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L’Uomo e la sua immensità

giugno 18th, 2011 | No Comments | Posted in Felicità, Psicologia, Ricette, Sorriso, Spiritualità

Quando ti accorgerai che sei umano?

Almeno una volta durante la tua vita?

Il giorno che ti ricorderai che sei umano diverrai divino, e la dualità si allontanerà.

Diventerai prospero e le opportunità ti si mostreranno.

Diventerai ricco senza aver bisogno di essere agiato.

Come essere umano sei illimitato.

Puoi capire il linguaggio di tutto, dalla pietra alla montagna, all’uccello e al verme.

Questa immensità ti può portare tutta la felicità che hai bisogno.

Questo è il tuo compimento.

Questo è il tuo adempimento.

Yogi Bhajan

YOGA FESTIVAL: 26 LUGLIO – 3 AGOSTO 2011, FONDJOUAN, FRANCE

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Ombra, tra guai e sconfitte

giugno 11th, 2011 | No Comments | Posted in Felicità, Psicologia, Ricette, Sorriso, Spiritualità

L’ombra non ha mai creato alcun problema a nessuno;

se però inizi ad aver paura della tua stessa ombra, allora sarai nei guai.

E se inizierai a lottare con la tua ombra,

la tua sconfitta sarà inevitabile.

Osho

 

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La compassione in azione

giugno 8th, 2011 | No Comments | Posted in Felicità, Psicologia, Ricette, Sorriso

È più facile meditare che fare effettivamente qualcosa per gli altri.

La mia sensazione è che limitarsi a meditare sulla compassione equivale

a optare per l’opzione passiva.

La nostra meditazione dovrebbe creare la base per l’azione, per cogliere

l’opportunità di fare qualcosa.

Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama

La compassione nel Buddhismo viene definita come il desiderio che tutti gli esseri siano separati dalla sofferenza.

Il desiderio di beneficiare gli altri promuove l’armonia laddove il narcisismo crea invece ogni tipo di disagio, facendo sorgere problemi, conflitti e sofferenze.

L’amore è in grado di fungere da antidoto all’odio – perché i due fattori mentali osservano lo stesso oggetto, ma in maniera diametralmente opposta – e, per lo stesso motivo la compassione è in grado di opporsi alla mente che non desidera il bene altrui.

Aver cura di tutti gli esseri ammorbidisce il pensiero ossessivo autoreferente, cosicché le tensioni egoistiche subito si placano, e si crea spazio, pace.

Mentre sviluppiamo amore e compassione deve essere presente la saggezza che realizza la vacuità: l’ala del metodo e l’ala della saggezza vanno utilizzate insieme, l’una non deve essere separata dall’altra.

Grazie alla comprensione della vacuità abbinata al metodo si può svolgere un immenso compito: la combinazione positiva di saggezza con amore e compassione può far agire in modo vasto per il beneficio degli esseri.

presso l’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (Pisa), 24 – 26 giugno 2011

Comitato scientifico a cura di Mindfulness Project
Referenti: Sonia Bortolotto, Massimo Gusmano, Vincenzo Tallarico

Segreteria organizzativa:
Federica Luedtke
tel. 050 685778
cell. 333 3772644
segreteria@mindproject.com, presso l’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (Pisa)

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La luce e il nulla, Tadao Ando e lo zen

giugno 6th, 2011 | No Comments | Posted in Spiritualità, Storie Giappone

Anche a giugno Tiziano Tosolini, missionario saveriano a Osaka, in Giappone, amico caro e vecchia conoscenza di questo sito, mi ha mandato la versione elettronica dei Quaderni del Centro Studi Asiatico, di cui è direttore.

Sono da tempo, non a caso, una fan di Tiziano, e ho spesso scritto di lui perché il suo sguardo sul Giappone è veramente particolare e privo di giudizio. Osserva e riporta: un sociologo e un giornalista di primordine, si potrebbe dire, anche se si occupa a tempo quasi pieno di filosofia, con il beneplacito della Missione, e dei Quaderni, naturalmente. Cose che capitano ai fuoriclasse.

Riporto, autorizzata, il suo articolo, Il nulla assoluto come preludio al divino, un capolavoro di stile, oltre che di pensiero.

Il nulla assoluto come preludio al divino

La scuola filosofica di Kyoto (fondata da Nishida Kitarō e proseguita con pensatori della statura di Tanabe Hajime e Nishitani Keiji) ha influenzato con la sua idea di «nulla assoluto» non solo studiosi di etica giapponese come Watsuji Tetsurō, cultori di estetica come Kuki Shūzō, interpreti e specialisti dell’influenza dello Zen sulla cultura giapponese come Hisamatsu Shin’ichi o teologi cristiani come Takizawa Katsumi e Mutō Kazuo, ma anche architetti famosi come Tadao Ando (1941).

