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Nastradamus i cosmetici e le conserve

aprile 29th, 2009 | No Comments | Posted in Storie di cucina

Michel de Nostredame, in arte Nostradamus, è conosciuto per le sue Centurie Astrologiche che da cinquecento anni a questa parte vengono consultate ogniqualvolta accade un evento straordinario che sembra sia stato già predetto e previsto dal più famoso veggente della storia. Eppure Nostradamus detestava gli astrologi e li trattava da barbari idioti. La sua vera passione erano le pozioni, i filtri d’amore e le ricette di marmellate che, raccolte in un libretto, dedicò  alla “magnificenza illustrissima di una grande principessa”, ovvero Caterina dei Medici, regina di Francia.

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La legge del buco e le affettatrici dell’Ohio

aprile 26th, 2009 | No Comments | Posted in Alimentazione, Storie Usa

Nell’anno Mille la Val d’Emme è immobile. L’Emme è il fiume che nasce tra le montagne di Berna e, scorrendo, per forza d’inerzia unisce il lago di Brienz al fiume Aar, affluente di sinistra del Reno. Le mucche pascolano tranquille inseguendo il loro destino fino a far esplodere le mammelle. I contadini le mungono due volte al giorno e raccolgono il latte in grandi contenitori. I batteri fermentano nel latte ma vi rimangono imprigionati: nemmeno loro riescono a scappare dalla Val d’Emme. Il gas che i batteri  producono si concentra  in alcuni punti della pasta e forma dei buchi. I buchi sono l’essenza del formaggio Emmentaler, il formaggio della val d’Emme.

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Gianni Giotta, pioniere del caffè espresso nel Far West

aprile 5th, 2009 | No Comments | Posted in Storie Usa

È sabato mattina  e tira vento a San Francisco. Le raffiche sbattono la pioggia sulle vetrine dei negozi di North Beach, il quartiere italiano e cuore letterario della città,  al confine tra Chinatown, il Distretto finanziario  e l’Embarcadero. La pioggia non risparmia City Lights, la libreria che Lawrence Ferlinghetti, poeta, editore ed esponente di punta della Beat Generation, apre nel 1953 al 261 di Columbus Avenue, la via principale di North Beach, appena passata Broadway.  Subito diventa il ritrovo di artisti e letterati e tuttora è una delle librerie e case editrici più famose al mondo. Di qua sono passati tutti gli scrittori della generazione perduta: Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Borroughs, Neal Cassidy.
A mezzogiorno, dopo aver comprato una mezza dozzina di libri, ho una voglia di caffè che mi porta via. Un espresso vero, intendo dire, non un surrogato qualsiasi. Attraverso la strada, prendo una salitina, incrocio Grant Avenue e proprio all’angolo, al 609 di Vallejo Drive, mi imbatto nel Caffè Trieste. Entro, mi faccio largo tra i turisti, ordino un espresso e, sempre in inglese, chiedo: questo locale ha un nome di fantasia o il proprietario era di Trieste? La signorina che serve al banco mi guarda fisso negli occhi e poi mi dice: Mio nonno xe de vizin de Trieste.  Lei la xe de Muggia? No, de piazza Garibaldi, dico io. Good, bene. Nono xe de Rovigno. Per un attimo rimango senza parole. È evidente che la ragazza, da dietro la macchina dell’espresso, sta controllando la veridicità delle mie origini.  Nono non xe qua, el vien dopo pranzo per el conzerto dele due, aggiunge in un triestino un po’ arrugginito. Concerto? Si, semo una famia de cantanti.  I vien de tute le parti per scoltarne.  Arie de la Bohème ma anche canzoni country&western. Voglio conoscere suo nonno, dico. Se la spetta,  lo ciamo a casa. Confabulano al telefono, il nonno mi vuole parlare – in dialetto, naturalmente – e quando capisce che, per davvero, vengo da Trieste, la sua gioia diventa incontenibile. Femo l’intervista prima del conzerto. Va ben tra un’oreta? D’accordo. Vado in albergo a prendere il registratore e torno.

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