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Internet e magia

marzo 31st, 2010 | No Comments | Posted in Psicologia, Spiritualità

«Come profetizzò Italo Calvino nel 1965: “Il territorio che il pensiero laico ha sottratto ai teologi è sul punto di cadere in mano ai negromanti“».

«L’evento è in piena attuazione e ha trovato il suo spazio sulla rete virtuale di Internet. Maghi, stregoni, veggenti, fatine affascinanti, gnomi laboriosi hanno i loro siti nel cyber-spazio: davanti al computer si compiono iniziazioni e sortilegi, si partecipa ai sabba, si operano vaticini, si proclamano prodigi. Internet è stata definita in un convegno pubblico e da un giurista cattedratico come la “dimostrazione che esiste la telepatia”. Peccato che le immagini dello schermo passino per il doppino telefonico e non attraverso non precisate onde cerebrali telepatiche …»

«Internet è certamente la nuova frontiera dell’esoterismo e della magia; per i patiti del mistero c’è solo da scegliere. (…) La magia “virtuale” coinvolge un numero impressionante di persone. Agire su internet non è solo una modalità tecnologica, ma viene proposta come un’esperienza di potere occulto. Si ritiene che la rete metta in circolo energie sacre e che possa legittimare eventi prodigiosi e taumaturgici. (…) ».

 

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Magia, sadhana, Guru Singh e Yogi Bhajan

marzo 30th, 2010 | No Comments | Posted in Ricette, Spiritualità

«Magic happens when we stop using fear and doubt
to interfere with the infinite capacity of the Cosmos.
Magic is the way of the feminine (the Ma).
Logic is the way of the masculine (the Law)».

«Today’s world does not readily acknowledge the power of MA
(which appears to the untrained senses as chaos).
The world is consumed by its obsession with LAW
. . . and the predictability of ORDER.
This is the world of a child needing the predictability of order to feel safe.
This is the world that produces GOD as a disciplinarian
— a father figure — the world of the exclusive logic».

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Sulla saggezza di vivere

marzo 29th, 2010 | No Comments | Posted in Psicologia, Ricette, Spiritualità

« (…) a chi, soprattutto in gioventù, per giustificato disgusto dei rapporti umani si è ritirato in solitudine e tuttavia, a lungo andare, non ne sopporta il vuoto io consiglio che si abitui a portare in società una parte di quella solitudine, acciocché impari a essere in certa misura solo anche nel contatto con gli altri: e quindi non si affretti a partecipare agli altri ciò che pensa, come d’altro canto si abitui a non prendere alla lettera ciò che gli altri dicono, ma al contrario, senza aspettarsi granché né moralmente né intellettualmente, consolidi di fronte alle loro opinioni quell’indifferenza che è il mezzo più sicuro per esercitare sempre una lodevole tolleranza. Anche in mezzo agli altri, egli allora non starà completamente in loro compagnia, ma potrà comportarsi, nei loro confronti, con assoluta obiettività: e ciò lo preserverà da rapporti più stretti che potrebbero in qualche modo contaminarlo o addirittura lederlo. Abbiamo una interessante rappresentazione di tale limitata, o meglio trincerata socievolezza nella commedia di Moratìn El café o sea la comedia nueva, e precisamente nel personaggio di Pedro, in particolare nella seconda e terza scena del primo atto. Sotto questo aspetto si può anche paragonare la società a un fuoco al quale il saggio si scalda a debita distanza, senza mettervi dentro le mani come fa lo stolto, il quale dopo essersi scottato fugge nel freddo della solitudine e si lamenta perché il fuoco brucia».

Arthur Schopenhauer, Aforismi sulla saggezza del vivere, Oscar Mondadori, Milano, 2009, pg. 168

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Povertà, politica e soccorsi umanitari

marzo 28th, 2010 | No Comments | Posted in Psicologia, Spiritualità

È di dieci anni fa questo libro del filosofo Umberto Galimberti, Orme del sacro, un’imperdibile  pietra miliare nella selva di testi scritti sull’argomento. Riporto questi stralci perché dal Duemila, anno del giubileo, a oggi nulla è cambiato.

«La povertà non è solo mancanza di cibo, non è solo un incontro quotidiano con la malattia e con la morte, l’estrema povertà è la fuoriuscita dalla condizione umana e insieme la sua riapparizione come incidente della storia, che fa la sua comparsa televisiva quando i conduttori della storia passano da quelle lande disperate che un giorno chiamavamo “terzo mondo” e che ora, visti i tenori di vita raggiunti dal primo mondo, potremmo chiamare “non-mondo”, puro incidente antropologico, non dissimile da quegli incidenti geologici o atmosferici, che sotto il nome di terremoto o alluvione, chiedono soccorso».