I principi a cui si richiama questo artista minimalista ce li illustra lui stesso con queste parole: «L’architettura deve essere un luogo dove viviamo e moriamo, dove pensiamo alla vita e alla morte, al mondo di questa vita e al nirvana (nehan). Mediante l’architettura ricordiamo coloro che sono morti e ci risvegliamo alla realtà della nostra caducità». È quindi facile capire come mai Tadao abbia trovato in Nishida un ispiratore per i propri progetti e opere. Il «luogo» appena menzionato, infatti, corrisponde a quel locus o topos che Nishida aveva posto al centro delle sue riflessioni filosofiche sul nulla assoluto, cioè a quel «luogo» inteso come un universale che fa emergere tutte le operazioni della coscienza, quello sfondo su cui si riflettono e sono collocati sia la realtà dei fenomeni che l’autoconsapevolezza del soggetto. Il luogo del nulla assoluto, per Nishida, è quell’orizzonte incondizionato ed infinito che contiene e costituisce ogni forma o figura; nel contempo, questa stessa forma non è altro che una determinazione e concretizzazione del luogo stesso. Come egli scrive: «L’esistenza del sé è un’esistenza che è posta in tale luogo… La riflessione non è altro che l’attività di questo luogo che riflette sé stesso in sé stesso. Tutte le operazioni della nostra coscienza possono essere comprese a partire da questo luogo».

Referendum sul nucleare e i villaggi fantasma

giugno 5th, 2011 | No Comments | Posted in Storie Giappone

A tutti i miei lettori

Sento il dovere civile di riportare su questo sito la mail privata che ho ricevuto oggi, 5 giugno 2011, dal mio caro amico Tiziano Tosolini, missionario saveriano a Osaka, in Giappone.

Carissima Patrizia,
spero che questa mia ti trovi in salute.

Grazie della tua e-mail. Qui in Giappone la situazione e’ al momento
stabile, nel senso che si sta acnora cercando con tutte le forze di
spegnere le centrali… il che ritarda di molto l’opera di ricostruzione,
di ritorno alla normalita’…
Anzi, alcune settimane fa, le autorita’ hanno ordinato a un villaggio di
7.000 persone che si trovava vicino al confine dei 20Km dalle centrali
(zone che ormai sono chiamate off-limits e in cui nessuno puo’ piu’
entrare, se non i militari per abbattere gli animali lasciati indietro)
di abbandonare definitivamente la zona e di spostarsi ad abitare altrove…
E ormai si comincia gia’ a paragonare questa cittadina e Pripyat, quel
“villaggio fantasma” ucranio abbandonato a se stesso dopo la tragedia di
Cernobyl… Povera gente, chissa’ che ne sara’ di loro…

La disgrazia che ha colpito il Giappone, comunque, sembra abbia
insegnato una volta di piu’ come la politica del nucleare debba essere
radicalmente rivista. Nelle scorse settimane, infatti, il governo –
avendo valutato che nei prossimi 30 anni ci saranno come minimo 3 grossi
terremoti che colpiranno le aree da Tokyo a Wakayama, e avendo anche
notato come una delle 18 centrali nucleari (quella di Hamaoka) situate
vicino all’oceano pacifico potrebbe subire la stessa sorte di quella di
Fukushima – ha dato subito ordine di spegnerla.

Comunque sia, la gente e’ ancora molto scossa e abbattuta per quanto
successo. Mi dicono che a Tokyo, le stradine del famoso distretto Ginza
dove la vita sembrava non fermarsi mai, neanche di notte, siano ora
deserte e vuote. I negozianti che prima facevano fatica a servire tutti
i clienti, ora si riversano per strada per invitare i passanti a
entrarci… Certo e’ che ci vorranno davvero tanti anni per riuscire a
superare questa tragedia e a riguadagnare una certa serenita’ di vita…

Termino qui… se ti scappa qualche preghiera e’ sempre ben accetta.

Con un abbraccio

Tiziano

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Armonia e Arte del massaggio

Presentazione del mio nuovo libro

La mano che cura.

Dialoghi con i maestri del benessere.

Marsilio Editori, a cura Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte

Tecnica, mano e cuore nell’arte del massaggio:antichi riti, nuovi saperi

ad Armonia (Castello di Belgioioso, PV)

Domenica 5 giugno alle ore 12, nel Salone da Ballo del Castello di Belgioso, nel giorno conclusivo di Armonia, l’importante rassegna dedicata delle discipline bio naturali, il volume verrà presentato agli operatori e al vasto pubblico della manifestazione da Antonello Calabrese, Presidente dell’Associazione Watsu Italia, con l’autrice Patrizia Sanvitale e con Giovanni Leanti La Rosa, direttore della Scuola Europea di Massaggio.

L’ultimo nato della collana editoriale “Mestieri d’Arte”, edita da Marsilio e curata dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, affronta un tema particolarmente affascinante e in modo del tutto inedito: l’arte della mano che cura, riabilita e dà benessere in molti, straordinari modi, raccontata da alcuni dei suoi più illustri protagonisti.

