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La dodicesima illuminazione. L’ultima, fino alla prossima

aprile 30th, 2011 | No Comments | Posted in Ricette, Spiritualità, Trasmissioni tv

James Redfield, l’autore americano del celeberrimo La Profezia di Celestino, nonchè della Decima Illuminazione e dell’Undicesima Illuminazione – oltre alla Guida alla profezia di Celestino e la Guida alla Decima Illuminazione – ha appena dato alle stampe la sua ultima fatica letteraria: La dodicesima illuminazione. L’ora del risveglio, tradotto da Luisa Ravetta e pubblicato in Italia da Corbaccio (€ 18,60).

La Dodicesima notte è un polpettone di 308 pagine di facilissima lettura, attesissimo in tutto il mondo da almeno una decina di milioni di lettori amante del genere, in cui gli eroi dei precedenti romanzi trovano stralci di un antico Documento che potrebbe salvarli dagli Apocalittici, in grado di accelerare l’arrivo dell’Armageddon che scatenerebbe un conflitto planetario ponendo la parola fine alla storia dell’Uomo sulla Terra. L’avventura dei protagonisti si conclude con un messaggio di pace a conferma della veridicità, appunto, della Dodicesima Illuminazione.

Qui di seguito trovate qualche passo del libro di James Redfield:

«(…) Quando raggiungiamo la certezza interiore di aver fatto delle autentiche esperienze spirituali, a quel punto dobbiamo viverle nella loro pienezza e senza nasconderci, e dobbiamo raccontarlo a tutti, perché se esiste veramente un’influenza – e io credo che ci sia – questa aiuterà ciascuno di noi a raggiungere più velocemente un livello superiore di consapevolezza nell’ambito della nostra esperienza spirituale» fa dire Redfield a Coleman, uno dei protagonisti del romanzo. Personaggio che assicura anche che «i gruppi sono il modo migliore di porcedere: nel momento in cui una persona raggiunge una nuova forma di consapevolezza, gli altri la vedono e la percepiscono, e in breve tempo in ciascuno di loro si attiva la stessa regione cerebrale. Così facendo, tutti ricevono una prova immediata. Si tratta del processo che si cela dietro l’idea di un contagio positivo della consapevolezza».

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La magia della sintesi creativa

aprile 26th, 2011 | No Comments | Posted in Psicologia, Ricette

Come si accende un’intuizione? Che cos’è la devozione distaccata? E il flusso? In che famiglie nascono le persone creative? Più talento, più curiosità o più tenacia? Che rapporto c’è tra creatività e follia? Il cervello  creativo pesa di più? Come si evitano le trappole del pensiero? È più creativo un polpo o una gallina? Le menti creative vanno bene a scuola? Che cosa muove la creatività? La si può misurare? E definire? Scienza, arte o impresa? Caso, caos o competenza? Creativi si nasce o si diventa? Sono alcune delle domande  a cui tenta di dare una risposta Anna Maria Testa nel suo libro La trama lucente (Rizzoli).

Scrive Anna Maria Testa: «La magia della sintesi creativa (…) chiede una dose di passività ricettiva superiore alla norma: è quella che permette ai materiali primari di emergere “improvvisamente, inaspettatamente, di getto, come in un lampo, durante la meditazione, la contemplazione, il fantasticare, il rilassamento, l’assunzione di droghe, i sogni …”, ma chiede anche una dose superiore di attività intenzionale e consapevole per gestire quei materiali adeguatamente».

