuto in acciaio dove sciacquarsi le mani è un’esperienza esilarante, che fa spesso bella mostra di sé nei bagni dei locali alla moda anche d’oltre oceano. Non gli è riuscito, invece, farsi produrre la “sedia senza seduta” che aveva proposto a Cassina.

Finn Sködt nel suo studio

La passione di Sködt rimane, però, il colore. Quello saturo, a olio, e il guazzo, opaco e luminoso a un tempo. E del colore ha sviscerato, in dettaglio, ogni teoria: da Newton a Goethe a Kandinsky passando attraverso la “luce divina” di Leonardo e il rosso della veste di Dante Alighieri in alcuni celebri ritratti. Per poi ritornare alla sua idea primigenia, legata alla terra, in senso geologico, al mare e ai suoi colori, ai fenomeni naturali in generale. «Da dove viene il bellissimo blu ultramarino (…) che si vede nei dipinti delle chiese rinascimentali? (…) Viene principalmente dall’Afganistan e dalla Cina – e un po’ anche dalla Spagna. È molto difficile estrarne il pigmento perché si trova in una pietra semipreziosa, il lapislazzulo, e c’è un grande scarto, così che la parte buona che rimane può essere più costosa dell’oro». A chi, poi, gli chiede se i colori lui li trovi o se li inventi, l’artista risponde: «Nessuno inventa i colori. Tutti i colori sono là. I colori esistono come pigmenti e nel corso degli anni abbiamo cercato nuovi e migliori pigmenti. (…) Pensi all’arcobaleno. L’arcobaleno non è una cosa piatta, va dall’infrarosso all’ultravioletto».

Finn Sködt. Oscillazione

Rapito da tutte le sfumature della natura, Sködt crede che i vari Pantone possano essere molto utili, «ma non risolvono tutti i problemi, hanno alcuni ottimi colori secondari e terziari, ma non puoi cominciare mischiando fra loro tre o nove colori (…). Nella vita reale, scavi i colori dalla terra, tanto per dire, non da un libro». Con questa idea in mente, crea le sue tinte su base geologica e geografica: Terra Verde di Verona, Giallo Napoli, Rosso Cinabro. E le riporta sui tessuti, creando la particolare personalità di Kvadrat. La collezione Divina si presenta dunque come una tavolozza di colori che non potrebbero essere più vividi di così, che riempiono i volumi con la loro pregnante densità – tenuto presente lo spessore e la pesantezza del tessuto cento-per-cento lana resistente all’acqua e al fuoco – una sorta di feltro da lui ideato e che tanto sarebbe piaciuto a Joseph Beuys.

«Non abbiamo scelto il nome Divina per nulla – dice Sködt – ma perché ci ha ispirato quali colori potevamo inserire nella palette. Se lo chiedete a me, ogni colore è divino, ogni colore è bello. È solo questione di usarlo in modo giusto o sbagliato».

Sono stati Constance Rubini, Hans Maier-Aichen, Njusja de Gier, Richard Hau e Yves Marbrier, curatori della mostra itinerante, a selezionare i 22 designer e a offrire loro la possibilità di sperimentare liberamente con il tessuto. Le opere esposte sono di Lindsey Adelman, Werner Aisslinger, Anton Alvarez, Big-Game, Duangrit Bunnag, Gonçalo Campos, François Dumas, Martino Gamper, Graphic Thought Facility, Richard Hutten, Silvia Knuppel, Max Lamb, Peter Marigold, Jonas’ Design, Studio Minale-Maeda, Philippe Nigro, Klemens Schillinger, Müller van Severen, Jerszy Seymour, Robert Stadler, Katharina Wahl, Bethan Laura Wood. Eccone alcune.

Per informazioni: Michela Bado miba@kvadrat.org +45 4099 8525