«M cos’è un “soccorso umanitario” se non la latitanza della politica? E qui non penso alla politica che fa gli affari con la fame nel mondo, penso alla politica come al non-luogo della decisione, perché la decisione avviene altrove, in quell’altro teatro, l’economia, che da due secoli a questa parte ha ridotto la politica a un siparietto di quinta, dove ha luogo la rappresentazione democratica di interessi che operano dietro la scena e lontano degli schermi. La presenza dei giacimenti di petrolio ha deciso fulmineamente la guerra del Golfo, la mancanza di questi giacimenti ha fatto marcire la guerra in Bosnia e poi in Kosovo, quindi la guerra in Somalia, e oggi sulla frontiera tra Zaire e Ruanda, per non parlare della Costa d’Avorio dove non si muore di malattia, ma di fame e di machete». (…)

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Ozio creativo. Parte seconda

marzo 27th, 2010 | No Comments | Posted in Psicologia, Ricette, Spiritualità

Nella civiltà occidentale, nel corso dei millenni, a partire dai Greci, dell’ozio e delle sue implicazioni  hanno scritto un po’ tutti: nella lista non manca Facebook con il suo Club dell’ozio creativo. Degli uomini insigni del Novecento, a parte L’elogio dell’ozio del filosofo Bertrand Russel, tanto per citarne uno, mi piace ricordare che anche Hermann Hesse (1877-1962), quello di Siddhartha, si è trastullato con il tema in un libercolo – Il piacere dell’ozio. Non conosco sulla terra un piacere più puro del quieto riposo sul petto della terra – di cento pagine che si poteva acquistare per mille lire, pubblicato nella collana Tascabili Economici di Newton & Compton. Ma leggiamo cosa dice Domenico De Masi, il sociologo che ha coniato il termine “ozio creativo”.

(…) «Nell’Atene di Pericle, grazie agli schiavi e alle donne, i maschi che potevano dedicarsi completamente al lavoro intellettuale “oziavano”. Nel linguaggio dell’epoca, oziare significava semplicemente “non sudare”. E nell’ozio si producevano idee filosofiche, artistiche, politiche. Per riuscirci, bisognava vivere una vita sana nel corpo e nella mente. (…) Gare poetiche e gare ginniche andavano di pari passo».

«La macchina fisica è continua, quella psichica è discontinua. Ci sono cervelli che producono più idee all’alba, altri alla sera, alcuni a getto continuo, altri in modo intermittente; alcuni producono a valanga per un certo tempo e poi si interrompono per un certo periodo o per sempre. Soltanto i mediocri danno il meglio di sè tutto il tempo. Rimbaud, per esempio, ha scritto le sue ultime poesie a 21 anni, poi è vissuto fino a 37 anni senza scriverne più; prima dei 40 anni, Rossini ha composto venti opere, poi fino alla morte avvenuta a 72 anni, ha composto solo lo Stabat Mater, una messa e qualche musica da camera; Tiziano, al contrario, ha dipinto La battaglia di Lepanto in età avanzatissima; Michelangelo ha ideato la cupola di San Pietro dopo i 70 anni e ha scolpito la Pietà Rondanini a quasi 90 anni; Tomasi di Lampedusa ha scritto Il gattopardo, suo unico romazo, alla fine della vita». (…)

«La creatività è legata, piuttosto che alle risorse, alla capacità di cogliere stimoli ed elaborarli, alla risonanza che può esserci tra due o più creativi quando si eccitano intellettualmente a vicenda e danno vita a una risonanza creativa. Le condizioni ideali, secondo me, sono ancora quelle illustrate da Platone nel Simposio: comodità essenziale, un gruppo di amici creativi, passione per il bello e per il vero, leadership carismatica, tempo disponibile, non angustiato da scadenze improrogabili. In fin dei conti, la felicità consiste anche nel non avere scadenze. Al contrario, vi sono creativi che hanno prodotto opere straordinarie in condizioni disastrose». (…) Nel lavoro creativo è insito un rapporto col tempo molto più imprevedibile, capriccioso, soggettivo». (…)

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Intensità e integrità

marzo 1st, 2010 | No Comments | Posted in Ricette, Spiritualità

Aprendo a caso un libro di Osho, in cui il Maestro commenta una storia sufi.

L’intensità che integra

Puoi chiarire cosa si intende per intensità?

«È qualcosa di fondamentale perchè solo attraverso l’intensità ci si realizza. Quando tutti i tuoi desideri, quando tutte le tue passioni decadono e si inglobano in un’unica fiamma, quella è intensità. Quando dentro di te resta solo un tutt’uno, e la totalità del tuo essere sostiene quel tutto unico: quella è intensità».

«È esattamente ciò che la parola dice: in tensità. L’opposto è ex tensità: sei diffuso all’esterno, hai mille e un desiderio, un’infinità di desideri frammentari; uno ti spinge a nord, l’altro a sud, vieni strattonato da tutte le parti. Non sei un tutto unico, sei una folla; e se sei una folla, sarai infelice, miserabile. Se sei una folla, non proverai mai alcuna sensazione di appagamento. Tu non hai alcun centro: intenistà vuol dire creare un centro dentro di te». (…)

 

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