E cita lo psichiatra italiano Silvano Arieti: «È una magia di cui “la persona rimane la depositaria (…), un segreto che non può rilevare né a se stessa né agli altri. Quello che non è più un segreto è il modo in cui il suo processo creativo si svolge, raggiunge la sua conclusione, e quali condizioni facilitino la sua comparsa”.  Tra queste: l’isolamento inteso come via verso l’interiorità e l’introspezione, il pensiero libero e privo di censure, l’ingenuità e l’innocenza, la capacità di rivivere traumi del passato trasformandoli, la vivacità e la disciplina». (…)

Continua l’autrice: «Solo onorando il mito che ciascuno porta in sé – la ghianda che in potenza contiene l’intera quercia, cioè la piena espressione della vocazione individuale – è possibile ricostruire un rapporto equilibrato con la realtà, evitare derive patologiche, compiere il proprio destino». A questo punto la Testa cita James Hillman: «”(La creatività) non è un dono o una grazia speciale, una capacità, un talento o un artificio. Piuttosto è un’immensa energia la cui origine è al di là della psiche umana e che spinge a dedicarsi a se stessi attraverso un nesso specifico con l’altro. La creatività costringe alla devozione verso la propria persona nel suo divenire attraverso quel nesso, e porta con sé un senso di impotenza e di crescente consapevolezza del proprio potere luminoso (…), è più umana e più potente del suo possessore. Questi, in realtà, corre sempre il rischio di essere posseduto. Operando come coazione, la forza è sempre eccessiva”». (…)

Scrive ancora a questo proposito la Testa: «La possessione prende varie forme: modelli archetipici che possono combinarsi o contaminarsi, a cui l’esperienza creativa può aderire in momenti diversi. Sono la saggezza del senex che mette ordine nel caos. La giocosità del puer che sfida con fiducia l’ignoto. La sregolatezza del ribelle o del folle: ombra, distruzione, morte». (…) Nella creatività, «la bellezza, per Hillman, è fondamentale: “Quando siamo toccati, mossi e aperti all’esperienza dell’anima, scopriamo che ciò che vive in essa non soltanto è interessante e significativo, necessario e accettabile, ma è anche attraente, amabile, bello”». Continua l’autrice: «L’anima è il motore di tutto: trova il senso delle cose, traduce gli eventi in esperienza, si comunica nell’amore, ha un’ansia religiosa  e un rapporto speciale con la morte. Realizza, scrive Hillman (…) la “possibilità insita nella nostra natura, il fare esperienza attraverso la speculazione riflessiva, il sogno, l’immagine e la fantasia».

Anna Maria Testa cita, tra gli altri, Ludwig Wittgenstein, secondo cui “il talento è una fonte da cui sgorga acqua sempre nuova. Ma questa fonte perde ogni valore se non se ne fa il giusto uso”. Più chiari di così, non si potrebbe essere.

Per l’autrice è questo il momento storico in cui ognuno deve assumersi consapevolmente le proprie responsabilità: «in un’epoca come la nostra, di passioni tristi, forse è il momento giusto perché ognuno diventi responsabile della creatività che ha in sé e, disegnando la trama dei propri pensieri, delle scelte e delle azioni, contribuisca alla trama mutevole che lo unisce a tutto il resto. E, poco o tanto, la modifichi, rendendola più luminosa».

Annamaria Testa, La trama lucente. Che cos’è la creatività, perché ci appartiene, come funziona. Rizzoli, 475 pgg, € 19,50.

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Ribellione come via per la bellezza. Pensiero pasquale

aprile 23rd, 2011 | No Comments | Posted in Libri, Ricette

«Con l’autonomia, con la responsabilità, con la capacità di ricordare il passato e raccontarlo, con l’arte e il coraggio di leggere e raccontare le storie, possiamo cambiare il mondo, immaginare – cercare – di rifarlo come dovrebbe essere. Per riuscirci, dobbiamo mantenere viva la capacità di ribellarci al mondo “as iti is”, così com’è. Avere il coraggio di essere rivoluzionari, di dire no».

«La ribellione è il contrario dell’obbedienza ottusa, a ogni costo, della rassegnazione all’ingiustizia, all’iniquità, allo squallore. È capacità di esercitare il ripudio – dell’ingiustizia, dell’iniquità, dello squallore – che è sancito anche dalla Costituzione. Ribellione è responsabilità, autonomia, affrancamento. È rimedio contro la bruttezza, l’umiliazione, la perdita di dignità».