Trenta ritratti. Trenta interviste. Trenta maestri nell’arte del massaggio che, dialogando con Patrizia Sanvitale, giornalista e sociologa, raccontano le tecniche di un mestiere antico e quasi magico, forte di tradizioni arcaiche e di declinazioni nuovissime.

Attraverso i racconti coinvolgenti delle esperienze e dei saperi sviluppati nel corso degli anni, alcuni “guru” del benessere ci aiutano a ripercorrere le tappe di un’umanità perduta, di un rapporto di comunicazione e fiducia con gli allievi, i clienti e tutti coloro che attraverso il contatto ricercano aiuto e comprensione ma anche pazienza, tenacia, serietà nel lavoro, generosità, sincerità.

Le declinazioni più originali dei massaggi tradizionali si affiancano a discipline nuove o ancora assai poco conosciute: dalla fisioterapia alla chiropratica all’osteopatia; dallo shiatsu al reiki, dalla tecnica craniosacrale al linfodrenaggio al massaggio Bach e antistress; dal rolfing alla riflessologia al massaggio ayurvedico e ai trattamenti specificamente indirizzati ai bambini, come il massaggio tuina e quello bioenergetico. Senza dimenticare il massaggio estetico. E molte pratiche in cui il tocco si fa più magico e misterioso, connesso a riti e saperi ancestrali, come il massaggio thailandese e californiano, quello inca o berbero, bowtech e neuro-training… Fino al fuori tema della danceability, la danza del cuore.

Le fotografie di Laila Pozzo, architetto milanese e ritrattista raffinata, rendono ogni storia indimenticabile dando un volto ad ognuno di questi maestri e dischiudendone l’intensa umanità.

 

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L’inutilità degli oggetti e l’essenza della vita

Anna è una donna di 92 anni che vive a Trieste in una residenza per anziani. Ha visto la sua casa per l’ultima volta una sera d’inverno del 2004, quando è caduta rompendosi l’osso sacro. Dopo tre mesi di calvario, Anna viene accolta nella struttura in cui ancora si trova: ha con sé una piccola borsa con dentro una vestaglia, due camicie da notte, tre cambi di biancheria e un piccolo beautycase. La porta del suo appartamento si è chiusa dietro di lei per sempre. Addio al pianoforte, agli spartiti di musica, ai ninnoli, alle lenzuola con i pizzi, e addio anche ai manicaretti e al vino rosso che ama tanto. Le figlie le comperano un televisore nuovo, un cellulare, le portano un po’ di vestiti. Amici e allievi le riempiono la stanza di fiori, di piante e di libri. Dopo quasi sette anni, oggi, 2 giugno 2011, Anna possiede ancora pochissime cose e quelle che ha le sembrano troppe.

Annamaria è entrata in convento a 17 anni, rinunciando a ogni cosa. L’armadio della sua stanza contiene un cambio d’abito e di biancheria e sul comodino c’è il libro di meditazione e di preghiere. Annamaria vive felice, glielo si legge negli occhi.

Una sera, lo sguardo fisso alla solita giungla che il National Geographic Channel propone a getto continuo, un pensiero mi sfiora la mente: gli animali selvatici migrano senza valigia. La scoperta dell’acqua calda, come si dice, ma io non ci avevo mai fatto caso, almeno non in termini di rapidità negli spostamenti.

Anna, la mia mamma; Annamaria, la zia di mio marito, hanno in comune con tigri, rinoceronti e gru il senso di libertà che si prova a vivere leggeri. La relazione tra persone e animali può suonare blasfema, ma provo per loro una certa invidia. Arturo, il nostro pastore tedesco nato alle porte di San Diego, aveva portato con sé molti più oggetti quando si era trasferito insieme a noi a Milano: la gabbia con cui aveva viaggiato grande quanto un tavolo quadrato per quattro persone, la ciotola per l’acqua e il cibo (leggi salmone), tre guinzagli con i rispettivi collarini, una museruola d’ordinanza e medicine varie. Oltre, naturalmente, al passaporto, ai documenti di viaggio e agli attestati che lo dichiaravano esente da rabbia e altre malattie canine. By by California, ben arrivato in Italia.

Tutto questo mi è passato per la mente qualche giorno fa leggendo, di Dave Bruno, La sfida delle 100 cose. Come mi sono liberato di quasi tutto. Ho ricostruito la mia vita e mi sono riappropriato della mia anima – l’esperienza di un uomo che ha arricchito la sua vita semplificandola, riducendola cioè a 100 fatidici oggetti – (Tecniche Nuove, Milano, 2001, € 14,90). Dave è un californiano doc, nato a San Diego dove tuttora vive con la moglie, le tre figlie e il cane meticcio Piper. Ha un master in tema di religione e dei suoi risvolti nella vita americana, la passione per il surf, la bici e l’escursionismo, ed è cofondatore della casa editrice ChristianAudio specializzata in audiolibri.

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