«La ribellione è la via per la bellezza».

Gianrico Carofiglio, La manomissione delle parole, Rizzoli, € 13

Il passo trascritto è a pg. 102

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B U O N A P A S Q U A ! ! !

aprile 22nd, 2011 | No Comments | Posted in Senza categoria

Buona Pasqua a tutti

Patrizia

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Il coraggio di essere stupidi e il paradosso della consapevolezza

aprile 20th, 2011 | No Comments | Posted in Psicologia, Ricette

Il paradosso della consapevolezza – ovvero più uno è consapevole, più livelli di azione lo dividono dal mondo – è, come spesso accade in natura, un inganno. Il distanziamento progressivo dal mondo esterno è semplicemente il prezzo che si paga per conoscere qualsiasi cosa se non l’intero mondo. Più profonda e ampia è la nostra consapevolezza del mondo, più complessi diventano i livelli di azione necessari per ottenere ulteriore consapevolezza. (D. Bickerton, Roots of Language, 1981).

Comincia con questa citazione di Bickerton il capitolo Il paradosso della consapevolezza in  Il coraggio di essere stupidi. Nuovi modelli di leadership che la psicologa Anna Zanardi ha scritto per le edizioni Tecniche Nuove (€ 9,90).

Il coraggio di essere stupidi non è uno stupidario (se si digita in internet questa parola escono 71,700 risultati, dato che si commenta da sè), non è un libro sull’idiozia umana, non è un libro tanto per ridere o che fa sorridere e nemmeno uno di quelli scritto con l’intento di indurre il buon umore, ma un testo audace che cerca di rispondere a domande quali: possiamo ritenere anche la stupidità una risorsa preziosa? E cos’è il coraggio se non la dote che consente di superare logiche e modelli dimostratisi del tutto superati e, quindi, inadeguati? In breve, un saggio per leader iniziati con la determinazione a diventare illuminati.

Anna Zanardi prosegue la riflessione sulla consapevolezza nel capitolo Il leader consapevole, che comincia così:

«Tutti, o quasi, viviamo con una maschera sul volto, in maniera più o meno inconsapevole. Su questa maschera fondiamo la nostra identità, il senso dell’Io. La cosiddetta personalità (dal greco prosopon, la maschera che gli attori indossavano in teatro durante la rappresentazione delle tragedie), il carattere, è una maschera sotto la quale nascondiamo la natura più vera del nostro essere. Una delle strategie più false (e quindi stupide) messe in atto da chi non è al proprio posto, da chi recita una propria identità autocostruita, consiste nel convincersi che “quello sono io”, nel crederci. Pertanto metterà in gioco comportamenti e modi destinati a rinforzare sempre di più il suo “ruolo”. Lo stesso vale per chi si definisce soltanto sulla base delle azioni, di ciò che ha fatto o che fa. Tutto questo, però, in realtà non ha nulla a che vedere con ciò che si è. Non ha nulla a che vedere nemmeno con ciò che si pensa di essere». (…)

Continua l’autrice: «La via (…) del diventare “consapevole”, implica affrontare tale rivoluzione copernicana del pensiero che riconduce il nostro Essere al centro di tutto, liberandosi da maschere e condizionamenti imposti fin dalla nascita. Un requisito fondamentale per farlo è il coraggio». Ciò implica «il dialogo che ognuno ha con se stesso, implica la centratura sul proprio Sé che permette l’azione e il confronto con le sue conseguenze. Ci permette di aprirci ad altre virtù e di farle nascere dentro di noi. (…) Il coraggio è il fondamento che sottolinea e conferisce realtà a tutte le virtù e ai valori personali, (…) è sia una virtù sia un valore morale ed etico che ha significato di per sé e dà valore alla persona».

A questo proposito la Zanardi scrive: «Il coraggio è una dote particolarmente apprezzata in quel leader  che riesce a mantenere «un Sé autentico attraverso tutte le fasi della propria vita. È questo il requisito fondamentale che gli conferisce autorevolezza e legittimità morale. (…) L’atto di coraggio impegna il leader nel profondo, facendo emergere le certezze interne come motore d’azione, anche contro un sistema di convinzioni altrui diffuso e dato per scontato. Anzi, maggiore è il conformismo altrui, e maggiore è il rischio di apparire “stupidi” rispetto a uno schema consolidato, più forte e potente emergerà la figura del leader innovativo e coraggioso (…) Il coraggio è vivere per quello che si è e svilupparsi attraverso le proprie esperienze e le proprie autoconoscenze. Il coraggio è virtù ed esercizio morale».

Ma che fine farebbe un leader che avesse, oltre alla stoffa, capacità tecniche non eccezionali? Secondo Daniel Goleman, autore di L’intelligenza emotiva (1995) – libro dedicato a uno degli aspetti dell’intelligenza umana, legato alla capacità di provare emozioni, riconoscerle, viverle con consapevolezza – questo tipo di intelligenza comprende la tenacia, le capacità interpersonali positive, l’autogestione, doti che possono assicurare il successo di un leader: non per nulla molto si fa per neutralizzarle, sia in ambito familiare sia lavorativo. Per Goleman, l’intelligenza emotiva è, in ordine di importanza, due volte più interessante delle abilità manageriali e ad esse complementare, come ipotizzava del resto McClelland vent’anni prima. Ed è ciò che guida i grandi manager ad avere una visione globale a lungo termine. Consapevole, naturalmente.

Anna Zanardi, psicologa e consulente strategico-organizzativa, lavora come executive coach per manager e imprenditori in ambito italiano e internazionale. Si occupa principalmente di change management, cultural turnaround e trapassi generazionali all’interno delle imprese.

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Libri, libri e ancora libri

Nelle ultime settimane ho letto un po’ di libri. Il primo, The Opus. La visione. Realizza i tuoi sogni! Diventa l’artista della tua vita, di Douglas Vermeeren (edizioni Tea), vuol essere una” fiaba moderna che ispira e illumina”. Ma più che una fiaba, è un polpettone trito e ritrito in cui l’autore scrive frasi come questa di pagina 17: «Il vostro Opus è diventare la migliore, la più grande, la più incredibile, doviziosa e straordinaria persona sia possibile diventare». O come quella che riporta a pagina 30, della sua amica Tami Walsh : «Siate voi stessi. Non conformatevi, non trasformatevi, trovate i vostri doni naturali. Li avete. Ne avete moltissimi. Andate avanti con quelli». Insomma, niente di nuovo sotto il sole. La storia, poi, non ha né capo né coda e racconta dell’incontro tra Vincenzo, un bambino, e un vecchio musicista che gli insegna a suonare il violino e lo aiuta a diventare uno dei musicisti più apprezzati al mondo. L’idea in sé sarebbe bella, ma è evidente il desiderio di scrivere un libro in fretta e furia sull’onda del primo successo. Già, perché Vermeeren è l’autore di The Opus – libro e documentario omonimo – un bestseller da milioni di copie.

Un altro libro, sempre edito da Tea, l’ho letto in treno e si chiama Un giorno uno sconosciuto mi diede una chiave, di Andrea Black, e sono arrivata in fondo soltanto perché ero su uno di quei Frecciabianca che attraversano l’Italia da ovest a est, tra compagni di scompartimento maleducati con un cellulare per orecchio, e l’omino che passa su e giù con il carrellino delle bibite, peccato che questa volta non l’avevano rifornito di acqua calda e quindi non poteva vendere nemmeno un misero tè. Andrea Black racconta la vicenda scialba di Leah, avvicinata da uno sconosciuto che, dopo averle consegnato una chiave, scompare tra la folla anonima. Ma Leah non è la sola ad aver ricevuto una chiave in regalo. Un anonimo bla, bla, bla.

Ma sulla insipida torta editoriale a due strati scopro la ciliegina rossa e fresca di Penney Peirce, sempre di Tea: Frequency. Il potere delle vibrazioni personali. Come usare l’energia per trasformare la nostra vita. Prefazione di Michael Bernard Beckwith. Traduzione di Bruno Amato. Un gran bel libro di 377 pagine pieno di esempi e con tanto di glossario che merita non solo una lettura, ma una rilettura attenta, poi uno studio approfondito anche perché offre, a ogni fine capitolo, la possibilità di esercitarsi sui temi trattati nelle pagine precedenti. È uno di quei libri che ha già trovato posto sul mio comodino, ormai famoso e ingombro, di cui ho già parlato altre volte nel mio sito. Un bel volumotto, di quelli che basterebbe leggere solo questo per capire tutto della vita, e a soli dieci euro. La Peirce parte dall’idea che l’umanità stia lasciandosi alle spalle l’era dell’informazione e stia entrando in quella dell’intuizione e che per sviluppare il nostro potenziale intuitivo è necessario utilizzare i princìpi della frequenza che regola l’energia e la consapevolezza. Tutto ciò che ci circonda è vibrazione e tutti noi possediamo una nostra personale frequenza vibrazionale. Il manuale insegna a individuarla e a metterci in sintonia con noi stessi e il mondo che ci circonda. Un libro che consiglio caldamente a tutti di leggere.

C’è poi Meditazioni per donne sempre di corsa di Anna Talò, pubblicato da Corbaccio, uno di quelli che porteresti volentieri, al posto di una bottiglia di vino, alla tua migliore amica che ti ha invitato a cena (€ 12,90, ma non vale naturalmente la lettura di un saggio del livello di Frequency, anche se la copertina cartonata e la sopracoperta colorata e divertente vi faranno fare bella figura). La Talò – giornalista, consulente editoriale, traduttrice (ha già pubblicato Le vere signore non parlano mai di soldi ) scrive con gusto e ironia di argomenti di solito pesanti e seriosi e offre molti spunti interessanti. Ottimo, agile, divertente e soprattutto utile, visto che racchiude 25 meditazioni per prendere fiato e ritrovare la serenità quando si è in macchina ferme a un semaforo, ci si fa la doccia o si stira.

Lascio per ultimo Il cambiamento. Dall’ambizione di avere alla consapevolezza di essere (Corbaccio, € 12,90), dell’amato Wayne W. Dyer, psicoterapeuta prima che scrittore e conferenziere di successo. Di Dyer, Corbaccio ha pubblicato Il tuo sacro io, Come fare miracoli, Credere per vedere, Inventarsi la vita, Dieci segreti per il successo e l’armonia, La voce dell’ispirazione (disponibili anche dall’editore Tea). Poi In armonia, La saggezza di ogni giorno, Che cosa volete davvero per i vostri figli?, C’è una soluzione spirituale per ogni problema, Il potere dell’intenzione, La saggezza del Tao, Niente scuse!.

Un assaggio di quanto scrive Dyer? «Sono tre i segnali che indicano la corretta via: fiducia in se stessi, fiducia negli altri e fiducia nella Sorgente dell’essere». E cita Lao Tzu in Tao Te Ching (pgg. 144-45):

“Voi credete di poter governare

l’univero e migliorarlo?

Io non credo che ciò sia possibile.

Ogni cosa (e ogni persona) sotto il cielo

è un vaso sacro e non può essere controllato.

Cercare di controllarlo porta alla rovina.

Cercare di afferrarlo è perso”.

Dimenticavo, il capitolo primo comincia con una citazione poetica tratta da Il profeta di Kahlil Gibran:

“Il vostro corpo è l’arpa dell’anima

e sta a voi trarne dolce musica

oppure suoni confusi …”

Che altro dire? Tra le due citazioni che ho riportato, c’è un libro tutto da leggere, un mondo di spiritualità  scritto in punta di penna.

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